Giuseppe Sirugo

Biografia

Giuseppe Sirugo (Turín, 14 de agosto de 1973 -), o por el acrónimo GseSro dice que era un traductor ocasional, reseñador de libros y biógrafo-web italiano. Idealista del "Freestyle write" (sin ánimo de lucro).
Su voluntad para escribir no se relaciona por medio de un estudio específico, es más desde un abuso de lectura hecho en diferentes años entre la lectura de libros u la de volúmenes enciclopédicos. Generalmente tiene privilegios con la literatura latinoamericana, ficción. Pero también alguna novela u suspenso dice que no estropea el tiempo dedicado a la lectura.

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Ultime recensioni inserite

L'universo violento della radioastronomia - Margherita Hack

Come nel Seicento l'introduzione del cannocchiale rivoluzionò l'astronomia, negli anni Trenta del Novecento l'applicazione delle tecniche radio allo studio del cielo ha portato alla scoperta di un volto dell'universo insospettato: come avvenne per il caso delle scoperte di Galileo, anche l'introduzione della radioastronomia è stata accolta con molte perplessità, al punto che per potersi affermare dovette richiedersi oltre dieci anni prima. La scienziata ripercorre la storia della radioastronomia con un'ampia presentazione di quelli che furono i vantaggi e svantaggi di tale tecnica per osservare il cielo, riportando nel libro una illustrazione dei risultati ottenuti nello studio del sole, del sistema solare, della via lattea e delle galassie.

Il sogno dell'unità dell'universo - Steven Weinberg

Il libro può avere un racconto anche interessante, specie se interessati a l'argomento trattato. Si concentra sulla ricerca, e trae uno sfondo che su tutto si ha una teoria, quindi basato essenzialmente sulle leggi della fisica in quanto sono le regole fondamentali capaci di dimostrare le cose alla coscienza umana. La stesura quasi certamente fu scritta con diversi libri di testo importanti, altri concentrati soltanto sul diffondere la fisica: la descrizione del fisico Weinberg mostra vari aspetti della teoria quantistica, particolarmente difficile da capire. Con altre parole, il fisico lungo la stesura del libro ha tratto argomenti che volle rendere accessibile a un pubblico generale al caso cercando di spiegare cosa s'intende esattamente quando si parla della: Teoria del tutto.

La casa de los espiritus - Isabel Allende

La casa de los espíritus es la primera novela de la escritora. El libro fue escrito por primera vez cuando Isabel Allende recibió la noticia de que su abuelo se estaba muriendo: comenzó como una carta, que en última instancia se convirtió en el punto de partida para el mismo cuento.
La historia contiene elementos de autobiografía come también de realismo magico. Y se acerca a la familia Trueba, que en el cuento juega con dos u tres personajes principal: obstante eso la historia también cuenta de un contexto político, que a continuación es resaltado en la temporada del "golpe de Estado en Chile de 1973".
Inicialmente el libro fue impreso por varias editoriales en lengua española, pero a comenzar del 1982 se convirtió en un éxito instantáneo: en el mismo año la novela fue nombrada "La novela del año en Chile". Y desde Barcelona la novela fue aclamada en todo el mundo, hasta que a la misma Isabel se entregò mucha fama para todo el mundo literario. Sin embargo, en hoy "La casa de los espíritus" ha sido traducida a más de 20 idiomas, sino a que en 1993 fue adaptada en pantalla.

I quaderni di don Rigoberto - Mario Vargas Llosa

I quaderni di Don Rigoberto è un romanzo di Mario Vargas Llosa, Premio Nobel della letteratura nel 2010, ed è stato pubblicato per la prima volta in aprile del 1997 per parte dell’editoriale spagnola Alfaguara; dopo un relativa assenza di circa dieci anni dalla figura di don Rigoberto lo scrittore decise di far pubblicare il libro, mentre per la casa editrice spagnola "Los cuadernos de Don Rigoberto" fu la prima delle cinque novelle che impresse.
La prosa nel suo complesso avrebbe un addebito di giudizio controverso perché nonostante è ben pensata, nella stesura scritta di quasi quattrocento pagine andrà a rilevare figure maschili e femminili, dove l’apparente sequenza di codeste immagini è alquanto trattenuta. Così che, da quella che è una retrospettiva basata essenzialmente con una serie di testi erotici, un solo epilogo e nove capitoli ne hanno fatto un libro dalla struttura intelligente: il contento venne ispirato da scritti basati su opere d'arte pittorica, musicale e letteraria, fra queste: El origen del mundo; Pereza y lujuria; Desnudo con gato; Diana y sus compañeras; La Priére y la espalda; El baño turco. In ogni capitolo appare un’annotazione anonima di don Rigoberto, e il medesimo appunto avrà rilievo nella seconda parte del libro, laddove l’azione dei personaggi attraverso questo passaggio passeranno da un’immagine erotica a l’altra, non sotto un aspetto antagonistico ma bensì come un contrappunto ben preciso; senza tanti giochi di parole, da non considerare con serietà in quanto nel suo contesto tale strategia potrà anche essere considerata come l’emblematico caso di una moneta con la stessa faccia. Dai suoi quaderni, l'immaginazione è un elemento essenziale e don Rigoberto critica i paramenti della moda per promuovere forme rinascimentali, mostrando fantasie erotiche per il nudo che viene suscitato dal piacere più privato. Il tutto da un punto di vista provocatorio ma controllato. Nel loro insieme questi quaderni filosoficamente percorrono un amore carnale, ma che, in parte del narrato, per Rigoberto, la madre e un'altra figura non servono altro che per una strategia, cosa che secondo un pretesto saranno le avventure del medesimo protagonista. Inoltre, verso la metà del libro Llosa ha fatto riferimento alla democrazia del sesso: nella controversia l’autore sostiene che tale tipologia di democrazia è un’idea assurda perché:
La democrazia deve avere a che fare soltanto con la dimensione civile della persona, e l‘amore, il desiderio, il piacere e la religione appartengono a l‘ambito privato del soggetto . Quindi sostiene che il sesso non può essere democratico, magari tale pratica potrà essere prospettata aristocraticamente, ma senza ombra di dubbio indispensabile per chiunque.
Che dire: bello da leggere, forse non due volte. Probabilmente anche in accordo con l’attitudine di Vargas Llosa, poiché questo romanzo l'ha costruito tipo un controverso manifesto. E non come una forma di eroismo che è permesso da quei nemici che nella propria vita l'eroismo è un atto obbligatorio: con altre parole, lo scrittore ha voluto intendere che per avere una morte propria non è necessario morire firmando con gli addebiti nominativi nativi. E sul libro, Los cuadernos de don Rigoberto, lo scrittore dopo tanti anni avrà voluto marcare soltanto il suo ritorno alla letteratura.

