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L'isola e le rose
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Veltroni, Walter

L'isola e le rose

[Milano] : Rizzoli, 2012

Abstract: Giulio è un incorreggibile vitellone, Giacomo fa l'avvocato, Lorenzo è il figlio del proprietario del Grand Hotel, Simone era il genio della classe ed è diventato un inquieto ingegnere: quattro ragazzi di Rimini uniti da un'amicizia nata sui banchi di scuola e destinata a superare qualunque contrasto. Quando Giulio ha un'idea folle - costruire una piattaforma appena oltre il limite delle acque territoriali, dove accogliere una comunità di artisti, poeti, musicisti, amanti della bellezza - tutti si danno da fare per realizzarla: anche Elisa, dolce secchiona con lo chignon nero, anche Laura, giovane giornalista conquistata dal progetto, e una barista dalla bellezza esplosiva, Luana. Siamo alla vigilia del 1968, e niente sembra impossibile. Il nuovo romanzo di Walter Veltroni prende le mosse da un episodio vero e dimenticato per raccontare la nascita, a undici chilometri dalla costa, di un'isola artificiale che richiama turisti da tutta Europa, l'idea di una micronazione indipendente, l'Isola delle Rose (anzi, Insulo de la Rozoj, visto che la lingua ufficiale è l'esperanto), e l'invenzione di una radio libera. Parla di amori, tradimenti, debolezze, slanci, padri che muoiono e figli che riscoprono sentimenti perduti e, come nelle migliori commedie all'italiana, vitalità e allegria rivelano un fondo di tenerezza e di malinconia. È il romanzo di un'utopia contrastata dal potere e di un sogno che valeva la pena vivere.

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u024291
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La serenità olimpica e a tratti addirittura compiaciuta con cui Veltroni racconta la storia della sconfitta di tutto ciò che è buono, bello e giusto per mano del potere ottuso e invincibile è davvero irritante.
Nella sua parabola (perché quello è il tono) riesce a frullare con abilità tutti i luoghi comuni culturali e ideali della sinistra degli ultimi 50 anni, citandoli e nominandoli uno ad uno, strizzando continuamente l'occhio al lettore, ricordandogli con insistenza che anche lui appartiene alla schiera dei giusti se sente un brivido a leggere quei nomi, quelle date e quei (non pochi) marchi.
E tutto questo amarcord a cosa conduce? Alla beata conclusione che in fondo è stato tutto un sogno da ragazzi: il mondo è quel che è e non si può cambiare. Segue paterna carezza e invito alla liturgia catodica di "Che tempo che fa"...

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