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Fervore di Buenos Aires
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Borges, Jorge Luis

Fervore di Buenos Aires

Milano : Adelphi, 2010

Abstract: Non ho riscritto il libro. Ne ho mitigato gli eccessi barocchi, ho limato asperità, ho cancellato sentimentalismi e vaghezze dichiara Borges ripresentando nel 1969 la sua prima raccolta poetica. Il giovane ultraista colpevole di innocenti novità rumorose che l'aveva pubblicata nel 1923 e colui che ora si rassegna o corregge sono inequivocabilmente la stessa persona: entrambi diffidiamo del fallimento e del successo, delle scuole letterarie e dei loro dogmi; confessa entrambi veneriamo Schopenhauer, Stevenson e Whitman - e Fervore di Buenos Aires prefigura tutto quel che avrei fatto in seguito. Diagnosi non si potrebbe più precisa. Buenos Aires, non c'è dubbio, è la protagonista assoluta: ma non si tratta della città 'moderna' che con la schiamazzante energia di certe vie centrali e l'universale plebe dolente che frequenta i porti incantava l'avanguardia. Al suo cuore spurio Borges contrappone le tracce di un tempo perduto: i patios che hanno fondamenta / nella terra e nel cielo, i crocevia trafitti / da quattro lontananze senza fine, e soprattutto i sobborghi riflesso del nostro tedio, luogo simbolico dell'identità criolla. E non è un caso che Buenos Aires dischiuda i suoi segreti al crepuscolo, quando il silenzio che abita gli specchi ha forzato il suo carcere, o di notte, allorché gli orologi spargono un tempo vasto e generoso.

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Giuseppe Sirugo
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Dello scrittore argentino Fervor de Buenos Aires fu il primo libro di poesie, si potrebbe ritenere benissimo tipo il debutto di un poeta appena ventiquattrenne.
Come si può immaginare dal titolo ma anche come ritenne alcun autore Fervor de Buenos Aires è l’interpretazione affettuosa della capitale Argentina, ove il tono malinconico dei poemi sono in contrasto con il titolo stesso: non si tratterebbe di un’evidente fervore nato dalla parte esteriore di una grande città, tipo il chiasso, le luci e i colori della capitale argentina. Contrariamente, è un ardore interno, un qualcosa di intimo che Jorge Luis Borges manifestò con delle semplici ma intense parole poetiche.

Dalle controversie della sua origine sappiamo che venne pubblicato la prima volta nel 1923 dalla Imprenta Serrantes. A parte ciò, l’autore Rafael Olea Franco ha ritenuto che i diritti d’autore delle pagine non hanno referenze ai dati accreditati, a meno che Jorge Luis Borges con l’aiuto di suo padre pagò la pubblicazione; da altre versioni, l’autrice Jenny Barros sostiene che lo scrittore argentino non pubblicò personalmente Fervor de Buenos Aires ma lo lasciò alla rivista per la quale lavorava per una sua prossima pubblicazione, così che da questa seconda versione quando Borges nel 1923 è partito per l’Europa lasciò che la rivista Nosotros per la quale lavorava pubblicasse il libro di poesie col titolo Fervor de Buenos Aires. Altri critici e biografi mediante testimoni hanno dimostrato diversamente, poiché lo scrittore argentino con una lettera inviata al poeta e amico Jacobo Sureda manifestò il proprio incanto nel volere ritornare in America in quanto gli pare tutto flebile e marcio: da questa lettera inviata al suo amico il 22 giugno 1921 Borges esprime il desiderio di voler tornare quanto prima al vecchio continente.
In ogni modo, secondo lo stesso Borges, le poesie del libro si concentrarono nella totalità dei suoi lavori: «...penso che non sono mai stato soddisfatto come questo libro; sento che tutti gli altri miei lavori furono lo sviluppo dei temi toccati la prima volta; sento che tutta la mia vita ha trascorso per poter ritornare a scrivere questo unico libro».
Mentre la tematica rimane sempre relazionata con Buenos Aires, alle sue strade, alle caratteristiche e ai suoi personaggi.
Borges esprime i versi delle poesie in prima persona singolare e solamente alcune volte in plurale. Con questo libro manifestò da subito una lucida coscienza del lavoro di scrittore e poeta. La semplicità della prosa allude a essere il frutto di una vita di lavoro, quando il giovane poeta era poco più che ventenne sì, ma anche con la capacità di riuscire a dimostrare una grande unità dal punto di vista della voce, tono, lessico e tematica: in questo senso, la prosa si lascia facilmente attribuite un soggetto lirico che manifesta una passione per Buenos Aires, i quali spazi emblematici e sconosciuti, o pubblici e privati, alla base di tutto sono strettamente legati a eventi o circostanze che sono familiari e individuali.