Il paradiso è altrove - Mario Vargas Llosa

El paraíso en la otra esquina, romanzo di Mario Vargas Llosa, venne pubblicato dalla casa editrice spagnola Alfaguara. La novella rende partecipe la figura di due persone reali, Flora Tristán, e il pittore Paul Gauguin: la prosa avrebbe un rilievo incisivo in quanto il romanzo tratta e dà da conoscere la figura di queste persone storiche, le quali nella vita reale non si sono mai conosciute perché distanziate dagli anni; ambi i personaggi lotteranno per degli ideali con l’intento di superarli, e in parte a quella che è una parentela distante l'unico contatto che ebbero fu che nella stessa casa dove visse la socialista e scrittrice francese a seguito nacque il pittore.
Da quanto si sa nella realtà, probabilmente Flora Tristán venne concepita in un bordello. Nel suo caso lo scrittore si farà carico della sua pacifica rivoluzione femminista: d'altronde, per parte dei fatti, a causa di un marito crudele fu vittima della sua medesima condizione femminina che la portò a percepire un orrore per l’altro sesso, così che da questa situazione di frustrazione che si stava incarnando in lei come via di fuga ebbe il desiderio di avere qualche relazione lesbica. Ma in Flora quel contesto reprimente da parte degli uomini non mutò e dopo aver avuto un approccio femminile cominciò a subire violenza da parte del marito. Quindi Tristán lotterà in difesa e per la liberazione di una classe di lavoratrici, ove mediante un comitato difensivo dei cittadini francesi si instaurerà il proprio viaggio. Diversamente, pure il pittore Paolo Gauguin, che antecedentemente fu un’agente di borsa, è una persona che difenderà la libertà sessuale come parte di una primitiva esaltazione; circostanza che lo porterà ad abbandonare la comoda vita da borghese nella quale era instaurato: l’ex agente di borsa è un genitore di diversi figli, ed è stanco della vita che stava conducendo. A un certo momento gli affiora alla mente e ritrova la vocazione per la pittura e da una propria scelta preferisce seguire questa inclinazione ormai venuta alla luce. A seguito, dal paese, determinata situazione lo farà trasferire e diventare un pittore ribelle. Mischiando tempo e scene lo scrittore ha rivisitato e fatto di sé i primi approcci dell’impressionista Gauguin: il gioco infantile del paradiso, concetto dal quale ha preso il titolo del libro; l’iniziale e doppia vita; la sua relazione con Van Gogh; una intermedia attrazione per l’altro sesso e la sua esperienza in proposito.

El Paraíso en la otra esquina potrebbe riferirsi a una sintesi parallela di due biografie. Meglio a dire, come già venne inteso con la dialettica degli scritti di Faulkner, l’autore ha voluto congiungere e mutare ambe le biografie in un unico romanzo: nella realtà non coincidono gli anni di Paul Gauguin, pittore, e Flora Tristán, questa seconda protagonista fondatrice di un moderno movimento femminista. Alla resa dell’astratta narrazione al contempo che la femminista subisce un colpo sul petto sparato dal proprio marito il pittore sarà vittima di una malattia. In pratica l’impegno di Vargas Llosa fu quello di alternare il periodo che è trascorso dalla storia di un soggetto a l’altro, rendere ancora vivi i due personaggi, e dare modo ai suoi lettori di conoscere aspetti ed esiti ambientali dove ebbero processo determinate azioni. Il libro sicuramente non è stato uno dei lavori più acclamati dello scrittore. Nonostante ciò, direttamente o indirettamente, come già ricordato precedentemente si avrà maniera di ripercorrere delle regioni francesi, inglesi, peruviane, egiziane ecc, ove contemporaneamente le visite regionali, l'abilità di Mario Vargas Llosa ha trovato rilievo nel saper concatenare storie di personaggi distanziati nel tempo. Con continui flash back, nella prosa codesti ritorni hanno messo in evidenza episodi della loro vita così facendo comprendere i talenti, pregiudizi, la personalità dei soggetti principali, i timori e gli stessi propositi di quando erano in vita; sebbene qualche parola sudamericana non è comprensibile con il castellano nella versione spagnola l'espressione scritta ha mantenuto un vocabolario relativamente semplice. Inoltre, differenziando dialoghi consci e brevi, la preferenza di Vargas Llosa fu quella di lasciare la fattezza del narratore che sa tutto in seconda o terza persona. Nell’insieme il risalto rimane quello di due vite totalmente opposte ma che lottano per un unico obbiettivo, la ricerca di un’ideale perfetto e di un paradiso perduto.
Concludendo, il libro si potrebbe dire che venne ultimato con un profondo messaggio sulla concezione dell’umanità dove l’utopia è parte propria dell’essere umano: tutte le persone seguono la propria utopia, la propria felicità, i propri sogni che molte volte non si realizzano o vengono troncati quando non sono ritenuti possibili. Riferito ai credenti, chi è che non si è chiesto dov’era dio quando stava accadendo qualcosa; chi è che non ha pensato che i soldi corrompono la naturalezza umana; chi è che non ha discriminato sesso, razza o religione. [...] In fine chi è che sulla Terra non ha cercato di essere un idealista e provato a trovare un eden, senza sapere dove sia veramente il paradiso. Tutto questo nella costruzione di una società ugualitaria o alla ricerca di un mondo primitivo dove non sia esistita la proprietà, la vigliaccheria e la convenienza in quella che è un’Europa contaminata.

