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Gli ultimi messaggi del Forum

L'ultimo Teorema di Fermat - Simon Singh

una magnifica carrelata matematica che arriva fino ad Andrew Wiles e alla dimostrazione di un teorema che ha cavalcato diversi secoli di storia. Imperdibile per gli amanti della matematica e consigliatissimo per chi vuole scoprirne la sua bellezza

L'ultimo teorema di Fermat - Simon Singh

una magnifica carrelata matematica che arriva fino ad Andrew Wiles e alla dimostrazione di un teorema che ha cavalcato diversi secoli di storia. Imperdibile per gli amanti della matematica e consigliatissimo per chi vuole scoprirne la sua bellezza

R: Big bang - Simon Singh

Una miniera d'oro per chi insegna o è semplicemente appassionato di fisica: rigore scientifico e aneddoti curiosi si intrecciano per dare vita a un'opera quasi enciclopedica, per questo meno scorrevole de "l'ultimo teorema di Fermat" (che rimane un capolavoro di divulgazione), ma altrettanto appassionante e forse persino più completo.

La compassione e la purezza - sua santità il dalai lama

Un'intervista veramente interessante in cui vengono trattati, dal Dalai Lama, non solo i fondamenti della dottrina buddhista ma anche temi di attualità di interesse globale. Ottimo come sempre; etico ma mai dogmatico, semplice ma molto saggio.

Musashi - Eiji Yoshikawa

Eiji Yoshikawa narra le gesta del Ronin più famoso offrendo al contempo uno squrcio sulla vita e sul Giappone feudale.
La vita di Miyamoto Musashi: la decisione di seguire l'impervia Via della Spada; l'incontro con il suo mentore, il maestro zen Takuan Soho; le battaglie e la lotta contro le sue stesse debolezze fino al celebre duello con lo spadaccino Sasaki Kojiro detto Ganryu.
Un Ronin celebre non soltanto per le sue abilità nella scherma ma anche per le sue tecniche di "distruzione psicologica" degli avversari e per la sua costante ricerca dell'autarchia che lo condusse a una vita solitaria ma, alla fine, "vincente".
Una lettura per tutti gli appassionati di "Oriente", per chi vuol conoscere il Giappone e la sua cultura; per chi ama i romanzi storici, le arti marziali e l'avventura.

La dama del Kashmir - Francisco González Ledesma

Forse il meno riuscito della serie Mendes. Troppe digressioni, belle certo e in puro stile Gonzalesma che rallentano lo scorrere della vicenda. Forse troppa indulgenza anche a fantasie erotico copulatorie che alla fine appesantiscono

Re: Biblioteca Carluccio

Gentili Lettori,
come ha notato il lettore P57810 i lavori stanno procedendo.
Per la riapertura sarà importante ricostituire un gruppo di volontari che possa affiancare il personale nell’organizzare iniziative che coinvolgano gli abitanti della zona.
Se qualcuno volesse farsi avanti già da ora, è possibile attivare tramite il Servizio biblioteche percorsi di volontariato civico (tel. 01101129853) o, per i pensionati, di senior civico (tel. 01101129811).
Grazie a tutti!

Canciones de amor en Lolita's Club - Juan Marse

Con esta historia: Canciones de amor en Lolita's Club, parece que Juan Marsé quiso narrar a quienes en la vida solo son pobres desafortunados. El trasfondo de la narración tiende a tener un carácter adolescente, porque es la historia emblemática que resalta la atracción sexual, los celos entre hombre y mujer, o la envidia que puede causar la misma mujer: la típica historia de aquellos hombres que por circunstancias se convirtieron en víctimas de mujeres. Con la pena de que estas figuras femeninas tendrán el poder de convertir sus existencias en un infierno.

