La vita davanti a sé
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Libri Moderni

Gary, Romain

La vita davanti a sé

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Abstract: Eroe di guerra, diplomatico, cineasta, Romain Gary si suicidò il 3 dicembre 1980. La sua scomparsa fece scalpore ma il vero colpo di scena arrivò quando, pochi mesi dopo la morte, si scoprì che Gary ed Emile Ajar, autore del romanzo La vita davanti a sé, erano in realtà la stessa persona. Il libro, che narra le vicende di Momo, ragazzo arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, vinse il Goncourt inaugurando uno stile gergale da banlieu e da emigrazione, cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi.


Titolo e contributi: La vita davanti a sé / Romain Gary ; traduzione di Giovanni Bogliolo

Pubblicazione: Vicenza : Neri Pozza, [2005]

Descrizione fisica: 214 p. ; 18 cm.

ISBN: 8854500348

EAN: 9788854500341

Data:2005

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Nomi: (Autore) (Autore)

Classi: 843.9 Narrativa francese. 1900-1999 (22)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2005

Sono presenti 2 copie, di cui 2 in prestito.

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Emile Ajar c’est moi. «Mi sono davvero divertito. Arrivederci e grazie».

Madame Rosa, grassa e vecchia prostituta ebrea, smesso il mestiere per anzianità, cresce i figli delle giovani meretrici che non vogliono vedersi sottrarre la prole dalle autorità francesi. Momò è uno di loro.
Non conosce la sua età, Momò; crede d’avere dieci anni (fino al giorno in cui scoprirà che son quattordici, e di colpo sarà grande). Dimora al sesto piano di un condominio dove le vite sono policrome e le miserie monocromatiche. Un microcosmo degradato che sprigiona tuttavia una bizzarra ilarità, come beffa alla sorte che piega e mortifica.
Madame Rosa ha il ritratto di Hitler sotto il letto, le ricorda d’essere scampata a un passato atroce e l’aiuta a trovare la forza per resistere ancora. E quando l’aria viene a mancare, c’è il suo cantuccio ebreo a rassicurarla. Momò, invece, ha un vecchio ombrello vestito da capo a piedi. Ha la faccia di pezza verde, gli occhi tondi e il sorriso simpatico fatti col rossetto di madame Rosa. Si chiama Arthur, e con lui raggranella qualche soldo esibendosi per le vie. Il sogno più grande di Momò è diventare un nuovo Victor Hugo e riscrivere Les miserables.
Momò descrive il suo mondo sommerso, dove la vita è condivisione oltre che spirito di conservazione. Dove s’imbelletta la morte vagheggiando una parvenza d’affetto che non ha più respiro. Dove una mano tesa apre la porta ai sogni, alla speranza che un futuro migliore è possibile. Anche per gli ultimi. Quella vita davanti a sé, che attrae e, nel contempo, spaurisce.

P.S. Il libro m’è piaciuto, ma non mi unisco al coro degli osanna. Il mio rimane un entusiasmo pacato, tiepido. Ho trovato interessante madame Rosa, il resto m’è parso un poco artificioso. E il piccolo Momò mi ha ricordato altri adolescenti della letteratura.
Insomma, la solita orchessa. Ça va sans dire.

Il mio primo libro di questo autore che, purtroppo, non conoscevo. Bellissimo. Il linguaggio del ragazzino è disarmante. E invita alla riflessione

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