Pantaleón e le visitatrici - Mario Vargas Llosa

Il capitano Pantaleón Pantoja è il tipico ufficiale che nella vita non ha alcun tipo di vizio, non fuma, non beve, non va a donne, ed è uno sposo novello che insieme alla compagna Pochita vivono a casa della mamma Leonor.
I superiori di Pantaleón lo scelgono fra oltre ottanta ufficiali per un’importante missione: deve lavorare col massimo segreto e con la più totale descrizione. A Iquitos, nelle Amazzoni, i soldati di cinta vivono in cattive condizioni. E oltre le difficoltà che riscontrano per sopravvivere nel pieno della selva persiste il problema che non ci sono nemmeno donne. I militari si dedicheranno a perseguire e violare le femmine di quella ragione. Tanto è che i generali preoccupati dell’esigenze dei sottufficiali hanno ideato una soluzione: si creerà un servizio di "visitadoras" per le condizioni di piacere dell’esercito. Pantaleón Pantoja è un’eccellente ufficiale e obbedisce gli ordini; frattanto, per sorpresa della moglie e della madre i suoi abiti sono stai cambiati con quelli borghesi. L’ufficiale comincia a uscire la notte e rientra a casa nelle ore del presto mattina, moventi stessi che ha iniziato a intraprendere il nuovo lavoro con coscienza: già il primo resoconto inviato ai superiori l’ha dettagliato nella forma e nello sfondo, fatto con una minuziosa esposizione di come è l’ambiente della prostituzione nella città di Iquitos: dovrà reclutare un numero determinato di prostitute, conosciute come le "visitadoras", che siano proporzionali al numero totale dei soldati che hanno bisogno di servizi da meretrice. Per cui il capitano realizza alcun calcolo approssimativo, ai soldati include persino il numero dei coiti settimanali più convenienti.
Un individuo chiamato Porfirio Wong lo mette in contatto con ambienti diversivi nei quali concorrono le prostitute, e mediante questo tafferuglio conosce a Chuchupe, pseudonimo di Leonor Curinchila, un’organizzatrice di uno dei locali: Chuchupe mette al corrente l’obbligazione dettagliata che realizzano queste donne di lusso, tipo il tempo di durata più conveniente che a determinata prestazione può attingere il cliente come anche la tariffa per completo con la quale vendono il corpo. Poco alla volta l'incaricato si va convertendo in uno specialista della materia, un po’ con la medesima attenzione che da sempre ha svolto il proprio lavoro da militare. Non smentendo l’impegno, con estrema minuziosità dedica tutti i suoi sforzi al compimento degli ordini ricevuti. Il "Servicio de Visitadoras" comincia a prendere forma. Pantaleón trova un locale che hanno pulito, ordinato, include pure un’infermeria con medicamenti. Tuttavia, mentalmente, al capitano l’indiscutibile atto di servizio che sta portando a termine con successo inizia a impregnarsi di angoscia. Dalla più intima sicurezza il povero ufficiale comincia a suscitare la preoccupazione che un giorno o l’altro la sposa Pochita e la mamma Leonor scoprono la verità. L’unica cosa certa è che dirigeva già una compagnia di prostitute uniformata, anche se si sente umiliato per questo. Prova vergogna e dolore quando la compagnia che ha creato sfila davanti ai superiori: sotto quelle uniformi del suo esercito c’è la presenza di Porfirio Wong, l’organizzatrice Chuchupe e il resto dello standard femminile. Prima o poi, pensa, sua moglie e la signora Leonor avrebbero intuito. Inoltre, da quel momento era arrivato fratello Francisco, un uomo che per tutta l’estensione delle Amazzoni contava già moltissimi seguaci; il predicatore recandosi lì avrebbe assolto tutti coloro che in passato hanno misfatto le proprie madri.
Il servizio speciale di Pantoja si perfeziona al punto che per il trasferimento delle visitadoras nelle distinte guarnizioni dispone di una barca e un aereo. Toccò il cielo con un dito! Ha conseguito un servizio talmente straordinario ed efficace che la notizia è stata divulgata per tutta la città di Iquitos e lo hanno battezzato col nome di "Pantilandia". Il giovane capitano riesce a mantenere i conti al centesimo; il medico alle prostitute fa un controllo periodico al fine di prevenire eventuali malattie. Segue tutto con assoluta onestà, serio, come sempre, una persona tutta d’un pezzo. Sino a quando non appare la brasiliana, una prostituta recentemente arrivata dal Brasile e che anteriormente era conosciuta negli ambienti notturni di Iquitos. Il povero Pantoja si sente irrimediabilmente attratto da lei.
Frattanto i rumori nei confronti della missione che sarebbe dovuta essere segreta e che invece fu nominata "Pantilandia" si estesero per tutto il dipartimento di Loreto. Non esiste un loretano che ignora che un certo Pantaleón Pantoja dirige il più prosperoso negozio di prostituzione della regione. Sua moglie, che sta aspettando un figlio, ignora le voci che circolano, anche se via radio ha già sentito parlare della missione Pantilandia. Nel mentre, fratello Francisco sceglie di captare aneddoti per tutta la selva: a istanza sua, durante un rito per sollecitare la pioggia sono stati messi in crocifissione un bambino e un anziano, in ogni modo non deve allarmarsi poiché attinente al ruolo che svolge nella selva tale sacrificio è cosa normale, si crocifiggono animali per tutte le Amazzoni.
Un noto annunciatore, il Sinche, si elegge come portavoce morale dell’antisetta pseudo-cristiano: questo speaker non essendo riuscito a diventare partecipe del negozio di Pantaleón, mediante una trasmissione radio diffonde il nome e cognome del capitano. Da quel momento la moglie di Pantaleón ha conosciuto la verità e sceglie di abbandonare il marito portandosi con sé la figlia che intanto era nata. Assuefatto del proprio dovere lui tiene duro, però si sente una persona sporca e ferita: come se non bastava quello che accadde, alle visitadoras adesso deve passare delle riviste e sta circostanza gli rende la sensazione che le prostitute si sono trasformate in un mostro gigantesco che avanzano verso lui sino a inglobarlo. Ma a dispetto di tutto, lui preferisce mollare i suoi vecchi principi sentimentali per rifarsi una vita con la brasiliana, non riesce più a farne a meno.
Il generale Collazos propone a Pantaleón di ampliare il servizio delle visitadoras per i sottoufficiali e gli ufficiali. Al generale non sembra giusto che il resto della truppa gode di tali privilegi mentre gli ufficiali no. Il buon capitano ascolta il superiore e mette mano nuovamente a l’incarico assegnato: dov’è basata la missione e per tutta la guarnizione non si parla d’altra cosa. Il servizio delle visitadoras è un assunto ascendente, prioritario per la troupe. Quindi i restanti membri della missione rimangono con l’accordo di una revisione per il piano di ampliamento.
Intanto Fratello Francisco insieme ai suoi seguaci che si contano già in diverse migliaia d’unità seguono avanzando nella selva. In pochi mesi, anomalamente, o per alcun nesso, hanno crocifisso a sei persone: prima che accadesse questa situazione, l'esercito decide d’inviare un distaccamento per fermare e arrestare il predicatore Francisco.
Del frangente corrente la disgrazia decide di abbracciare l’ufficiale e la sua organizzazione. Un giorno mentre le donne stavano viaggiando in barca e sul fiume nella direzione imminente di cinta un gruppo di uomini le rapiscono per abusare di esse. Appena dopo, quando i soldati sono andati a riscattarle, la brasiliana muore per un colpo di pistola; i sequestratori approfittano di questo incidente hanno inchiodato in un albero la brasiliana in maniera che la colpa dell’omicidio crollasse ai seguaci di fratello Francisco. Il capitano si sente moralmente distrutto e per il funerale della brasiliana organizza un’onoranza militare. Successivamente, gli abitanti di Iquitos e tutti i media di comunicazione, davanti a questo distacco militare in onore di una prostituta furono scandalizzati. Tutto il paese finisce col sapere l‘accaduto e il rumore della protesta immancabilmente è arrivato ai superiori di Pantaleón: a livello ufficiale sorge una controversia, l’esercito non ha niente a che fare con l’assunto delle visitadoras, perché secondo la comunicazione che queste hanno ricevuto sono state arruolate come militari. Oltre a ciò l’esercito ha incaricato un solo ufficiale per organizzare il servizio. Si tratta di un contesto civile e il regime militare non deve avere unione con la cerimonia. Quindi il capitano si converte il solo responsabile per la chiusura della bara. I soldati che scortano il feretro della brasiliana sono vestiti in uniforme e hanno soltanto eseguito gli ordini.
Conseguentemente i superiori del capitano accusano Pantoja di aver coperto di ridicolo l’esercito: negata la sua esistenza il servizio delle visitadoras finisce sotto clausura e tutto il lavoro che l’ufficiale ha svolto sino a quel momento s’esaurisce in un battibaleno. I superiori subito dopo la cerimonia di sepoltura consigliano di presentare una dimissione onorevole. Ma l’ufficiale nega la petizione. Immagina che probabilmente l’esercito come soldato semplice lo destina in capo al Mondo, ed è cosciente che le referenze del suo foglio di servizio sono affette nei confronti di eventuali lavori. E benché sarebbe congedato, sa pure bene che è un militare e seguirà esserlo a vita. Sino alla fine da persona caparbia preferisce rimanere in ambiente militare e da recluta è stato inviato in cima a qualche monte segregato. Mentre fratello Francisco prima di cadere sotto il regime delle forze armate di propria iniziativa ha preferito la crocifissione e alcun giorno dopo trovarono il cadavere quasi irriconoscibile, il corpo del predicatore era ormai in uno stato di totale putrefazione.