La historia comienza y se mueve dentro un club nocturno: cualquier mujer que trabaje allí, sentada en el bar, o bailando en espera de algún cliente sabe que el comportamiento del hombre que se presentará frente a ella es la de una persona que ha perdido todo menos su propia vida. Entonces para estas figuras femeninas el enfoque con los hombres podría ser un misterio.
Dentro la sala donde se desarrolla la historia habrá mujeres como Nancy, Bárbara o la colombiana Milena que obviamente intercambian ternura por ganancias. Pero, al turno de la carga, también está la figura de Lolita que está allí para venderle su culo. A tras de un montón de sexo practicado al club un día se presenta un hombre llamado Valentino: una persona que, a pesar de tener treinta años, piensa como un niño. Básicamente Valentino es un alma simple. Frecuenta las habitaciones de las chicas: como cliente se siente rico de orgullo y tiene una carga emocional constante debido a las dulces palabras que suspira la colombiana Milena.
Un día Valentino decide llevarse a su hermano Raúl. Un policía de pocas palabras, pero con el gatillo de la pistola listo para abrir fuego y matar a alguien. El policía a pesar que por trabajo estuvo involucrado con ETA y la mafia, muy lejos de ciertos lugares, se siente ligado al club hasta el punto de decidir de ir al club: Raúl lo hace con la intención de distorsionar la atención de Valentino, que día tras día se enamora siempre más de la prostituta. [...] En un momento los dos hermanos se acostumbraron al club nocturno. Comienzan a creer las insidiosas palabras de Milena: hecho que a los hermanos, esas palabras pronunciadas por una prostituta, han traido dudas y conflictos ya remotos. Eventualidad que, entre Valentino y Raúl, el precio a pagar por estos conflictos será con la sangre de alguien.

¡De pensamiento, el libro es hermoso para leer! En general, la atención se mantiene viva y está muy relacionada con el curso de los acontecimientos, que con un poco de intriga se resuelven con un final inesperado. Tal vez la versión en español fue escrita de una manera bastante articulada: aunque si escrita de manera profesional, es casi molesto leer la cantidad de artículos prefijos a los nombres, artículos que fueron utilizados para determinar las mismas palabras dadas a las frases (eso es una opinión personal). En cualquier caso, está claro que para Juan Marsé el contexto de la historia fue un claro modelo de narración comunicativa.

Mistero di strada - Francisco González Ledesma

Gonzales ha la grande dote di non deludere mai. Storie sempre di una densità narrativa che raramente si raggiunge in un poliziesco. Su tutto regna Barcellona, città senza speranza animata d fantasmi, da relitti umani cui però viene sempre riservata una grande dignità umana. Anche in questo romanzo abbiamo indimenticabili figure di uomini (la guardia del corpo cui hanno ucciso il figlio ne è sublime esempio) cui la vita ha negato la felicità ma che riescono alla fine a ritrovare il bandolo delle loro emozioni più profonde ritornando a sperare.

Undici treni - Paolo Nori

E Baistrocchi aveva pensato “Ma pensa”.