Pare che furono regalate alcune copie agli amici, altre sono state lasciate nei cappotti degli attaccapanni nell’anticamera di una rivista letteraria, però il libro non ha mai avuto un invio a librerie o critici. Sta di fatto che un anno dopo, quando lo scrittore argentino tornò in patria si sorprese che alcune delle poesie furono lette e recensite. Borgese da quel momento iniziò la sua carriera con la reputazione di poeta.
Chi oggigiorno lo legge o lo studia può accertare da sé l’onorevole carriera letterale che gli fu riconosciuta. Dimostrato anche dalle ripetute versioni impresse. Raccontare e recensire Borges verrebbe da dire che è una coscienza che parla, sicuramente dovuta a una ricca conoscenza letterale: nell’amata città natale e lontano dalle luci di una città moderna è dalle viscere dello scrittore che si apre l’immaginario urbanistico borgesiano. Il suo genio metafisico esplora il tempo e lo spazio, e nel più assoluto silenzio con parole scritte esalta una rappresentazione enigmatica e affascinante. Riesce a non essere corrosivo. E l’adepto dell’autore è affidato al movimento letterale ultraista: tutto ciò, al tempo stesso che nel libro di poesie i versi stanno accarezzano le pieghe più segrete con una scrittura che è evocata in modalità d’avanguardia.

Giuseppe Sirugo
247 posts

Por el escritor argentino Fervor de Buenos Aires fue el primer libro de poemas. Y de un poeta de apenas veinticuatro años es considerable como un buen debut.
Como se puede imaginar desde el título y también como ningún autor creía, Fervor de Buenos Aires es la interpretación cariñosa de la capital argentina, donde el tono melancólico de los poemas contrasta con el título del libro: en este sentido no sería un fervor nacido del exterior de una gran ciudad, como el ruido, las luces y los colores de la capital argentina, por ejemplo. De lo contrario, es un ardor interno, algo íntimo que Jorge Luis Borges manifestó con palabras poéticas simples pero de manera intensas.

Desde las controversias de su origen, sabemos que se publicó por primera vez en 1923 de la Imprenta Serrantes. Aparte de eso, el autor Rafael Olea Franco creía que los derechos de autor de las páginas no tenían referencias frente los datos acreditados, a menos que Jorge Luis Borges con la ayuda de su padre fue a pagar la publicación; de otras versiones, la autora Jenny Barros afirma que el escritor argentino no publicó personalmente Fervor de Buenos Aires por que lo dejó a la revista donde trabajó para su próxima publicación. Así que a partir de esta segunda versión, en 1923 cuando Borges se fue a Europa, dejó que la revista Nosotros para la que trabajaba iba a publicar el libro de poemas con el título Fervor de Buenos Aires.
Otros críticos y biógrafos a través de testigos han demostrado lo contrario, ya que el escritor argentino con una carta enviada al poeta y amigo Jacobo Sureda expresó su encanto al querer regresar a América en cuánto todo le parecía débil y podrido: de esta carta enviada a su amigo el 22 de junio de 1921, Borges expresó su deseo de regresar lo antes posible al viejo continente.
En cualquier caso, según Borges, los poemas del libro se concentraron en la totalidad de sus trabajos: «... creo que nunca he estado tan satisfecho como este libro. Siento que todos mis otros trabajos fueron el desarrollo de los temas tocados por primera vez. Siento que toda mi vida ha pasado para poder volver a escribir este libro». Esto con una temática que permanece relacionada siempre con Buenos Aires, sus calles, a las características y sus personajes.
Borges expresa los versos de los poemas en primera persona singular y solo unas pocas veces en plural. Con este libro inmediatamente mostró una conciencia clara frente el trabajo de escritor y poeta. La simplicidad de la prosa alude ser el resultado de una vida de trabajo, cuando el joven poeta tenía poco más de veinte años. Es decir un joven con la capacidad de poder demostrar gran unidad desde el punto de vista de la voz, del tono, sobre el tema como por el léxico: en este sentido, la prosa se deja atribuir fácilmente a un sujeto lírico que manifiesta una pasión por Buenos Aires, cuyos emblemáticos espacios desconocidos, o públicos y privados, en la base de todo están estrechamente vinculados a eventos o circunstancias que son familiares e individuales.

Parece que algunas copias fueron entregadas a amigos, otras fueron dejadas en los abrigos sobre las perchas de la antesala de una revista literaria. El libro nunca ha sido enviado a librerías o críticos. El hecho es que un año después, cuando el escritor argentino regresó a casa, se sorprendió que algunos de los poemas fueron leídos y reseñados. Así que Borgese a partir de ese momento comenzó su carrera con la reputación de poeta.
Aquellos que hoy lo leen o estudian pueden determinar por sí mismos la honorable carrera literaria reconocida. También demostrada por las repetidas versiones impresas. Revisar y luego contar a Borges sería decir una conciencia que habla, ciertamente debida a un rico conocimiento literal: en la querida ciudad natal y lejos de las luces de una ciudad moderna, es desde el dentro del escritor que se abre la imaginería de una urbana burguesa. Su genio metafísico explora el tiempo y el espacio. En absoluto silencio con palabras escritas realiza una representación enigmática y fascinante. No es corrosivo. Y el adepto del autor confía al movimiento literario ultraísmo: todo esto, al mismo tiempo que sobre el libro de poemas los versos acarician los pliegues más secreto con una escritura que se evoca en modo vanguardista.

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