Avventure della ragazza cattiva - Mario Vargas Llosa

Questo romanzo l’ho trovato divertente. Lui, Ricardito, in diverse tappe si racconta partendo da un periodo puramente adolescenziale sino a giungere all'età matura. In un certo qual modo, la conclusione del narrato, passando attraverso gli anni settanta, ottanta, metterà rilievo a un’esigenza nel dovere emigrare dal proprio paese e l’amore che il narratore incontra con la scrittura: lo stesso scrivere, sarà il nesso principale per il quale Ricardito lavora, e in fine sarà pure la parola chiave che l’abilità del narratore usa per concludere il romanzo.
Se pur una narrazione divertita, a primo approccio una letteratura non più tanto recente, verrebbe da dire che è stato un romanzo desiderato, fatto di pancia, in senso di una voluta soddisfazione, scritto di proprio pugno e distante da l’idea di uno scrittore che è messo davanti a un monitor di computer, magari collegato a qualche social network. Una lettura molto fluida e d’altri tempi. Ovviamente, come nei migliori romanzi, persisterà una donna che sarà capace di trarlo alla disperazione per poi riprenderselo, nonostante che con questa donna che Ricardito ha sempre amato non finirà nel migliore dei modi. Ma probabilmente è proprio da questo addio involontario che Mario Vargas Llosa ha trovato il nesso e si è ispirato a scrivere il libro.
Cominciando da un lontano 1950, Mario Vargas Llosa, con diverse tappe ricorda la niña mala, una ragazzina cattiva con la quale nutriva simpatia e avrebbe voluto fidanzarsi. Da dire che, nonostante era un periodo dell'età adolescenziale, Ricardito, quanto a un contesto affettivo era preferibile che si sarebbe mantenuto lontano, in particolar modo dalla propria paesana; tutte le volte che ha provato ad esprimere alla niña mala il proprio sentimento ne è stato preso in giro. A seguito, per volontà come anche per esigenze di vita, esso va a vive in Francia e intraprende là la carriera lavorativa. Una volta arrivato a Parigi e distante da qualsiasi affetto ha cominciato a svolgere la mansione del traduttore, però la niña mala, ormai non più bambina, in veste di militante si presenta nuovamente nella sua vita e ne ostacola la normale esistenza.
…durante il narrato, quando lui ormai aveva compiuto i quarantasette anni ed era convinto che poteva svolgere la propria esistenza esentando il sesso e senza una donna al proprio fianco, la niña mala riappare, e in quella occasione ha suscitato in lui un’altra volta le stesse emozioni che ormai furono represse. Al trascorrere degli anni, Ricardito ogni volta che rivede la niña mala si troverà ad affrontare moralmente alti e bassi, ma anche a dover superare un sentimento affettivo che col passare degli anni si trasformò in odio. Tanto è che non riuscendo a venire a capo della situazione preferisce togliersi la vita, e lo fa decidendo di lanciarsi da un ponte della Senna: suo malgrado, alla decisione di questo suicidio, nonostante diluviava e le strade erano vuote un barbone riesce a vedere il suo gesto estremo, lo afferra per le gambe e lo spinge brutalmente indietro così salvandogli la vita. [...] La storia di Ricardito nel romanzo andrà avanti con un contrasto sentimentale per tutti quanti gli episodi. E le volte che il narratore pensa di dimenticare la niña mala immancabilmente lei circa ogni quattro o cinque anni si presenterà. Sino a quando, entrambi ormai persone mature, essa ritrovandolo concederà a Ricardito tutto quello che ha.