Ho letto, e adesso son qui a scrivere, cioè, non come voi comici che si potrebbe chiamarvi anche romanzer perché scrivete romanzi, ma a scrivere quattro righe su Undici treni. Che forse scrivere undici righe su Undici treni sarebbe anche più corretto, almeno non resterebbero sette treni senza righe. E dimmi che ai treni è meglio che gli manchino le righe invece che i binari, zio campanaro. Absit iniuria verbis.
Ma sai quanto mi piacerebbe fare un salto al Tristobar correndo persino il rischio di dirti siedo anch’io e sentirmi dire no tu no? E senza un perché, così, solo perché no. Va’ che scherzo. Che poi, non potrei neanche incolparti che se c’è uno scherzo è del destino, che poi non sai nemmeno dove sta questo destino per andarlo a cercare per chiedergli perché. Un po’ come l’Augusto Stracciari che quando si chiamava Augusto Stracciari era nato a Medicina e però quando abitava con la regione dell’Asia minore abitava in via Squadroni e si chiamava Arturo Mezzadri, poi quando aveva deciso che non era nato a Medicina ma a Ospitaletto non era più l’Augusto Stracciari che era nato a Medicina ma era uno nuovo che si era fatto persino crescere i capelli. Cosa c’entra mi dirai. Se non lo sai te.
Come mi piacerebbe incontrarvi, compresa la regione dell’Asia minore. Che bello. Figo. Di più.
Chiederei a Speedy Perquindi una spremuta d’arancia giusto perché te avevi chiesto il succo d’arancia e lui aveva preso quello d’ananas, e te l’avevi guardato male che eri appena uscito di prigione e lui non sapeva che eri appena uscito di prigione e alla fine aveva detto ah ho capito. E io apposta chiederei a Perquindi il succo d’arancia per vedere se si sbaglia anche con me, così lo guarderei male anch’io anche se non sono appena uscita di prigione, che a dire il vero io proprio non ci sono mai stata in prigione, ma guardo male anch’io e quando guardo male faccio effetto, e alla fine magari direbbe anche a me ah ho capito.
E mi piacerebbe fare chiacchiering, lì seduti al Tristobar. Due parole. Ma anche due silenzi.
E sai che ridere a giocare alle espressioni parassite? Che noi non ci pensiamo ma alla fine siamo tutti pieni di espressioni parassite. Che se c’è un patto, è di stabilità, se c’è una risata è contagiosa, se c’è un freddo è polare, se ci sono dei sogni, son nel cassetto. Ben chiusi, sempre. Poverini. I sogni, dico. Che poi dico dico e invece sto scrivendo.
E alla fine vi saluterei tutti e direi parto, e Perquindi direbbe anche a me: «Perquindi vai via?» e io gli risponderei: «Perquindi sì».
E adesso siccome ho scritto più di quattro righe e vorrei fare pausing, se ti fa niente farei zapping e magari stopping su To soréla entertainment.
Ecco.
Per farla breve, la vita è fatta di treni, tutti da prendere. Però, a pensarci su un momento, l’ultimo treno, quello lì sarebbe bello perderlo, zio campanaro. Absit iniuria verbis.

E infine grazie che mancano le “d” eufoniche e che in La meravigliosa utilità del filo a piombo hai chiamato clarinetti i clarinetti (lo so che non c’entra niente con Undici treni ma lo metto qui lo stesso, perché quando ho letto clarinetti mi si è allargato un sorriso che non hai idea). Che io ci ho il sobbalzo facile e vederli scambiati per clarini puoi immaginarti.
E niente. Son soddisfazioni.

Stravagante, arruffato, sagacemente sgrammaticato.
Il suo sguardo si posa sul mondo e sulla gente, sulle piccole gioie e i drammi della vita con ironia e umanità.

“Insomma a lui, a Baistrocchi, gli piaceva lamentarsi, per esempio una volta, mentre scendeva le scale che stava venendo al Tristobar, noi ci trovavamo tutte le sere, o quasi tutte le sere, al Tristobar, così lui mi raccontava le cose e io lo ascoltavo e gli davo ragione e una sera, Baistrocchi, gli era suonato il telefono, aveva risposto, era un giornalista del Corriere della sera, edizione di Bologna, che gli aveva detto «Senta, ma lei, cosa ne dice di questo calo delle iscrizioni a lettere, all’università?»
E lui, che non sapeva niente, del calo delle iscrizioni a lettere, all’università, gli aveva risposto: «Niente, ne dico, del calo delle iscrizioni a lettere, all’università. Mi chiedo soltanto come mai lo chiede a me» gli aveva detto.
«Ma scusi» gli aveva detto il giornalista del Corriere della Sera, edizione di Bologna, «ma lei non è un letterato?»
«E lei non è un giornalista?» gli aveva chiesto lui.
«Sì» gli aveva detto il giornalista.
«E io le ho forse chiesto di dirmi qualcosa del calo delle vendite dei giornali?»
«No» gli aveva detto il giornalista «non me l’ha chiesto».
«Ecco» gli aveva detto Baistrocchi, mi aveva raccontato Baistrocchi tutto contento.
Zio campanaro, che testa che aveva.”