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Gli ultimi messaggi del Forum

Sia fatta la tua volontà - Alfred Hellmann

Ben congegnato, con spunti interessanti fino alle ultime pagine... poi il crollo. Il finale non è credibile, sembra che l'autore, perso il filo della narrazione, cerchi di salvare il salvabile con una frettolosa conclusione che non convince. Peccato perchè le premesse erano molto stimolanti. Bello stile, personaggi ben caratterizzati. Ma come tutti i progetti falliti da dimenticare

UFO e altri oggetti non identificati - Giorgio Manganelli

“La delusione più cocente e insieme più astratta della mia vita, e di molti altri come me, fu senza dubbio il mancato sbarco dei marziani nel decennio tra il 1950 e il ‘60.”

Manganelli li aspettava, uh, se li aspettava! E loro non si sono mai mostrati. Lui ci aveva un debole per i dischi volanti e i suoi passeggeri. Un debole che andava persino oltre la loro inesistenza.
Nell’attesa, il Manga avrebbe anche buttato lì una favola. Tuttavia, per scrivere fiabe (quelle perenni) ci vuole più malvagità che malizia. Perché le fiabe “non si fanno con gli animali benevoli e i re buoni: si fanno con gli orchi, le streghe, i veleni, le vessazioni, i re che decapitano i poveri, le fanciulle che fanno collezioni di rospi già principi, i maghi che insegnano a far morire di morte mala e innocente, la strega che insegna a volare di notte nella stanza del bambino da "cambiare". Per debellare una strega non c’è da farsi illusioni: occorrono bambine streguzze e maschietti maghi; ricordate, tra le fiabe dei Grimm, la strega uccisa dagli zoccoli di ferro rovente che la costringono a danzare orrendamente? E i bambini molto se ne rallegrano: è il loro pane. E la strega messa a cuocere, viva, nel forno? E tutta la popolazione di matrigne, colme d’odio, ansiose di umiliare, frodare, uccidere? E come sono ambigue, feroci, le così dette vittorie del bene.”

I dischi volanti non esistono? (c’è chi replicherebbe: questo lo dice lei!) Il Manga era disposto a crederci, perché “sono improbabili, infinitamente allusivi” e, soprattutto, perché non li aveva mai visti. E crediamoci!, nonostante ci sgomenti il turbamento dell’America in ascolto del messaggio di Orson Welles, nel 1938. Vi ricordate?
Leggiamo la fantascienza. Ridiamo (con giudizio), spaventiamoci e dormiamo male. Facciamoci prendere dal desiderio di varcare il confine della realtà. Dopo averla identificata.
Un giorno passerà la moda degli UFO, ma non quella dell’assurdo, ci avverte il Manga. E ci invita a fare attenzione che, dopo quella degli UFO, non prenda l’ansia della fine del mondo. “Quel panico, quella frenesia che cominciarono quarant’anni fa, in America.”
E le comete? Le comete dall’umorismo sottile e stravagante avranno incontrato gli UFO? Non lo sapremo mai. Non danno confidenza, le comete. Sono esclusive, si pavoneggiano. Forse perché viaggiano, conoscono e sono conosciute. Hanno una vita avventurosa, ma non rilasciano interviste. E non fanno tante chiacchiere, nemmeno dal coiffeur. Chissà se sapremo mai.
Le comete non parlano; e gli aerei se incontrano un UFO tacciono, temendo che li prendano per ubriaconi.

Sicché, attendendo che un UFO atterri o si mostri nel cielo, godiamoci le inferenze manganelliane su automi, astronomia, astrologia, computer, elfi e fate. E telefoni.
A proposito, non è elettrizzante l’idea di telefonare nello spazio? Chiamare una navicella spaziale, chiedere: l’hai incrociato? L’UFO, un UFO, uno qualsiasi, anche piccino, minimo. Financo invisibile! Eh? L’hai incrociato?
Avventuratevi in questa dimensione plurima, sorprendente e acuta col Manga che «non credeva che gli oggetti non identificati fossero realtà» ma, «credeva che la realtà fosse un oggetto non identificato né identificabile».
Buon divertimento.

R: Auto da fé - Elias Canetti

“I libri valgono più dei pazzi, i libri valgono più degli uomini, […] i libri sono muti, parlano e tuttavia sono muti, ecco la loro straordinaria qualità, parlano e tu li senti più rapidamente che se dovessi ascoltarli con le orecchie.”