Lovebook - Simona Sparaco

Se non fosse che la scrittrice ai tempi aveva quasi due lauree mi verrebbe da pensare che abbia voluto manifestare un’aria arrogante. Alquanto legata alla propria disciplina professionale:
Se vedevo ancora un libro aperto mi veniva da vomitare. […] Ma quando poi è tornata la voglia, se ne è andato via il tempo per farlo. Mi sembrava di non averne mai abbastanza, ci sono tanti di quei romanzi importanti che ancora vorrei leggere, e mi piacerebbe anche scrivere, fare qualcosa di significativo insomma.
Con tale citazione sono in accordo con la scrittrice, tenersi impegnati mentalmente sicuramente allontana l‘inclinazione alla demenza, […] Tuttavia, del contesto corrente ne ironizza la situazione:
Ho l’orribile sensazione di essermi svegliata in ritardo, di aver perso un appuntamento importante.
Sensazione abbastanza normale per coloro che non sono immortali, specie quando si lavora sodo per una determinata cosa: è il classico esempio di quando un soggetto insegue alcunché, pensa di non poterla raggiungere, ma quando arriva il giorno satirico ti rendi conto che invece di essere in ritardo o aver perso qualcosa si è giunti con anticipo. Si comprende da sé che l’autrice ha la piena facoltà di dileggiare con le proprie capacità. Nell’ambito letterale è una scienziata. O se, ipoteticamente, non avesse incarnata ancora determinata cognizione: conoscenza esatta, e ragionata che deriva dallo studio, con una carriera in ascesa Simona Sparaco non tarderebbe nel migliorarsi; fondamentalmente, ci sono lavori usuranti che col passare degli anni non si possono più svolgere, perché la persona si fa vecchia e il fisico ne risente degli sforzi. Diversamente, attività come quelle dei politici, filosofi, avvocati scrittori, etc, che raggiungendo un’età matura la persona rende meglio grazie a l’esperienza che si acquisì nel tempo.
Detto quanto pensato il libro non mi piacque: probabilmente, se fosse stato il primo libro che avrei letto, da un’eventuale scelta di autori la scrittrice romana l’avrei tenuta come selezione secondaria. Privilegiando la letteratura latinoamericana o i contenuti a divulgazione scientifica. Però, le casualità della vita a volte contraddicono determinate circostanze. Volle che come primo libro avessi iniziato con: Bastardi senza amore. Cosa che, nella lettura di questo altro romanzo, per parte dell’autrice assimilai un’elasticità mentale più estesa. Forse dovuta a uno stress psico-fisico maggiore, ma che alla volta come nesso servì per farsi scegliere nuovamente. E infatti così fu.
Questo romanzo ha un ricorso abbondante di dialogo, per lo più eletto dai due protagonisti principali. Inoltre ha un susseguirsi di moventi differenti tra loro, ben concatenati fra gli stessi, e che potrebbero tenere incollato il lettore al proprio manuale: nonostante ciò, da occasionale lettore, la prosa l’ho trovata attizzata a sé; frattanto che leggevo riuscivo a rispecchiare l’autrice Lynda Curnyn, nel romanzo: Uomini sotto… pressione, facilmente perché entrambe giovani di età e con l’esigenza di esporre le impressioni più superficiali. La stesura scritta potrebbe essere pensata come contemporanea, magari. Quando di contemporaneo a mio parere non percepì nulla, perché l’unica attualità che al caso risalta al passo dei tempi correnti è un romanzo, a volte due o più storie di amori turbolenti, che vengono spalleggiate nella era digitale del social network Facebook.

