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Gli ultimi messaggi del Forum

Il broker - John Grisham

Pur apprezzando lo stile di John Grisham, trovo che il racconto rimanga sostanzialmente "congelato" sino alle ultime 100 pagine.
Mi ha fatto piacere leggere la bella descrizione di Bologna e seguire il protagonista nella sua dura battaglia per imparare e confrontarsi in fretta con la lingua italiana... ma la trama è un po' scontata,inconsistente... per non parlare del finale piuttosto deludente ... Continuerò sicuramente a leggere Grisham , ma altri suoi romanzi sono decisamente più convincenti

Sospensione PID

Scrivo sapendo che non è responsabilità vostra, voglio comunque esprimere il mio dispiacere per la sospensione del prestito interbibliotecario digitale: quando li scoprii pensai che fosse davvero una grande risorsa avere un accesso così ampio e la possibilità di raggiungere libri lontani. Peccato, spero che si trovino le risorse e che questo servizio possa nuovamente essere disponibile.
Approfitto di questo messaggio per esprimere anche un mio desiderio: la messa in rete delle BCT con lo SBAM: questo sarebbe di nuovo un gran bel servizio.

La riva del silenzio - Paul Yoon

Del libro quello che colpisce in un primo approccio è la semplicità. Dopodiché viene la sua concisione, che unita a quello che può essere un romanzo sobrio lo si potrebbe interpretare come un libro per bambini: tuttavia è la maestria di Paul Yoon che ha saputo rendere una storia semplice e breve. Dando al romanzo il giusto equilibrio poiché gli episodi della narrazione che vengono raccontati dal protagonista sono interpretati con molta intensità.
La stesura scritta avrebbe potuto avere un dialogo più abbondante, ma quello che maggiormente venne evidenziato è il "silenzio" del protagonista: questa particolarità riportata nel racconto ha fatto sì che la medesima storia muovendosi in un mutismo inerente al personaggio sarebbe stata potuta arricchire di flash black. Come in effetti fu! Poiché il racconto ha un quanto di ricordi che in maniera inaspettata continuano a insediarsi nella quotidianità del protagonista Yohan. Alcune figure nel racconto ci sono e hanno pure dei nomi propri. Ma da parte del protagonista quando vengono rimembrate queste figure sono per lo più a mo’ di menzioni. Quindi al racconto si giustifica il poco dialogo fra i personaggi e la scelta del silenzio per il protagonista principale.

Yohan è un rifugiato coreano che vive in Brasile. Come straniero tanto meno parla correttamente il portoghese. Mentre la persona con la quale vive è un sarto giapponese. […] Lungo la narrazione Yohan a un certo punto viene a conoscenza che chi l’ospitò e gli diede il lavoro è un sopravvissuto d’un internamento giapponese; da questo rapporto i due cominceranno a capire a fondo le situazioni di chi fu recluso o espatriato: nonostante questa comune onda di pensiero, il sarto in proposito ha un'idea più profonda. Per il sarto non è importante quanto uno sia stato lontano da casa. O l’inferno che il soggetto ha potuto attraversare, oppure se questa persona non parla correttamente la lingua del posto. La coscienza di questo è volta sul movente che ci sono persone che rimangono escluse e non potranno più avere quel loro tipo di comunicazione fatto di poche parole e alquanta comprensione reciproca.
Il sarto come persona è ormai assorbita dal luogo dove vive e dal Brasile viene trattato come fosse uno della loro comunità. Di ugual maniera il datore di lavoro cercherà di fare nei confronti di Yohan; normalmente i romanzi che riguardano i rifugiati o gli immigrati sono estesi nel loro ambito, ma in questa evenienza il povero coreano verrà accolto interamente in una nuova abitazione. Ciononostante, da un ambiente coscienzioso che fondamentalmente all’interno della sartoria è fatto di ago e filo, il protagonista cada volta che rimembra il passato è come se stesse vivendo l’accaduto in quel determinato momento. Riportando al racconto tutta una serie di flash black. Anche se entrambi sono sopravvissuti, tranquilli, e persone esperte del cucito di abiti. Non ci sono momenti di xenofobia. In nessun momento Yohan crolla nella tristezza o nel desiderio patriarcale, benché i suoi pensieri sono ancorati sempre al luogo di origine: il paese nel quale Yohan fu accolto è proprio come la terra dalla quale partì. E le connessioni forgiate sino ad allora sono forti e importanti come quelle che aveva in Corea.
Lungo la stesura il protagonista mostra il vasto mondo che le persone solitarie possono chiamare tranquillamente casa: in piena solitudine ha attraversato metà globo terrestre ed è sopravvissuto alla guerra. Senza alcuna compagnia approdò in Brasile per diventare poi un sarto professionista. E sebbene che come persona solitaria le uniche amicizie avute furono con altri militari vero la fine del racconto avrà un approccio con una brasiliana; un contatto femminile raccontato quasi con la stessa freddezza di quelle che furono le proprie reminescenze. Inoltre la storia non segue un ordine cronologico perché i ricordi del protagonista svaniscono e vengono, facendo sì che esso impari a costruire il prossimo dal proprio passato: costantemente si percepisce la lontananza di un rifugiato della Corea del Nord, sino a quello che sarà il nuovo paese adottivo. Mentre la reticenza e la distanza che il protagonista sente sono palpabili.
Al protagonista vige la solitudine e l’empatia con il vecchio sarto che decise di aiutarlo, nonostante che questo suo sostegno prima o poi sarebbe venuto a mancare. Tutto sommato quello che il protagonista sta vivendo è un mondo equilibrato. Tanto è che quando si verificherà la perdita del compagno Yohan non crollerà nella tristezza. Per lui si aprirà una porta nuova: con questa perdita affettiva e lavorativa il protagonista avrà maggior consapevolezza della circostanza e le tragedie del passato si andranno ad abbinare ai piaceri del presente.

