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In questo io credo
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Fuentes, Carlos

In questo io credo

Milano : Il saggiatore, [2005]

Abstract: A metà strada tra libro di memorie, saggio critico e dichiarazione di fede nei valori umani, questo libro è una specie di dizionario personale in cui Carlos Fuentes rievoca il proprio percorso di uomo e di scrittore in quaranta voci presentate in ordine alfabetico. Da Amicizia a Xenofobia, passando per Libertà, Sesso o Rivoluzione, Fuentes riprende e sviluppa in forma intima e colloquiale alcuni dei temi che più gli stanno a cuore, offrendo al lettore un inedito ritratto di sé. Ma la sua riflessione autobiografica passa soprattutto attraverso l'impegno civile, la consapevolezza politica e la grande passione per l'arte e la letteratura. Così ecco comparire nell'elenco voci come Globalizzazione, Politica e Sinistra, insieme a Balzac, Faulkner...

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Giuseppe Sirugo
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Sentire menzionare il nome di Carlos Fuentes (Panamá, 11 novembre 1928 – Città del Messico, 15 maggio 2012) rimembro gli anni dal 2002 al 2004. E alla mente mi affiora un soggetto radicato alle proprie origini messicane. Un ex scrittore che nonostante per studio, esigenze di vita, capacità didattiche, ecc, abbia dovuto emigrare e formalmente riuscì a trovare il giusto temperamento in un paese dove cultura e tradizioni sono unite dal solo idioma.
Come molti narratori era affascinato da William Faulkner e occasionalmente senza emulazione ne fa riferimento per la maniera con la quale costui generalizza: sebbene nei ragionamenti ha teso con l’essere controverso, caratteristica che è alquanto frequente fra gli scrittori, Fuentes non fu un grande pensatore ed era anche molto differente da uno stile prosastico tipo quello di Jorge Luis Borges. Probabilmente nel mondo della letteratura si è voluto orientare diversamente, perché malgrado la cultura e il tempo che di propria iniziativa avrebbe potuto impiegare per scrivere un libro se doveva toccare argomenti filosofici o politici tendeva a frenare. Negli argomenti ha sempre ricercato una visuale chiara, però nei contesti mai volle essere un giudice puntiglioso, particolare che per esempio uno scrittore viscerale come Roberto Bolaño attingeva sovente a fare. Questo libro, dopo tanti anni che Fuentes ha svolto costantemente e in modo invariabile la sua mansione, fa chiarezza che lo scrittore rimase molto legato alle radici native: in un primo approccio è già il titolo del libro che vuole riassumere ciò che avrebbe intrapreso, ossia la retorica di quello che maggiormente ha creduto. I temi dei capitoli menzionati sono ricavati da una dottrina, che priva di risentimento o cinismo evoca una sincera e ricca conoscenza letterale.
Nei romanzi di solito la narrazione sussegue in maniera costante, mantiene quasi sempre lo stesso ritmo. Raramente quella relativa cadenza che si assimila mentre lo si legge è indebolita o lungo la stesura scritta affievolisce di umore. Inoltre, sarà che il formato dei singoli volumi dello scrittore sono un poco più grandi se messi a confronto dei romanzi moderni, però fanno sì che i libri di Fuentes ai lettori maggiormente accaniti l’abuso e l’interpretazione di questo tipo di lettura possa trarre una riflessione inconscia, certamente suscitata dal tanto lavoro che c‘è appresso a ogni storia. E tale impressione potrà risultare come una benevola ripercussione interna che al lettore incallito è manifesta da una sensazione ipnotizzante: per l’appunto, la conferma di quella che è una buona letteratura latinoamericana.

