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Sparaco, Simona

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Roma : Newton Compton, 2009

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Giuseppe Sirugo
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Se non fosse che la scrittrice ai tempi aveva quasi due lauree mi verrebbe da pensare che abbia voluto manifestare un’aria arrogante. Alquanto legata alla propria disciplina professionale:
Se vedevo ancora un libro aperto mi veniva da vomitare. […] Ma quando poi è tornata la voglia, se ne è andato via il tempo per farlo. Mi sembrava di non averne mai abbastanza, ci sono tanti di quei romanzi importanti che ancora vorrei leggere, e mi piacerebbe anche scrivere, fare qualcosa di significativo insomma.
Con tale citazione sono in accordo con la scrittrice, tenersi impegnati mentalmente sicuramente allontana l‘inclinazione alla demenza, […] Tuttavia, del contesto corrente ne ironizza la situazione:
Ho l’orribile sensazione di essermi svegliata in ritardo, di aver perso un appuntamento importante.
Sensazione abbastanza normale per coloro che non sono immortali, specie quando si lavora sodo per una determinata cosa: è il classico esempio di quando un soggetto insegue alcunché, pensa di non poterla raggiungere, ma quando arriva il giorno satirico ti rendi conto che invece di essere in ritardo o aver perso qualcosa si è giunti con anticipo. Si comprende da sé che l’autrice ha la piena facoltà di dileggiare con le proprie capacità. Nell’ambito letterale è una scienziata. O se, ipoteticamente, non avesse incarnata ancora determinata cognizione: conoscenza esatta, e ragionata che deriva dallo studio, con una carriera in ascesa Simona Sparaco non tarderebbe nel migliorarsi; fondamentalmente, ci sono lavori usuranti che col passare degli anni non si possono più svolgere, perché la persona si fa vecchia e il fisico ne risente degli sforzi. Diversamente, attività come quelle dei politici, filosofi, avvocati scrittori, etc, che raggiungendo un’età matura la persona rende meglio grazie a l’esperienza che si acquisì nel tempo.
Detto quanto pensato il libro non mi piacque: probabilmente, se fosse stato il primo libro che avrei letto, da un’eventuale scelta di autori la scrittrice romana l’avrei tenuta come selezione secondaria. Privilegiando la letteratura latinoamericana o i contenuti a divulgazione scientifica. Però, le casualità della vita a volte contraddicono determinate circostanze. Volle che come primo libro avessi iniziato con: Bastardi senza amore. Cosa che, nella lettura di questo altro romanzo, per parte dell’autrice assimilai un’elasticità mentale più estesa. Forse dovuta a uno stress psico-fisico maggiore, ma che alla volta come nesso servì per farsi scegliere nuovamente. E infatti così fu.
Questo romanzo ha un ricorso abbondante di dialogo, per lo più eletto dai due protagonisti principali. Inoltre ha un susseguirsi di moventi differenti tra loro, ben concatenati fra gli stessi, e che potrebbero tenere incollato il lettore al proprio manuale: nonostante ciò, da occasionale lettore, la prosa l’ho trovata attizzata a sé; frattanto che leggevo riuscivo a rispecchiare l’autrice Lynda Curnyn, nel romanzo: Uomini sotto… pressione, facilmente perché entrambe giovani di età e con l’esigenza di esporre le impressioni più superficiali. La stesura scritta potrebbe essere pensata come contemporanea, magari. Quando di contemporaneo a mio parere non percepì nulla, perché l’unica attualità che al caso risalta al passo dei tempi correnti è un romanzo, a volte due o più storie di amori turbolenti, che vengono spalleggiate nella era digitale del social network Facebook.

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