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Mujer en guerra
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Torres, Maruja

Mujer en guerra

[Barcelona] : Suma de letras, 2000

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Giuseppe Sirugo
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Il libro è una narrazione biografica. Interessante da leggere. Tutto retrocede a quando Maruja Torres ha scritto una lettera a l'ufficio: La Prensa di Carmen Kurtz. A cominciare da lì per la futura scrittrice si aprirono le porte del giornalismo: un mondo lavorativo che a Torres ha dato nuovi incontri. Un ambiente che gli diede da scrivere paesi e guerre, conflitti, perdite. Come menziona la stessa tuttavia è stata un’attività che mutò come amore della propria vita, dove questo ipotetico amico-lavoro fu anche il suo giudice e insegnante di vita.

La stesura scritta per il lettore è illuminante. Si muove a partire da tanti suoi aneddoti. Trae alquante riflessioni che l'autrice fece in base a ciascun viaggio: di ciò, quello che più colpisce probabilmente è il flusso ininterrotto di parole riportato, nel senso che può essere riflesso a un fiume in piena che scorre lungo il proprio corso per sfociare poi da qualche parte. Basicamente dovuto alla coscienza di un lavoro che a sé è inesauribile; anche dove la punteggiatura viene posta con un punto di fine discorso pare essere solo un atto formale per il testo. C‘è una continuità interminabile dello scritto. Di intere pagine, l’insieme di parole pare che dalla fretta siano state impresse come bozze, e lasciate così come testo finito. Almeno è quello che alla mente di alcun lettore può sembrare! Ma il fatto è che l’intero volume fu scritto con maestria: certamente da una persona che è capace a scrivere a mano e sa distinguersi da coloro che scrivono davanti a un monitor di computer, magari con un elaboratore di testi che ha il correttore di parole automatico, per esempio.
La narrazione è un ripercorso vitale. Fatto da una persona che è esperta a utilizzare la macchina da scrivere: una particolarità nello scrivere che non è da tutti gli scrittori, specie se coloro che scrivono il libro prestano più attenzione a una tecnica, o una logica (per giusto che può essere) per fare un’apparente bella figura e non a quello che può essere riportato come erroneo, per esempio. […] La stesura del volume è pregna di lei: nel testo c’è una continuità delle vicende, episodi che appartengono alla vita privata e lavorativa della persona. Inerente alla punteggiature, dal punto di fine discorso in ogni frase, tutto il racconto è un susseguirsi di esperienze che ripercorrono l’attività della giornalista: momenti di vita, avventure e ricordi di una corrispondente di guerra in Libano, Israele e Panama. Le prime interviste a persone del mondo dello spettacolo come Sara Montiel e Lola Flores, scandali come quello di Luis Miguel Dominguín in relazione tra la nipote e Mariví. E curiosi aneddoti con Carlo e Diana d'Inghilterra.

Per concludere, "Mujer en guerra" è un libro che riguarda quasi due generazioni di persone ma tratto dalle esperienze di una sola donna: cominciando dal suo inizio durante la censura di Franco in Spagna giunge alla maturità. Riporta l’esperienza vissuta nell'era e nel mezzo del libero mercato: con veste di giornalista professionista e alquanta dignità informativa la scrittrice si mette a nudo della sua privacy. L'amore e la devozione per la professione è quello che nel racconto viene definito. Il libro è scritto con eleganza, in modo tenero, ma anche in maniera ironica. Torres fu capace a distinguersi e senza far retorica riuscì a narrare la storia due generazioni del suo paese: a volte in solitudine altre volte al fianco di persone famose, o amici come Terenci Moix o Joan Manuel Serrat. Completando il volume con una narrazione che può appartenere soltanto a una donna che ha saputo godere del proprio destino. Tal volta un destino unico.

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