Per concludere il libro lo si può definire un romanzo atmosferico. La storia narrata disegna un mondo silenzioso e di tanta solitudine, dove entrambe le componenti parlano e trasmettono messaggi. Un libro da leggere per capire come ci si può sentire completamente soli quando la persona è messa a l’interno di un contesto nuovo; benché si vivono situazioni nuove per il protagonista non si parte mai da zero perché tutti hanno i propri passati. Diversamente, il libro lo si può definire un racconto che è stato basato sul mutismo: in questo senso la gente può parlare senza parole. Quello che non è stato detto alcune volte può avere un significato più forte di ciò che viene pronunciato verbalmente. Con altre parole, quello che dicono le persone non sempre sono cose riflettute mentalmente.

Revoca automatica

Un po' di tempo fa ho restituito in ritardo un volume, ma a questo punto il periodo di "penalità" dovrebbe essere abbondantemente scaduto.
Come fare per risolvere la situazione?

La casa sul lago - Thomas Harding

Libro frutto di una ricerca certosina di una dolorosa pagina di storia europea. La vicenda è in sè molto interessante, la ricostruzione attraverso le esistenze di varie famiglie della vita di una casa nei pressi di Berlino. La veridicità della storia rende ancora più affascinante il saggio. Si può solo rimproverare allo scrittore il tono dimesso della pagina è un "montaggio" in senso cinematografico non particolarmente accattivante. Consigliato agli appassionati di storia moderna, a chi è stato a Potsdam e dintorni e a chi ha vissuto la costruzione e la caduta del muro.

Tra le vite di Londra - Jennifer Worth

le levatrici, 2 libro
la vita nel convento di suore/infermiere continua....
la storia della simpatica suora 90enne che per poter abbandonare la famiglia d'origine diventa suora e infermiera... solo così conquista la sua libertà... la vita nel quartiere povero di Londra

Donne che comprano fiori - Vanessa Montfort

Cinque donne sconosciute s'incontrano per caso in un negozio di fiori a Madrid
i rapporti tra loro, amicizia, solidarietà, empatia...i rapporti d'amore, il rapporto con la vita
in questo romanzo c'è tutto

Chiamate la levatrice - Jennifer Worth

Chiamate la levatrice, la storia di un gruppo di levatrici ospitate in un convento di suore anglicane che operano nei quartieri poveri della città. Aiutare donne gravide, seguirle nel parto e tutto il contorno di miseria della famiglia. Il loro lavoro e la loro vita in situazioni difficile e più leggere.
Ho subito cercato e letto gli altri libri dell' autrice con le stesse protagoniste.

Il gioco delle perle di Venezia - Gianni Berengo Gardin

Hugo Pratt, fumettista italiano, crea il personaggio di Corto Maltese, marinaio apolide, che nelle sue avventure veneziane incrocia tale Baron Corvo (alias Frederick Rolfe), scrittore britannico, il quale in un testo cita la bottega di perle di vetro del padre di Berengo Gardin, fotografo italiano. Marco Steiner, scrittore che ha collaborato con Pratt, e Marco d'Anna, fotografo, mettono insieme tutto questo con alcuni riferimenti dell'opera di Thomas Mann. Premesse intrecciate e intriganti per i rimandi tra le varie opere, ma il risultato è una deludente carrellata di foto di Venezia (a volte molto belle anche negli accostamenti) e vignette di Pratt (piccole e poco evocative) accompagnate da un testo troppo fiacco per farne qualcosa di nuovo.

Sanctuaire - Gregory Crewdson

Crewdson per una volta abbandona i suoi costruitissimi set paracinematografici con luci artificiali, scenografi, costumisti ed attori per fotografare i set scalcinati di Cinecittà. Scalcinati al punto da essere obbligato dalla proprietà a specificare che le immagini riprendono i luoghi volutamente trasandati e sporchi per volontà dell'autore, che ha voluto che non si facesse pulizia.
Colpiscono le immagini più nebbiose, come sempre l'autore gioca su verità e finzione ma come per altri suoi lavori mi sono annoiato già dalla terza tavola.