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Libertà
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Franzen, Jonathan

Libertà

Torino : Einaudi, 2014

Abstract: Walter e Patty erano arrivati a Ramsey Hill come i giovani pionieri di una nuova borghesia urbana: colti, educati, progressisti, benestanti e adeguatamente simpatici. Fuggivano dalla generazione dei padri e dai loro quartieri residenziali, dalle nevrosi e dalle scelte sbagliate in mezzo a cui erano cresciuti: Ramsey Hill (pur con certe residue sacche di resistenza rappresentate, ai loro occhi, dai vicini poveri, volgari e conservatori) era per i Berglund una frontiera da colonizzare, la possibilità di rinnovare quel mito dell'America come terra di libertà dove un figlio poteva ancora sentirsi speciale. Avevano dimenticato però che niente disturba questa sensazione quanto la presenza di altri esseri umani che si sentono speciali. E infatti qualcosa dev'essere andato storto se, dopo qualche anno, scopriamo che Joey, il figlio sedicenne, è andato a vivere con la sua ragazza a casa degli odiati vicini, Patty è un po' troppo spesso in compagnia di Richard Katz, amico di infanzia del marito e musicista rock, mentre Walter, il timido e gentile devoto della raccolta differenziata e del cibo a impatto zero, viene bollato dai giornali come arrogante, tirannico ed eticamente compromesso. Siamo negli anni Duemila, anni in cui negli Stati Uniti (e non solo...) la libertà è stata come non mai il campo di battaglia e la posta in gioco di uno scontro il cui fronte attraversa tanto il dibattito pubblico quanto le vite delle famiglie.

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"Ma forse ti sei stancata?" "Non ancora, disse lei, anche se non credo di capire bene la natura. Non come te. Mi sembra una cosa tanto violenta. Quella cornacchia che mangiava i piccoli del passero, quei pigliamosche, quel procione che divorava le uova, i falchi che uccidono qualunque cosa. La gente parla della pace della natura, però a me non sembra affatto pacifica. Tutti si ammazzano fra loro. Addirittura peggio degli esseri umani". "Per me, disse Walter, la differenza è che gli uccelli uccidono solo perchè devono mangiare. Non lo fanno con rabbia, non lo fanno senza motivo. Non è una cosa nevrotica. Per me è questo che rende la natura un luogo pacifico. Le cose vivono o non vivono, ma non esiste il veleno del risentimento, della nevrosi e dell'ideologia. E' un sollievo dalla mia rabbia nevrotica."

Grande scrittore e bellissimo romanzo .

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