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Accoppiamenti giudiziosi
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Gadda, Carlo Emilio

Accoppiamenti giudiziosi

Milano : Adelphi, 2011

Abstract: Ha scritto Gianfranco Contini, uno dei massimi critici del Novecento: Almeno l'Adalgisa, le Novelle o Accoppiamenti giudiziosi e il Pasticciaio appartengono al canone delle letture indispensabili per un italiano aggiornato all'arte del suo tempo. Che Accoppiamenti giudiziosi figuri in questo canone, a scapito persine della Cognizione del dolore, non stupisce: i diciannove, temerari 'racconti' radunati da Gadda nel 1963 attraversano l'intera sua attività di narratore, e ne offrono la più autentica essenza. Tanto più che Gadda non ha esitato a includervi frammenti di romanzi, quasi a segnalare che questo libro è anche una insostituibile autoantologia. Dove spiccano i frutti urticanti dei suoi furori contro la città della saggezza moraleggiante ... e stentatamente grammaticante - fiammate di odio che gli facevano dire: Vorrei essere il Robespierre della borghesia milanese: ma non ne vale la pena. La satira, di irresistibile comicità, divampa come un rogo, riducendo in cenere moralismo benpensante, logica di casta, incrollabili certezze e virtù, e mettendo in fuga dame imperiose e impettite contro i calamitosi tempi, professori stolidi e reboanti, apoplettici commendatori mecenatoidi serissimi e operosi professionisti che nella famiglia e nel lavoro trovano le soddisfazioni più alte, industriali ossessionati dalla salvaguardia della loro propria privata privatissima personale proprietà.

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«[...] i contratti di esclusiva sono deleteri per la pace e per l’attività di uno scrittore» scriveva Gadda a Garzanti il 4 agosto 1953.
Infatti, dieci anni più tardi, nel ‘63 escono, contemporaneamente, Accoppiamenti giudiziosi per Garzanti e La cognizione del dolore per Einaudi, due editori che si detestavano e si contendevano lo scrittore.

Tel chì, Accoppiamenti giudiziosi in diciannove portate. Lauto pasto letterario, tutto da godere.
Ricchissimo e creativo; spregiudicato misto di perbenismi, vizi, virtù, tristezze, ipocrisie e tormenti ben conditi e ben serviti sull’italico piatto fra eleganti lemmi e locuzioni dialettali.
C’è da bearsi!
Io mi esalto a certi banchetti generosi, dissoluti, goduriosi.
Infine, mentre si trastullan le papille intellettive, tra zampilli di parole e colte narrazioni, mi giunge l’eco dei “cicìc e ciciàc”. E sorrido satolla.
Ahhh, ingegnere, che abbuffata!

P.S. Splendida la postfazione di Paola Italia e Giorgio Pinotti.

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