Nessuno sa di noi - Simona Sparaco

Ugualmente ai contenuti degli altri libri dell’autrice questa narrativa l’ho trovata ben curata. La tematica stessa, prima della sua pubblicazione, probabilmente fu alquanto analizzata: esprimo tale concetto, non per aggregarmi alla massa di lettori che avranno sommerso di complimenti l’emergente scrittrice Simona Sparaco; se non in modo abbondante, manifestare un’ammirazione su cose o persone è sempre piacevole, sia per un uomo che per una donna, come anche per non cedere a un’apparente conflitto interiore che in primo luogo toccherebbe con una delusione le aspettative di chi scrive, sino a coloro che sono andati a comprare il libro in questione. L’opinione di una tematica ben curata, quindi analizzata con molta diligenza, lo è perché la stesura non l’ho trovata affatto scorrevole da leggere. Forse mi diede più a meditare, specie la prima parte del libro. Nonostante che l’argomento tendenzialmente al femminile è interessante: detto ciò, stando a una rappresentazione propria, non è detto che un indumento dal color rosa possa essere solo per donne; diversamente, indossare sul proprio corpo abiti con una tinta viola non significa che è mancato qualche familiare. [...] Durante prime decine di pagine, in un primo approccio, assimilai un senso di colpa: non riuscì a farmene una ragione. Però, sapevo che sarei dovuto andare oltre, dovevo finir di leggerlo. In me prevalse un sentimento di negligenza, che non avrei potuto attribuire nemmeno a una donna che nella propria vita sentì la necessità di diventare madre: dopo quelle che sono state, e che saranno le scoperte scientifiche, penso che essere genitori sia la cosa più naturale al Mondo. Un bisogno che se c’è, ed è vivo nei pensieri della quotidianità delle persone, avrebbe il diritto che sia esteriorizzato, specie in un sistema complessato come il nostro. Probabilmente per vivere un poco meglio. O chi sa, magari un po’ più in armonia con la società cittadina. Non solo, perché diventare mamma e papà dovrebbe essere anche una maniera come un’altra per stare concordi con la propria coscienza. Luce, la protagonista principale del romanzo, sente il bisogno di maternità. E come ogni futura mamma, è giusto che sarebbe andata a fondo con le proprie ragioni.
Superato il senso di colpa percepì l’affetto familiare. Facilmente, un affetto che in apparenza varcò l’immagine materna di Luce, per cercare poi l’affezione della nonna: in questa altra occasione, non ho capito se Luce era proiettata su quella che sarebbe stata la saggezza delle persone più adulte; se non a scopo di lucro, i consigli delle persone anziane potrebbero essere ricchi d’esperienza. In quel contesto, immaginai che la protagonista fosse una pedina. Tuttavia, non si sarebbe potuto parlare neanche del gioco di dama: le pedine sono tutte uguali e in base alla loro posizione possono variare il ruolo, per cui muoversi. Quindi Luce, che di suo aveva vissuto già un terzo di vita, cercava la propria serenità figurativa. Quello che sarebbe stato poi il suo futuro! Come non farlo, se non con un riferimento affettivo di ugual valore, nonno o nonna che possa essere. Ho capito l‘incastro, penso. Ma fu una cosa vaga, una sensazione astratta che passo rapida per la mente, perché quando dalla testa allontanai l’esempio delle pedine del gioco dama e m’invogliai col leggere altre pagine sono caduto nel vuoto più totale; ero lucidissimo mentalmente, nonostante che la testa vagava nel nulla e i miei occhi continuavo a leggere, tipo per abitudine. Quindi feci cosciente me stesso che non stavo affatto vivendo uno stordimento, o un flashback. Anche perché non essendo stato mai un fumatore l’ultimo spinello di erba fu fumato nel 2001: in quel periodo, la marijuana era allucinogena, e non ebbi il controllo della situazione per diverse ore. Promisi che non mi sarei più stordito. Ma ho peccato, non fui fedele a quanto pensato, scusando quella seconda violazione morale col banale fatto che l’erba era psichedelica. E, in quella situazione di euforia, non potevo essere affatto il giudice delle mie azioni future.
A quel punto, avevo poche opzioni, in verità non più di due: o iniziare a leggere qualcosa di diverso, che sarebbe bastato anche un altro libro di Simona Sparaco, in maniera di distrarre le attenzioni nei confronti di Luce. Oppure, scrivere alcunché. Ma in quegli istanti chissà cosa avrei voluto esprimere, magari una futile e relativa recensione, giusto per aggregarmi alla cerchia di persone che infastidiscono con complimenti gli autori. Non ci volle molto tempo, ho optato per la seconda opzione.
La scrittrice suggestiona, immagino. Ma, quando iniziai a scrivere capisco che avevo a che fare con una voragine interiore: non da parte mia, poiché se dipendeva da me era per deficienza, ed era una cosa normale. Questa mancanza proveniva da parte di Luce, o a volte dell’autore stesso. Che in ogni modo, si comprende da sé che questo ipotetico vuoto fu colmato dagli studi. E il libro Nessuno sa di noi è qualcosa di coltivato. Tipo un frutto. Però non sapevo da dove cominciare. Della protagonista, inizialmente, trapela che è una cristiana fedele, magari praticante. Mentre io sono un fottuto ateo. Così ho preferito continuare a leggere nuovamente contro ogni intenzione. Ed ho riscontrato che il figlio della protagonista avrebbe potuto avere anomalie fisiche: fra le pagine del libro, l’autrice incarna l’esigenza di maternità di una donna. Eventualmente, Luce non dà importanza alle complicanze dei nove mesi di gravidanza, poiché quello che maggiormente vuole è che la propria creatura stia bene. Al proprio figlio desidera dare la serenità e una famiglia. Quindi non farlo sentire diverso da tutti gli altri bambini. Però i sogni e le aspettative della futura mamma s’infrangeranno, purtroppo: ormai pronta a interrompere la gravidanza, in quella circostanza, Luce avrebbe desiderato veramente avere la mamma al proprio fianco, percepì persino la presenza materna. Ma fu solo il miraggio reso da uno strazio mentale. Ormai era assecondata dalla decisione di abortire, tutto il resto intorno a lei faceva da contorno. […] Da quel momento in poi fu quella la realtà: un desiderio che si mutò in un sogno infranto, lasciando a ogni donna una cicatrice indelebile.

Se chiudo gli occhi - Simona Sparaco

Ricordo che posteriormente alla pubblicazione del romanzo quando la scrittrice diede un paio di titoli chiedendo pubblicamente cosa pensavamo noi altri lettori riguardo i titoli da scegliere gli dissi che per me "Se chiudo gli occhi" poteva essere un romanzo dove l’immaginazione del lettore si lasciava coinvolgere con quanto scritto, in maniera fluida. Senza avere affatto l’idea del contesto! Cosa che, nonostante il romanzo non è uno dei miei preferiti, ho da riconoscere che è ben articolato, consentendo una fluida lettura probabilmente pure a coloro che non amano leggere o sono allergici ai libri.
Se devo attribuire un aggettivo a questa narrazione direi che è un romanzo favoloso, nel senso stretto del terme di favola. Chi sa, probabilmente un prosa d’intento morale: in questo senso, Se chiudo gli occhi raccoglie a sé differenti nessi e la loro disgregazione, magari racconti di quando Simona Sparaco era una bambina. Una favola dove gli annessi menzionati, che poi potrebbero essere semplicemente reminiscenze d’infanzia, variano dalle storie sulla mitologia sino alle presunte credenze popolari. Tuttavia, a prescindere da come la scrittrice volle ornare la stesura, al romanzo contro ogni intenzione si nota una netta professionalità.
La narrazione è colma di emotività, e vede la protagonista principale, Viola, ritrovare l’affetto paterno: nell’insieme la stesura è controversa perché un familiare che è celato ormai appresso la quotidianità di Viola, l’abilità della scrittrice pagina dopo pagina farà sì che questa persona s’insedia come unico punto di riferimento nella vita futura della protagonista.

