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Dove nascono le stelle
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Hack, Margherita

Dove nascono le stelle

Milano : Sperling & Kupfer, [2004]

Abstract: Margherita Hack cerca di rispondere, in questo libro, ai numerosi interrogativi che nascono continuamente dallo studio del cielo: siamo soli nell'universo? Quanto può vivere ancora il Sole? Che cosa c'era prima delle stelle e delle galassie? Le tracce d'acqua trovate su Marte testimoniano la presenza di qualche forma di vita? Partendo dai corpi celesti più vicini e più noti, l'autrice ci accompagna in un insolito viaggio a ritroso nel tempo. Dai remoti momenti della nascita delle stelle e dell'epoca oscura, nella quale nel cosmo non esistevano sorgenti luminose, si arriva al punto più lontano accessibile oggi all'osservazione astronomica, rivoluzionata dallo sviluppo dell'informatica e dell'elettronica e dalle missioni spaziali.

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Giuseppe Sirugo
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Ricordare Margherita Hack (Firenze, 1922 – Trieste, 2013) indubbiamente affiora alla mente una grande astrofisica, direttrice dell'osservatorio astronomico di Trieste ed ex divulgatore scientifico: lavorò presso osservatori europei e americani, oltre a ciò ebbe collaborato pure con l’agenzia spaziale ESA. Una scienziata che per sessanta o più anni studiò il cielo. Una scrittrice che si basò sulla ricerca, pubblicando buona parte di testi universitari, ma pure una tenera nonna che agli amici concedeva lunghe chiacchiere ricordando che da bambina imparò a leggere sul libro di pinocchio o se doveva riferirsi a qualche personaggio riteneva di essere un po’ Don Chisciotte.
In questo libro l’astrofisica Hack è la guida di un itinerario spaziale. Dal nostro pianeta ci trarrà a una distanza di oltre 13 miliardi di anni luce per poi ricostruire l’evoluzione del Cosmo e la successiva formazione degli agglomerati di stelle, che insieme alla materia durante l’espansione si estesero largamente negli spazi interstellari: in modo semplice fa comprendere al lettore che tutto quello che esiste sulla Terra è nato dagli elementi presenti nell’intero universo. A coloro che sono nuovi della disciplina per quanto sembrerà strano la divulgatrice con molta professionalità spiega che persone od oggetti di uso comune hanno gli stessi componenti chimici dei corpi celesti, ossia il carbonio, l’idrogeno, ossigeno e azoto. Ornando il libro di colorate fotografie ha reso intelligibile ciò che potrebbe esporre difficoltà di comprensione, e la storia dell’evoluzione dell’universo diventa una narrazione che attrae ragazzi e adulti.
Il racconto non è soltanto una narrazione scientifica che nel miglior dei modi fu semplificata perché il contesto è cospicuo di domande e risposte che intercedono l’esplosione primordiale, per cui chiarisce molti dubbi sullo studio del cielo e man mano che si va’ avanti con la lettura risponde ai differenti interrogativi, esempio: la temperatura e la rimanente vita del Sole?; da ex astrofisica, interagisce sulla presenza di acqua che telescopi e sonde spaziali osservarono su Marte, ponendo l’emblematica domanda se sul pianeta rosso la scoperta di questo liquido possa significare alcuna forma di vita elementare?; se nell’intero universo il genere umano o animale sia l’unica forma di vita intelligente?, etc..
Con la tenacia che l’astrofisica mantenne durante una vita di studio e lavoro familiarizza l’osservazione dei corpi celesti e per i novizi il cielo non avrà più segreti. Proiettata nello spazio, metaforicamente attraversa il cielo alla velocità della luce. E da questo percorso del tempo avverso, che va’ dalla vita di tipo terrestre ai quark, si avvicina all’origine dell’universo. Non soltanto, si dilunga nel raccontare cosa c’è prima di stelle e galassie per giungere al Big Bang, la famosa esplosione che secondo i cosmologi tredicimiliardi e settecento milioni di anni fa diede origine alla formazione di galassie e corpi celesti. Retrocedendo col tempo arriva al momento della fase iniziale quando nel cosmo non erano presenti sorgenti luminose: da questo contesto, spiega quella che fu l’”epoca oscura” e soffermandosi sul punto più vecchio dove la storia dell’astronomia riuscì a indagare rievoca che nello spazio un gas cominciò a diffondersi uniformemente. Quindi da quel remoto periodo concretizza che col trascorrere dei miliardi di anni ci fu la nascita di stelle e galassie. Tuttavia, nel raccontare l’osservazione del sistema solare commenta asteroidi e comete, contempla i buchi neri e la materia oscura. Spiega come si può misurare la distanza di una stella. Penetra nelle nebulose ricche di gas e altri composti come anche con altrettanta facilità sintetizza i bracci a spirale delle galassie, dando una spiegazione su cosa accade quando due galassie si urtano. Fa intendere al lettore che sono le stelle a dare origine agli elementi necessari per la formazione dei pianeti, ed eventuali forme di vita intelligenti e non.
Concludendo, come oggettivo riferimento Margherita Hack inizia dalla presenza fisica di persone od oggetti. Con un viaggio a ritroso nel tempo arriva al Big Bang, l’espansione che ha permesso la creazione delle galassie, di pari passo le stelle a l’interno delle galassie, quindi la formazione degli elementi di tutto ciò che circonda il genere umano: non per una convenzione artificiosa ma bensì in modo riflesso potrebbe fare alludere a un pensiero pragmatico. Nonostante ciò, da un’analisi esistenzialistica ha delucidato l’ennesima volta che noi siamo il frutto dell’evoluzione! Siamo cloro che hanno la facoltà di comprendere l’universo, ed è per questo motivo che alla fine di una vita avremmo dovuto conoscerlo anche per la sola sua efficienza.

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