Nell’aprile del 1927 lo studente Elias Canetti affitta, dopo aver abitato varie camere ammobiliate a Vienna, una stanza fuori città, su una collina oltre Hacking, nella Hagenberggasse. Racconta: “Il panorama mi entusiasmò, al di là di un parco giochi si vedevano lungo il pendio gli alberi del grande giardino arcivescovile e, dall’altra parte della valle, sulla cima della collina di fronte, lo sguardo si posava sullo Steinhof, la città dei pazzi cintata da una muraglia”. Vi rimane per sei anni. Scrive inoltre: “… non devo soltanto la figura di Therese. La vista quotidiana dello Steinhof, dove vivevano seimila pazzi, è stata la spina nella mia carne. Sono assolutamente certo che senza quella stanza non avrei mai scritto Auto da fé.
Ancora, c’è un fatto che segnerà profondamente Canetti e inciderà sulla genesi di Auto da fé (oltre a dare il via alla sua ossessione sulla massa): il 15 luglio 1927, a seguito della protesta contro l’assoluzione degli assassini di alcuni operai, i lavoratori viennesi sfilano, partendo da varie parti della città, verso il Palazzo di Giustizia. Canetti si unisce a uno di questi cortei. I rivoltosi incendiano il Palazzo. La polizia spara, novanta persone perdono la vita. In una via laterale Canetti s’imbatte in un uomo che geme disperato: “Bruciano i fascicoli! Tutti i fascicoli!”. Canetti, sconvolto, esplode: “Meglio i fascicoli che gli uomini!”. L’uomo non risponde, prosegue nel suo inconsolabile lamento: “Bruciano i fascicoli! Tutti i fascicoli!”.
Quando lo scrittore traccia la sua “Comédie humaine dei folli”, inizialmente chiama Brand (incendio) il topo di biblioteca B., inconsapevole, in quel momento, che nome e destino del personaggio sono legati all’episodio di quel 15 luglio.
Durante l’estate del 1928 e ‘29, a Berlino, il giovane Elias lavora come aiutante di Herzefelde, fondatore della casa editrice Malik; incontra grandi nomi della letteratura e inizia a guadagnare con le traduzioni. E matura un pensiero che non lo abbandonerà più: “il pensiero degli uomini eccessivi e invasati” conosciuti a Berlino.
Rientra a Vienna. Davanti ai suoi occhi, sulla collina, continua a troneggiare lo Steinhof, la città dei pazzi.
Un mondo in frantumi va raccontato con onestà. Ecco come nasce la “Comédie humaine dei folli”, Auto da fé., coi suoi personaggi eccessivi, al limite della follia; uno presso all’altro, ciascuno disgiunto dall’altro. E su tutti lui, l’uomo dei libri. E i libri.
Nel 1931 il romanzo è concluso. Il nome del protagonista è cambiato, il titolo provvisorio è “Kant prende fuoco”. Canetti invia a Thomas Mann il manoscritto, diviso in tre volumi. Pochi giorni dopo i volumi tornano al mittente. Mann si scusa, afferma che “le sue forze non erano sufficienti all’impresa”. È un rifiuto pesante. Non sarà l’unico. Tuttavia, ogni rigetto rafforza in Elias l’idea che il romanzo sopravviverà al tempo.
Nel ‘35, finalmente, Auto da fé è dato alle stampe. Il protagonista ha cambiato ancora nome, ora si chiama Peter Kien.

Kien ama i libri più degli uomini. Vive isolato, vive per i suoi tomi. Odia l’ignoranza. Odia il mondo. Eppure arriva a sposare la gretta Therese, la sua fantesca, dopo averla vista “coccolare” uno dei suoi volumi. È sorprendente come, talvolta, si possa cadere nella rete. Peter Kien e Therese sono due personaggi titanici, rappresentazioni monumentali dell’eccesso. Non da meno sono gli altri personaggi che riempiono le pagine e l’esistenza del professor Kien. Il lettore non può che rimanere intrappolato nella storia, nelle storie. E non può evitare di ritrovarsi, almeno per un attimo, nei panni di Peter.
Auto da fé è un romanzo estremo, abitato da personaggi estremi che si muovono in una realtà scomposta, in contesti piretici, deformati. Deformanti.
Testa senza mondo. Mondo senza testa. Mondo nella testa.
È il libro delle ossessioni. Tragico, crudelmente comico. Grottesco e doloroso. Ma vivo, disperatamente vivo. Vivo come pochi romanzi sanno essere. Nonostante tutto.
Guardo dove, fin poco fa, era il sesto gradino. Mi metto in ascolto. E non dirò cosa odo.

Süden - Friedrich Ani

Semplicemente brutto. Non avvince, lo stile è noiosamente piatto. Dialoghi tra automi, nessun personaggio riesce ad uscire dalla finzione letteraria e acquisire credibilità. A pag 100, ad un terzo quindi del testo, sopraffatto dalla noia, ho gettato la spugna.

Quando la notte è più luminosa - Nadia Hashimi

Romanzo avvincente che narra la storia drammatica di una famiglia in fuga da kabul, con quel pizzico di fantasia che rende più leggera la lettura senza nulla togliere alla gravità del problema. Ben scritto e buona anche la traduzione.

La passeggiata - Robert Walser

Data la reputazione di questo libretto devo essermi perso qualcosa, perché dopo esser stato conquistato dall'arioso incipit la prosa pomposa mi ha asfissiato togliendomi il piacere della lettura. Di certo notevole per l'elogio della camminata errabonda e per una certa aria postmoderna.