Bastardi senza amore - Simona Sparaco

Sembra quasi una cosa retorica scrivere ogni tanto che di quanto letto sul libro l’impressione suscitata è frutto di tanto lavoro, poi se fra virgolette uno fa’ caso al tempo che l’autore ha impiegato nello scrivere determinato libro, in questo caso la scrittrice Simona Sparaco l’ha notato come un tempo prolungato a un decennio di vita, in assoluto si capisce che oltre al tanto lavoro nel saperlo estendere per scritto in maniera che a leggerlo risultasse scorrevole l’estremo psico-fisico che colpisce chi non è immortale in me ha fatto il suo effetto. Quindi, a parere personale già che non siamo soggetti perpetui meriterebbe un punteggio in più.
Il romanzo del libro l’ho trovato divertente e giovanile, senza intrecci o rompicapi che avrebbero impedito la fluida lettura. Con un cenno di giovinezza “Bastardi senza amore” probabilmente è parte di quei pensieri che ogni ragazzo o ragazza desidera nella propria vita. Un’ambizione mentale che magari permette di entrare al centro della scena o situazione che giornalmente viviamo: Svevo Romano, principale soggetto del libro, è una persona narcisista, playboy, pieno di amici e sempre impegnato; della frenetica vita che lo travolge dalla mattina alla sera come spesso accade sniffa cocaina, e lo fa’ cercando d’ingannare quella sensazione di debolezza e apatia che sembra avvolgerlo in ogni momento. Il perfetto uomo che qualsiasi donna ha piacere nel conoscere ma nessuna lo avrebbe considerato nel condividere una vita coniugale. ...un giorno in esso cambia tutto, e senza volersi rendere conto che la sua vita sta cambiando, subentra all’improvviso un nesso che gli farà perdere la percezione del tempo. A quel punto Svevo non riesce più a tenere in pugno la situazione, perde il controllo di tutto quello che deve fare. E l’unica chiave che gli consentirà la serenità è lo sguardo di una donna che casualmente incrociò in un aeroporto; quando Svevo è con lei, il tempo di colpo riprende il suo normale ritmo, la vita riacquista significato.

Big bang - Simon Singh

Simon Singh è uno scrittore e giornalista scientifico. Durante diversi anni lavorò presso la BBC come produttore televisivo per la realizzazione di documentari.
Nell’ambito della letteratura è pieno di scrittori o poeti che per scrivere un libro considerano due o più storie e in maniera parallela dalla sintesi di queste ricavano il loro racconto. E così ha fatto Simon Singh con il libro. Il giornalista stando al concetto che c’è qualcosa d’unico nella teoria del Big Bang con la più rigorosa scientificità indagò quella che sarebbe stata la creazione del mondo. Si è dedicato alla ricerca degli uomini che svelarono la misteriosa origine dell‘universo ed emblematicamente nel libro ha generalizzato con due storie equidistanti; questi racconti presi in considerazione se pur in armonia fra loro s’intrecciano con notevole rilievo, chiarendo persuasioni già acquisite ma alla volta lasciando ancora aperti i problemi del passato.
La prima narrazione lunga miliardi e miliardi di anni fu quella nata da un’esplosione: considerando alcuna dissertazione dell’origine dell’universo e coloro che scrissero la storia da un primo schema cosmologico appartenente al secolo scorso e dal quale furono scritte intere enciclopedie s’ispirò alla teoria della relatività di Albert Einstein. Con altre parole, da una sintesi pragmatica impresse che l’universo nacque da un "grande botto" conosciuto col nome di Big Bang. D’altro canto, nel secondo racconto di riferimento mantenendo la rappresentazione scientifica con la quale gli autori precedessori la descrivono i tempi del creato sono molto più brevi, però da una tematica maggiormente complessa dove il contesto nel suo proposito ricevette notevoli discussioni: da questo secondo esempio dell’universo si aprì un nuovo scenario perché c’era chi ritenne che il Cosmo non ebbe mai un inizio e molto meno avrebbe potuto giungere a una fine, cosa da fargli pensare che oltre essere immortale sia stato pure immutabile nel tempo.
Conseguentemente, di questi due sistemi dell’universo ai quali il giornalista scientifico attinse, col passare degli anni l’unica controversia fu resa dai telescopi che anno dopo anno sono stati perfezionati ed erano sempre più potenti e precisi. Questi strumenti di lavoro d’avanguardia oltre ad approfondire analisi teoriche casualmente fecero scoprire una traccia fossile risalente a l’esplosione primordiale. Perciò col trascorrere del tempo l’accumulo dei dati che i telescopi continuarono a registrare alla scienza moderna mostrarono che fra i due esempi di universo considerati per la creazione del Mondo il "Big Bang" sarebbe potuto essere il modello più accreditabile. Tuttavia, nel riepilogare le enciclopedie che raccontano la teoria della relatività ha ricordato taluni scritti di grandi scienziati come Stephen Hawking. Delucidò nuovamente le persone che furono i protagonisti diretti dell’universo poiché questi scienziati retrocedendo sino all’origine hanno svelato il mistero, per esempio: Fred Hoyle, il quale nonostante attribuì il nome al modello dell’universo che dura da miliardi e miliardi di anni è pure vero che della dottrina sul Big Bang diventò un oppositore irremovibile. Ha rievocato la fama di due persone che furono imponenti nei confronti della relatività, quali figure le equazioni di Albert Einstein l’esaminarono e insieme addussero il modello più conosciuto, ossia il nome di Alexandre Friedman, meteorologo sovietico, e quello di Georges Lemaître, quest’altro matematico e sacerdote belga; che l’universo nacque da un’esplosione e l’espansione del Cosmo generata diede origine alla formazione di galassie e stelle rimane una tesi che al giorno d’oggi è abbracciata da scienziati, astronomi e cosmologi.
Inoltre nel riassumere questo entusiasmante avvenimento Simon lo fece osservandolo da una prospettiva personale: il giornalista s’è immerso nelle vicende storiche e scientifiche con la stessa curiosità e desiderio di conoscere che i lettori percepiscono nei confronti dei suoi libri. Tutta questa ripetizione del genio di coloro che decifrarono i misteri del Big Bang l’autore la realizzò con molta schiettezza. Il libro l’ha ornato con illustrazioni che sono affini fra loro in maniera da poterne spiegare quelle che sono state le supposizioni, come pure le possibili rappresentazioni intellettuali che riassumevano a sé tutta quella serie di conoscenze che potevano essere prospettate su larga scala. Singh raccontando il Big Bang diede risalto agli esperimenti con i quali si edificò definitivamente la teoria dell’origine dell’universo. E la fase iniziale di una storia che si estende per tredicimiliardi e settecentomilioni di anni è riuscito a farla risultare insolitamente esplicita e di facile comprensione.

