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Il colombo selvatico
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Gide, André

Il colombo selvatico

[Milano] : R. Archinto, [2003]

Abstract: Il 28 luglio 1907, Andre Gide, ospite dell'amico Eu-gène Rouart a Bagnols-de-Grenade, incontra Ferdinand, figlio di un garzone di fattoria. Con questo giovane, che soprannominerà «Colombo selvatico» perché «costui per il piacere emetteva dalla gola un verso simile al tubare dei colombi», lo scrittore quasi quarantenne vivrà una notte d'estasi che lo farà sentire «più giovane di dieci anni». A caldo Gide scriverà il resoconto lirico e dettagliato di questo incontro, ma non lo pubblicherà mai. Dopo quasi un secolo lo scritto, ritrovato da Catherine Gide tra le carte del padre, viene pubblicato per la prima volta insieme a un breve saggio ricco di estratti inediti della corrispondenza tra Gide e Rouart.

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Giuseppe Sirugo
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L’assunto del libricino quanto a una sua pubblicazione l’ho trovato coerente ma anche controverso: se non altro, controverso lo è stando al riferimento della figlia Catherine Gide, che trovando il libro dopo la morte del papà lo ritenne alquanto privato e aspettò prima di una sua pubblicazione.
La cosa che suscita curiosità e forse che potrebbe interessare di più è la sua impressione cartacea poiché avvenne dopo novantacinque anni che il breve testo fu scritto da parte di André Gide: fondamentalmente l’auto-biografia raccontata su "Il colombo selvatico" è di sole sette pagine, delle quali due dovrebbero essere state atto di una corrispondenza avvenuta mediante lettera nei confronti di una figura con la quale lo scrittore ebbe una relazione intima. Quindi, delle sette pagine che formano il racconto, due, quelle riferibili alla corrispondenza postale, potevano essere cose conosciute e non necessarie da ripubblicare altrove: tuttavia lo scrittore francese non era nemmeno nuovo nel menzionare per scritto il provato sentimento per il sesso maschile.

Basicamente questo breve racconto è fluido ed esplicito, come molti altri scritti dell'autore francese. Attinge a una parte autobiografica già presente in un libro: Se il seme non muore ( 1947) (Si le grain ne meurt 1924) o Se il grano non muore (1975), dove è presente la relazione maschile che Gide ebbe una sera. Da dire pure che lo scrittore non si è mai nascosto ai propri sentimenti. Probabilmente fra i due libri, Il colombo selvatico e Se il grano non muore, della sessa storia narrata, sul libricino di sette pagine l’unica differenza quanto al sentimento espresso fu che la volontà di prendere il pene fra le labbra venne scritto in maniera più chiara: non penso che lo scrittore francese aveva problemi nel far pubblicare un libro con una citazione scritta in maniera un po’ volgare. Anche se al principio del 1900 sarebbe potuto essere scandaloso. Ma non furono certamente l’eventuali critiche a frenare il premio nobel, dimostrato poi dal fatto che nel 1910 decide di scrivere Corydon, un saggio sulla omosessualità.
Probabilmente lo scrittore fu coerente che ciò che annotò da qualche parte era la sola avventura di una notte d’estate. Facilmente scrisse le sette pagine per desiderio proprio, per poter rivivere visivamente quella avventura: magari per non dimenticare immediatamente che quel compagno nei momenti di piacere si metteva a tubare come i colombi. Quindi inizialmente avendo scritto quelle pagine sotto una forma di esercizio pratico le accantonò insieme ad altre cose perché era coscienzioso che non gli interessava pubblicarle. Sapeva che con quella stessa avventura nata in una notte d’estate non andava molto lontano, magari avrebbe accumulato soltanto delle critiche in più, che ovviamente si andavano a sommare alla propria statura e alla sua indole.
Concludendo, se la futura pubblicazione del libro non fu di comune accordo fra padre e figlia, non sono a favore di Catherine Gide: lei menziona che trovando e leggendo le sette pagine scritte dal padre le trovò molto personali, per cui nella propria indecisione, e avendo conosciuto un lato più intimo del papà, aspettò prima di farne un libro. Dal giudizio della figlia dello scrittore, sono convinto che la pubblicazione fu solo un commercio. Ed esprimo ciò perché il padre se fosse stato ancora in vita non avrebbe avuto bisogno assolutamente di sette pagine pubblicate, sia quanto a una maggiore pubblicità che avrebbe ricevuto, comprese le critiche, sia per un contesto economico che l‘eventuale pubblicazione avrebbe potuto fruttare.

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