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La riva del silenzio
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Yoon, Paul

La riva del silenzio

Torino : Bollati Boringhieri, 2014

Abstract: Un giovane prigioniero di guerra nordcoreano, ribattezzato Yohan dagli americani, viene mandato via mare in Brasile perché si ricostruisca una vita dopo gli orrori di un conflitto che ha finora poco interessato la letteratura. Grazie all'abilità manuale che ha dimostrato al campo, viene assegnato come aiutante nella bottega di un sarto giapponese, a sua volta emigrato, a sua volta spaesato nel nuovo continente. Unico legame con l'altro capo del mondo, uno dei marinai giapponesi della nave che fa scalo a intervalli regolari nel porto. E unico interlocutore l'uomo di mezza età che taglia e cuce pazientemente nella piccola, spartana bottega. Interlocutore silenzioso, e non solo per problemi linguistici, il sarto trasmette a Yohan, insieme alla sua arte, anche la malinconica serenità raggiunta negli anni. I due tacciono su un passato drammatico: il lettore viene a conoscere quello del ragazzo tramite una serie di flashback che rivelano con parole scarne le vicende spaventose della guerra, dello sradicamento e della prigionia mitigata solo dalla compagnia di un amico più sfortunato. Ed è grazie al silenzio leggero, colmo di gentilezza, saggezza ed empatia del sarto, e all'incontro con due straordinari ragazzi di strada brasiliani, che Yohan a poco a poco comincia a rinascere, a creare legami di affetto, e perfino a sognare.

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Giuseppe Sirugo
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Del libro quello che colpisce in un primo approccio è la semplicità. Dopodiché viene la sua concisione, che unita a quello che può essere un romanzo sobrio lo si potrebbe interpretare come un libro per bambini: tuttavia è la maestria di Paul Yoon che ha saputo rendere una storia semplice e breve. Dando al romanzo il giusto equilibrio poiché gli episodi della narrazione che vengono raccontati dal protagonista sono interpretati con molta intensità.
La stesura scritta avrebbe potuto avere un dialogo più abbondante, ma quello che maggiormente venne evidenziato è il "silenzio" del protagonista: questa particolarità riportata nel racconto ha fatto sì che la medesima storia muovendosi in un mutismo inerente al personaggio sarebbe stata potuta arricchire di flash black. Come in effetti fu! Poiché il racconto ha un quanto di ricordi che in maniera inaspettata continuano a insediarsi nella quotidianità del protagonista Yohan. Alcune figure nel racconto ci sono e hanno pure dei nomi propri. Ma da parte del protagonista quando vengono rimembrate queste figure sono per lo più a mo’ di menzioni. Quindi al racconto si giustifica il poco dialogo fra i personaggi e la scelta del silenzio per il protagonista principale.

Yohan è un rifugiato coreano che vive in Brasile. Come straniero tanto meno parla correttamente il portoghese. Mentre la persona con la quale vive è un sarto giapponese. […] Lungo la narrazione Yohan a un certo punto viene a conoscenza che chi l’ospitò e gli diede il lavoro è un sopravvissuto d’un internamento giapponese; da questo rapporto i due cominceranno a capire a fondo le situazioni di chi fu recluso o espatriato: nonostante questa comune onda di pensiero, il sarto in proposito ha un'idea più profonda. Per il sarto non è importante quanto uno sia stato lontano da casa. O l’inferno che il soggetto ha potuto attraversare, oppure se questa persona non parla correttamente la lingua del posto. La coscienza di questo è volta sul movente che ci sono persone che rimangono escluse e non potranno più avere quel loro tipo di comunicazione fatto di poche parole e alquanta comprensione reciproca.
Il sarto come persona è ormai assorbita dal luogo dove vive e dal Brasile viene trattato come fosse uno della loro comunità. Di ugual maniera il datore di lavoro cercherà di fare nei confronti di Yohan; normalmente i romanzi che riguardano i rifugiati o gli immigrati sono estesi nel loro ambito, ma in questa evenienza il povero coreano verrà accolto interamente in una nuova abitazione. Ciononostante, da un ambiente coscienzioso che fondamentalmente all’interno della sartoria è fatto di ago e filo, il protagonista cada volta che rimembra il passato è come se stesse vivendo l’accaduto in quel determinato momento. Riportando al racconto tutta una serie di flash black. Anche se entrambi sono sopravvissuti, tranquilli, e persone esperte del cucito di abiti. Non ci sono momenti di xenofobia. In nessun momento Yohan crolla nella tristezza o nel desiderio patriarcale, benché i suoi pensieri sono ancorati sempre al luogo di origine: il paese nel quale Yohan fu accolto è proprio come la terra dalla quale partì. E le connessioni forgiate sino ad allora sono forti e importanti come quelle che aveva in Corea.
Lungo la stesura il protagonista mostra il vasto mondo che le persone solitarie possono chiamare tranquillamente casa: in piena solitudine ha attraversato metà globo terrestre ed è sopravvissuto alla guerra. Senza alcuna compagnia approdò in Brasile per diventare poi un sarto professionista. E sebbene che come persona solitaria le uniche amicizie avute furono con altri militari vero la fine del racconto avrà un approccio con una brasiliana; un contatto femminile raccontato quasi con la stessa freddezza di quelle che furono le proprie reminescenze. Inoltre la storia non segue un ordine cronologico perché i ricordi del protagonista svaniscono e vengono, facendo sì che esso impari a costruire il prossimo dal proprio passato: costantemente si percepisce la lontananza di un rifugiato della Corea del Nord, sino a quello che sarà il nuovo paese adottivo. Mentre la reticenza e la distanza che il protagonista sente sono palpabili.
Al protagonista vige la solitudine e l’empatia con il vecchio sarto che decise di aiutarlo, nonostante che questo suo sostegno prima o poi sarebbe venuto a mancare. Tutto sommato quello che il protagonista sta vivendo è un mondo equilibrato. Tanto è che quando si verificherà la perdita del compagno Yohan non crollerà nella tristezza. Per lui si aprirà una porta nuova: con questa perdita affettiva e lavorativa il protagonista avrà maggior consapevolezza della circostanza e le tragedie del passato si andranno ad abbinare ai piaceri del presente.

Per concludere il libro lo si può definire un romanzo atmosferico. La storia narrata disegna un mondo silenzioso e di tanta solitudine, dove entrambe le componenti parlano e trasmettono messaggi. Un libro da leggere per capire come ci si può sentire completamente soli quando la persona è messa a l’interno di un contesto nuovo; benché si vivono situazioni nuove per il protagonista non si parte mai da zero perché tutti hanno i propri passati. Diversamente, il libro lo si può definire un racconto che è stato basato sul mutismo: in questo senso la gente può parlare senza parole. Quello che non è stato detto alcune volte può avere un significato più forte di ciò che viene pronunciato verbalmente. Con altre parole, quello che dicono le persone non sempre sono cose riflettute mentalmente.

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