Tanti olocausti - Claudio Vercelli

Libro che ci fa conoscere il lager come una vera e propria "città della morte", con la sua specifica organizzazione urbana e sociale, i suoi “rituali” assillanti, dolorosi, spesso inutili, finalizzati alla spersonalizzazione dell’individuo per renderlo un “numero”, un “pezzo” da sfruttare fino alla fine e poi ridurre a cenere da vendere ai contadini come fertilizzante. Si veniva imprigionati a causa di un'appartenenza a gruppi politici, etnici, sociali, religiosi e culturali e non necessariamente per aver fatto o detto qualcosa. Viene sottolineata l’assoluta ossessione nazista riguardante la "purezza della razza germanica" e l’altrettanta perniciosa ossessione per la possibile “contaminazione” da parte dei vari gruppi umani che furono perseguitati in modo sistematico. La persecuzione nazista portò alla morte ben undici milioni di persone: mai in tutta la storia dell’umanità si era ucciso a catena.
Nella seconda parte il libro passa in rassegna i vari gruppi che furono perseguitati, deportati e uccisi fra il 1933 e il 1945. I primi ad essere internati furono i comunisti e i sindacalisti tedeschi seguiti dai socialdemocratici. Quasi contemporaneamente vengono rinchiusi elementi asociali (vagabondi e mendicanti) e criminali abituali. Fra il 1936 e il 1939 si inizia la deportazione degli zingari, degli omosessuali tedeschi e dei testimoni di Geova, mentre gli ebrei vengono internati dalla fine del 1938. Si vuol controllare la comunità attraverso politiche di “igiene sessuale” e di medicalizzazione delle “diversità” per cui ci si avvale di pregiudizi da sempre diffusi e li si potenzia. Gli zingari sono considerati devianti e incontrollabili, gli omosessuali sono visti come contaminatori e distruttori della razza ariana e si fornisce alla loro repressione una legittimazione pseudoscientifica designandoli come vittime preferite degli esperimenti medici. I testimoni di Geova furono odiati dai nazisti non solo perché erano obiettori di coscienza ma anche per la loro convinzione che ogni organizzazione statale fosse “opera del demonio”. Rimasero una comunità omogenea all’interno dei lager: la fede dava loro una forza inesauribile e la capacità di affrontare la morte in nome di Dio. La soppressione dei malati di mente e dei disabili tedeschi, considerati “vite non degne di essere vissute” iniziò con la sterilizzazione forzata dei portatori di malattie ereditarie già nel 1933 e proseguì coinvolgendo l’intero sistema sanitario nazionale portando alla deportazione dei malati in appositi centri dove venivano uccisi, spogliati e cremati, a volte dopo aver eseguito su di loro “esperimenti” all’insaputa dei famigliari.
Il piano espansionistico verso oriente pur restando incompiuto provocò la persecuzione e lo sterminio dei polacchi ebrei e non-ebrei e, in seguito alla guerra fra Germania e URSS, l’internamento dei prigionieri di guerra sovietici, che pagarono un prezzo altissimo in vite umane a causa del trattamento brutale e feroce. Dopo l’8settembre 1943 toccò agli Italiani.
La persecuzione nazista si abbatté anche su singoli religiosi tedeschi e su moltissimi preti polacchi, la maggioranza fu deportata a Dachau.
Il libro si conclude con consigli di letture per approfondire gli argomenti trattati e con un elenco di film.

Alberi sapienti, antiche foreste - Daniele Zovi

Questo libro è una dichiarazione d'amore al mondo della natura e al suo fascino, che richiama in noi istinti e linguaggi ormai perduti. A tratti commovente, con una scrittura semplice e lineare, non abbiate dubbi: questo libro è da leggere.

Berlino 1944 - Harald Gilbers

Dopo aver letto la presente avventura della trilogia del commissario Oppenheimer mi sono ricreduto. Lettura istruttiva perché descrive accuratamente i giorni dell’assedio di Berlino nel 45. È vero, Gilbers non possiede lo stile del Grande Scrittore ma comunque sa tenere avvinto il lettore alla pagina. Consigliabile a chiunque abbia interesse per quel periodo storico.

L'incendio - Mario Soldati

Passione, amicizia e arte si intrecciano in uno dei romanzi più riusciti di Soldati. Si parte da una Venezia decadente per approdare a una Torino d'altri tempi, con escursioni nella Riviera Ligure e anche nella lontana Africa, combattuta da lotte intestine e rivoluzioni a cavallo tra gli Anni Cinquanta e Sessanta. Il romanzo prende il titolo da una tela denominata "L'Incendio", appunto, dipinta da un pittore immaginario, un artista disperato e diabolico, che porterà il protagonista a vivere una serie di inaspettate quanto rischiose avventure. Indicato a chi, ammirando un' opera d' arte, ricerca sempre una vena di follia.

R: La zingarata della verginella di via Ormea - Amara Lakhous

Simpatico. Non è un classico perché non scava sottilmente e si affida spesso a cliché comportamentali e trame talora stramate. Ma è un piacevole occhio esterno su uno spicchio della società italiana. L'autore ha un profilo interessante e promettente.