Volendo essere eloquenti, ci sarebbe da rimembrare il singolare dizionario letterale e l'oltre due secoli e mezzo che ci separano da questo. Il fatto che Voltaire scrisse il primo dizionario filosofico fu un'idea allettante. Molti autori furono attratti da ciò, sono stati affascinati dall'idea di poter ordinare alfabeticamente le proprie ossessioni, nonostante che ai termini avrebbero potuto attribuire solo una sfumatura distinta o nella peggiore dell’ipotesi cascare sulla banalità: se pur parimenti a codesta ideologia remota, di un medesimo genere En esto creo ebbe voluto essere il debutto di Carlos Fuentees, al caso però senza diversificare termini o eventualmente passare per convenzionale. Lui con un’osservazione derisoria costruì una serie di saggi brevi, anch'essi in ordine alfabetico, ma lo fece al fine di stabilire il satirico "Credo" dell'autore. Limitandosi con l’approfondire contenuti politici o filosofici, ha voluto creare una raccolta di vocaboli dove gli argomenti cominciano da una reminiscenza autobiografica per giungere poi a una riflessione artistica e morale.
In qualche occasione, Carlos Fuentes metaforicamente non ha negato che di propria mano ha fatto della letteratura alla stessa velocità che potrebbe sparare i colpi una mitragliatrice, tuttavia quasi sempre privo di variazioni nella tecnica. E con questo libro avrebbe voluto confermare nuovamente che l’efficienza di ogni cosa è alquanto legata a una professionalità letterale: benché l‘autore messicano avesse differenti interessi e molta pratica per esporli, i risultati pubblici del libro mostrarono che ci fu poca fortuna con quella che sarebbe dovuta essere una prosa atta a distribuire i concetti di un’ideologia personale. Se lo si osserva esteriormente, si comprende da sé che fu distante da un mondo digitale. Nel ragionato era proiettato con l'auspicio corrente, non eccessivamente controverso, intenso nel contemplato ma alla volta nemmeno assillante col discorso scritto. Esponendo gli argomenti con notevole contenuto autobiografico, indubitabilmente suscitato dalla caratteristica di una persona genuina. La regola vale anche per il libro attuale che non può essere inteso tipo enallage! En esto creo, con poco più di 310 pagine, include una serie di parole alfabetiche sulle quali Fuentes ha ritrovato ispirazione nel spiegarle secondo un proprio concetto di vita vissuta, fra alcuni di questi termini che raccolse sono inclusi:

  • AMISTAD: quello che non abbiamo lo troviamo negli amici
  • AMOR: l'amore vuole essere, per il maggior tempo possibile, pieno piacere
  • BUÑUEL: ho conosciuto a Buñuel durante le riprese del film
  • DIO: in conclusione, credi in dio?
  • IBEROAMÉRICA: credo nell'America Latina. L'Atlantico per me è solo un ponte
  • IZQUIERDA: la sinistra, ha ragione dopo i terribili fallimenti, l'opportunismo, il tradimento, la passività
  • KAFKA: hai letto a Kafka?, mi chiede Milan Kundera. ...se non l'hai letto in tedesco significa non averlo ancora letto
  • LECTURA: un libro, anche questo sta nel commercio
  • MUERTE: non basta una vita per portare a termine tutte le promesse della nostra personalità
  • NOVELA: non c'è una novella senza una storia
  • QUIJOTE: Don Chisciotte è la prima novella moderna
  • SEXO: l'erotismo, in principio con le bambine, a Washington con due compagne di classe, poco alla volta sono andato a scoprire una meravigliosa oscurità che loro privilegiavano
  • TIEMPO: non si può avere del presente vivo con un passato morto. Il passato è fuori dalla finestra
  • XENOFOBIA: siamo soggetti alla prova di altre persone. Vediamo però siamo anche osservati
  • YO: “L'io è detestabile”. Rimbaud è colui che ha saputo farsi anelare o detestare in ugual misura, si è amato e odiò se stesso contemporaneamente
Concludendo, il libro: En este creo per Fuentes fu un progetto serio. Ha voluto mostrare che riusciva a mantenere invariata la distanza fra tutti gli autori che nell'antichità impressero un dizionario o qualcosa di analogo. Magari il libro ritenerlo topico dove ci siano idee comuni, poiché utilizzando un'analisi parallela può rilevare un giudizio altruistico che è stato diversificato da eventuali copioni: in questo senso, lo scrittore messicano si riferisce al capitolo delle idee e il divertimento del pessimista e ironico Gustave Flaubert. Diversamente, lo stesso libro lo si potrà apprezzare anche come vocabolario a sé. E l’idea che è stata scritta evidenzia l’abilità di un esercizio gradevole e satirico.

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