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Estasi culinarie
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Barbery, Muriel

Estasi culinarie

Roma : E/O, [2008]

Abstract: Nel signorile palazzo di rue de Grenelle, già reso celebre dall'Eleganza del riccio, monsieur Arthens, il più grande critico gastronomico del mondo, il genio della degustazione, è in punto di morte. Il despota cinico e tremendamente egocentrico, che dall'alto del suo potere smisurato decide le sorti degli chef più prestigiosi, nelle ultime ore di vita cerca di recuperare un sapore primordiale e sublime, un sapore provato e che ora gli sfugge, il Sapore per eccellenza, quello che vorrebbe assaggiare di nuovo, prima del trapasso. Ha così inizio un viaggio gustoso e ironico che ripercorre la carriera di Arthens dall'infanzia ai fasti della maturità, attraverso la celebrazione di piatti poveri e prelibatezze haute cuisine. A fare da contrappunto alla voce dell'arrogante critico c'è la nutrita galleria delle sue vittime (i familiari, l'amante, l'allievo, il gatto e anche la portinaia Renée), ciascuna delle quali prende la parola per esprimere il suo punto di vista su un uomo che, tra grandezze pubbliche e miserie private, sembra ispirare solo sentimenti estremi, dall'ammirazione incondizionata al terrore, dall'amore cieco all'odio feroce. Anche in questo romanzo d'esordio Muriel Barbery racconta, assieme ai piaceri e alle tenerezze della vita, l'arroganza e la volgarità del potere (in un ambiente spietato dove - è cronaca di questi anni - un cuoco si uccide perché ha perso una stella Michelin).

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Bel libro di una grande scrittrice. Come per l'eleganza del riccio, anche questo melanconico racconto a più voci offre occasioni di riflessione per il lettore, nonché una continua acquolina in bocca..

E’ il romanzo d’esordio di Muriel Barbery. Nel palazzo signorile di rue de Grenelle un grande critico gastronomico, dal carattere pungente ed egocentrico, ormai in punto di morte rievoca alcuni momenti della sua vita legati al cibo, alla ricerca di un sapore sublime provato tempo prima e che vorrebbe riassaporare. Inizia con le sensazioni totalizzanti dell’infanzia, sapori e profumi appaganti legati alla nonna: “Nessun cuoco cucina né ha mai cucinato come le nostre nonne.” Seguono gli effluvi paradisiaci di fiori selvatici, caprifoglio, rose antiche, peonie e salvia, insieme a lavanda e petunie che punteggiavano l’orto di pomodori e lattughe, le più belle della regione, di una vecchia zia arcigna e puzzolente. Dal ricordo di una sensazione visiva si accede al ricordo olfattivo e da qui al ricordo del sapore. Dalla Borgogna vinicola con l’assaggio del primo whisky al profumo dei tigli e del pesce alla griglia a una fattoria sulla costa della Normandia alle cascate di fiori di gelsomino in Marocco è tutto un susseguirsi di rievocazioni sensoriali avvolgenti.
Ai ricordi del critico si alternano le voci dei personaggi da lui frequentati, ognuno con una visione particolare dell’uomo: i famigliari, la domestica, ma anche, fra gli altri, la portinaia Renee, il medico, l’allievo il gatto, l’amante e persino una Venere.
Un libro dove le parole evocano paesaggi, ambienti, sapori odori, dove gli elementi si associano agli alimenti e dal finale un poco irriverente.

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