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Storie di ordinaria follia
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Bukowski, Charles

Storie di ordinaria follia

Milano : Feltrinelli, 2002

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Giuseppe Sirugo
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Storie di ordinaria follia fa parte di una raccolta di Charles Bukowski, pubblicata la prima volta nel 1972. I racconti sono una tipica narrazione americana degli anni trenta, che comprendono una sessantina di racconti che variano fra: alcool, donne, sesso, le corse dei cavalli e la sregolata vita dello stesso cinquantenne che non ha un lavoro fisso.
Le stesure sono scritte quasi esclusivamente in chiave auto-biografica. In un qual modo i personaggi di Bukowski vorrebbero rappresentare il preambolo della popolazione americana dopo la crisi del 29. Quale gente, pur di assecondare quel periodo scuro, tentò di dare il meglio che potette, anche se a seguito la medesima popolazione non trovò molto spazio nel rilancio della società americana: da questo contesto, secondo lo logica del narratore, le storie del libro si condensano per monologare fra i diversi alter ego dello scrittore e i suoi personaggi, che guarda caso, costante su tutti i libri dell’autore, finiscono sempre con un continuo uso del corpo femminile. […] Leggere un libro di Charles Bukowski o leggere una decina non trae molta differenza, le storie potranno anche distinguersi ma il circolo vizioso dell’autore rimane il sesso. O quando differisce la tematica del sesso è perché in quella determinata ipotesi gli uomini possono diventare vittime delle donne, sfruttati, magari per soldi, o forse soltanto per fama. Nondimeno, ci sono anche occasioni più gradevoli, dove l’uomo è cercato solamente per momenti di piacere.
Tutto sommato i racconti del libro rimangono storielle d’ignoranza, che a differenze di qualche racconto di scrittori come Mauro Corona, nel caso del libro: L‘ombra del bastone, dove il racconto per simularlo deficiente è stato alquanto travagliato, così rendendolo insopportabile per chi ama una lettura scorrevole. O tipo il poeta cileno Roberto Bolaño, nel libro: Monsieur Pain o in: Un romanzetto canaglia, dove sui monologhi ignoranti il poeta cileno oltre essere viscerale usò un’abbondante dialogo verbale, a seguito facilitando un’analisi letterale dei propri testi, Charles Bukowski di un’eventuale paragone coi due scrittori menzionati fu assiduamente superficiale. E del periodo di suo riferimento che sarebbe dovuto essere fiorente compensò i testi con l’aggregazione di prostitute inutili, vagabonde, clochard. Ma pure uomini comuni che in qualche modo cercarono di guadagnarsi la giornata per poi spendere i soldi la sera stessa.

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