Diario di uno scienziato 1950-2000 - Davide Schiffer

È un libro che a tratti diventa pesante da leggere, poiché lo scienziato sulle oltre 300 pagine racchiude 50 anni di esperienza, ma che inviterei a chiunque a leggerlo. In questo volume del prof. Davide Schiffer, esponente di spicco della scuola di neurologia italiana, il suo linguaggio è terso e trasparente: si legge di uomini e di cose chiamati con il loro nome incontrati nella città Torino, per tutta l'Italia come anche all'estero, nella seconda metà del secolo scorso. Tuttavia lo scienziato parla per scritto in modo rigoroso, pacato ed evocativo, sapendo mantener costantemente dell’ironia per tutta la stesura scritta.
Il diario oltre a indicare alle generazioni che succedono il percorso che è stato fatto in questo cinquantennio si propone come un contributo al "miglioramento dei sistemi italiani, sia il sistema universitario che sanitario". Un percorso che lo scienziato ha tracciato dividendo la sua attività tra reparti clinici, attività didattica e ricerca in laboratorio. Condotta in Italia per troppo tempo tra difficoltà incredibili, bloccata da una struttura rigida, volutamente povera e in genere priva di piani di sviluppo. Tanto che troppi giovani ricercatori italiani che avevano approfondito argomenti o acquisito nuove tecniche all'estero, al ritorno faticavano a svilupparli. Pur con le dovute eccezioni. Il libro non è solo il racconto di queste vicende, ma anche dell'evolversi della cultura generale del mezzo secolo trascorso, delle diatribe culturali dalle quali discendevano, degli avvenimenti e delle trasformazioni cui è andato incontro il nostro Paese. [...] Come dice Marco Revelli nella prefazione, Schiffer è percorso dalla volontà del sapere, che fa della conoscenza una forma della vita.
Il libro, volendo, si può leggere come un romanzo su molti e differenti registri: una galleria di ritratti di personalità disegnati pagina dopo pagina, dove al caso della sua esperienza si rivelano tratti sicuri e minuziosi. Si può leggere anche come un racconto dei luoghi e degli ambienti di ritrovo torinesi, o come specchio delle tensioni e contraddizioni del mondo accademico scientifico torinese e italiano. Il tutto attraversato da riflessioni filosofiche e osservazioni letterarie.

Tunguska - Nanni Riccobono

La mattina del 30 Giugno 1908 alle ore 7,14 un meteorite roccioso (o di una cometa secondo l'ipotesi dell'astronomo britannico Fred Lawrence Whipple) di 60 metri di diametro penetra l’atmosfera ed esplode sopra la Siberia Orientale a circa 6-8 Km d’altezza. L’energia liberata fu spaventosa: si stima che l'onda d'urto dell'esplosione avrebbe potuto equivalere a un terremoto di grado 5 della scala Richter. Tanto forte che la foresta venne rasa al suolo per oltre 2000 Km².
Il mondo si accorgerà di quest’evento solo venti anni dopo grazie alla caparbietà di uno scienziato di nome Leonid Kulik, senza il quale sarebbe rimasto un avvenimento pressoché sconosciuto. Qualcuno potrebbe addirittura domandarsi perché la comunità scientifica è tuttora interessata a un fatto capitato un secolo fa. In realtà esistono diversi motivi che lo rendono ancora estremamente interessante e attuale:
 Perché è stata la più imponente deflagrazione di un meteorite a memoria d’ uomo che si possa studiare.
 Perché comprendere la dinamica dell’esplosione di Tunguska può aiutare a difenderci da minacce simili future.
 Perché se tale esplosione dovesse accadere nel nostro tempo, con buone probabilità sarebbe scambiata per un attacco nucleare da parte di una potenza straniera, in quanto gli effetti conseguiti sono del tutto simili a quelli di un’esplosione di tipo atomico.
 Perché non sono mai stati trovati resti del corpo cosmico esploso nei paraggi del fiume Tunguska Pietrosa. Nessun cratere, nessun frammento. Solo micro particelle incastrate negli alberi sopravvissuti alla catastrofe
Il racconto potrebbe interessare, o meno. Dipende poi dalla curiosità del lettore. In ogni modo il libro quanto al proprio genere è originale. E dà a conoscere differenti aspetti di una di quelle catastrofi rare sì, ma che comunque sia potrebbero verificarsi nuovamente.

La ciudad ausente - Ricardo Piglia

En esa novela "La ciudad ausente" de Ricardo Piglia se trenzan por lo menos tres historias:

  • En primer lugar, la de Junior, un periodista que, a la vez que investiga la aparición en la ciudad de una serie de grabaciones producidas por una máquina ubicada en un museo, va descubriendo su identidad.
  • En segundo lugar, la del origen de la propia máquina, invento ideado por Macedonio Fernández y llevado a cabo por un ingeniero, Emil Russo.
  • Como último, en tercer lugar lleva la historia política argentina durante la dictadura militar, justo después de la guerra de las Malvinas.
Es una narración de pensamiento paralelo y complejo, que comienza básicamente con la historia de un hombre que no soporta la pérdida de su mujer. Ese hombre, Macedonio Fernández, quien hace un pacto fáustico con un inventor: éste crea para él una máquina, asegurándole que allí su mujer permanecerá viva. [...] La novela sugiere un complot para anular a una máquina-mujer, capaz de pergeñar relatos que revelarían algo: a lo largo del relato hay un museo donde cada uno puede hallar símbolos de su propia historia. Se incluyen varios minicuentos, casi en estado de esbozo, y están allí la represión y la política, Macedonio Fernández y su Museo de la Novela Eterna.
Sin embargo la estructura narrativa si bien mezcla tres relatos imbricados con una serie de otros microrrelatos, forman un mosaico donde se alternan distintos tiempos y espacios narrativos: de decir también que la novela es una red muy complicada de historias entretejidas, tanto los críticos como el mismo autor, intentaron resumirla y explicarla varias veces.

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  • GseSro (92): La estantería además de comprender buena parte de libros leídos en pasado incluyen aquellos que se han reseñado, resumido u comentado brevemente.

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