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Giudizio universale
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Villaggio, Paolo

Giudizio universale

Milano : Feltrinelli, 2011

Abstract: L'antefatto di questa storia l'hanno scritto e raccontato in tanti - un meteorite si schianta sulla Terra, il genere umano si estingue - ma in pochi hanno descritto ciò che avviene dopo. Il dopo, secondo Paolo Villaggio, assomiglia molto a un tribunale. Ci sono i giudici - Dio, Gesù, Buddha, Maometto, le divinità indiane e diversi intrusi -, c'è un segretario - la Colomba - e ci sono i chiamati in giudizio - l'umanità intera. All'inizio, certo, c'è confusione, parecchia confusione. Ogni divinità vuole prevalere, avere la prima - o l'ultima - parola, stabilire la supremazia in base alla conta dei fedeli. Ben presto, però, il Giudizio comincia, non c'è tempo da perdere. In rigoroso ordine alfabetico, uomini e donne vengono invitati a esporre la bontà o meno del loro operato terreno. Come un cronista appassionato e curioso, Paolo Villaggio assiste alla chiamata e alle testimonianze, concentrandosi sui personaggi più noti della Storia. Da Maria Antonietta a Hitler, da Leonardo da Vinci a Cristoforo Colombo, da papa Wojtyla a Zinédine Zidane. Paolo Villaggio compone alla sua maniera un rocambolesco ritratto di famiglia dell'Umanità. E sullo sfondo, tra i Grandi, un piccolo ragioniere spintona per farsi largo, perché anche lui ha qualcosa da dire.

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Giuseppe Sirugo
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Il libro l’ho trovato di pessimo gusto. Non mi è piaciuto affatto: probabilmente perché non capisco il dileggio degli argomenti ai quali l’attore cercò di attingere. Troppi temi che sono interessanti da leggere o studiare e poca dimestichezza nel saperli ornare d’ironia pungente. E quanto al titolo stesso: Giudizio Universale, non si può riferire neanche lontanamente a una retorica sulla fine del mondo, per esempio. Tanto di meno il titolo del libro è associabile al pensiero di una riflessione filosofica.

Paolo Villaggio quando pubblicò Giudizio universale si può dire che lo fece in modo invano. Lui è un attore comico, patetico: tale avrebbe dovuto mantenersi su tutti i libri, che quando pubblicò il volume attuale di libri ne poteva avere scritti già una ventina. Per dire che non era un novizio nella editoria. Però, anche se in base al suo personaggio artistico questo volume lo fece per schernire gli argomenti trattati, la veste ermeneutica è totalmente dissociata dalle proprie capacità di scrittore: in gioventù sicuramente molte cose le avrà studiate nei banchi di scuola, ma sul libro le medesime nozioni riportate oltre a essere scomposte sono anche disordinate e frammentare.
L’attore probabilmente diede una spolverata a quelli che furono parte degli studi della sua gioventù per poi finire al personaggio artistico. Al caso per dare un voto conclusivo a l‘argomento, magari! Ma l’esito finale a parere personale è sprovvisto di cinica e logica. Un libro assolutamente disinteressante pure sotto un profilo che sarebbe ricco di humour.

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