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Mientras vivimos
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Torres, Maruja

Mientras vivimos

Barcelona : Planeta, 2005

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Giuseppe Sirugo
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Il libro non è un mio genere, ed è stato letto a stento, ma quattro stelle sono assegnate per la difficoltà che mi volle nel commentarlo. Con un aggettivo direi che il racconto è astruso. Magari ad alcuni lettori tale modello di storia suscita curiosità, proprio perché è complicato. Il certo fu che la vincita del "Premio Planeta 2000" fece che del secolo corrente la giornalista de El País venisse consacrata come una romanziera notevole.
Il racconto si muove principalmente dal personaggio di Regina Dalmau: immagine centrale della storia con la quale ruoterà la trama del racconto. E dove la fantasia di Maruja Torres scelse d’inserite altre due figure femminili: queste altre, conosciute col nome di Giuditta e Teresa, possono essere interpretate come due configurazioni strettamente collegate alla coscienza di Regina.
In primo luogo c’è Giuditta, che sarà l’assistente di Regina. Questa ragazza ventenne stravede per Regina. Ha una grande devozione per la scrittura e vuole imitarla. Dopodichè, non proprio per ordine cronologico della storia, alla coscienza di Regina vige Teresa, ex compagna del padre di Regina; Giuditta, Teresa e Regina formano un terzetto, e appartengono a tre generazioni di persone differenti. Agli occhi del lettore queste donne appaiono come tre figure in cerca della loro identità e un posto nel mondo: sono una classe sociale di donne indipendenti, professioniste e istruite che hanno acquisito il riconoscimento d’indipendenza femminile, la libertà relativa alla sessualità, alla vita di coppia e alla maternità.

Benché la scrittrice ha mantenuto un contesto al femminile, Torres al racconto fece prue una riflessione generazionale del fallimento e della frustrazione degli uomini spagnoli durante il periodo del franchismo. Considerato ciò, al speculare il pensiero anteriore della storia verrebbe da dire che ha un carattere narcisistico: manifestato dal possibile alter ego di Maruja Torres sotto il nome di Regina Dalmau.
Molte volte quando si vuole eleggere un libro da leggere lo si sceglie in base a quelli che lo scrittore o la scrittrice ha pubblicato già: cosa che a Maruja Torres l’esperienza di giornalista l’avrà vantaggiarla soltanto. Tuttavia, con immodestia di chi ha scritto il libro, c’è l’illusione che coi personaggi del racconto al fine di far capire e decidere consapevolmente la strada giusta e quale direzione perseguire, la giornalista giocò con l’esperienze delle protagoniste per far aprire gli occhi al lettore. Circostanza un po’ esagerata probabilmente, poiché lo scrivere e raccontare i personaggi è un fattore interiore, e non un insegnamento di vita. Diversamente, potrebbe essere un contesto basato dai fatti accaduti realmente, per esempio.
In ogni modo in questa evenienza Torres ha mostrato di avere acquisito maggior consapevolezza delle proprie abilità di scrittrice di libri: come narratrice occasionale, in sto racconto mostrò volontà nel voler scrivere una favola che sia stata svincolata da qualsiasi contaminazione stilistica. La medesima facoltà di avvicinarsi a una prospettiva drammatica è notabile. Che sappia scrivere è certo! Però ha un approccio più familiare sotto il complesso di una testata giornalistica, dove magari in quel tipo di ambiente l‘umorismo e la satira sono a l‘ordine del giorno, per esempio.

I moventi delle tre storie si intrecciano fra loro. Tra i personaggi c’è affinità, e al racconto danno una configurazione principale aneddotica: la storia può rappresentare una tecnica pubblicitaria moderna in favore al singolo scrittore. Il romanzo comincia con l’immagine di Regina, che in un qual modo potrebbe essere stato pure l’alter ego di Maruja Torres. Tutto ruota intorno alla figura di Regina. Alla volta evocando allo scritto altre due donne di rilevanza. Fatto che si può interpretare come un incentivo a essere sé stessi nella vita: nel senso che potrebbe essere rappresentato tipo l’esigenza della ricerca di autenticità, ma è una ricerca di autenticità che vede partecipe l’indole della scrittrice, e nessun altro. Specie in quei periodi quando la persona si sente avvilita. È un romanzo controverso: stando alla casta immaginazione che Regia è l’alter ego di Maruja Torres con questa storia non si può dire che la giornalista fu una buona romanziera. Non per cinica, ma perché per sua bravura quando si legge il libro è percepibile una cultura redazionale; a volte posso essere stato io che da lettore saltuario ho fatto un’idea sbagliata quanto la cultura letteraria di Maruja Torres, ma durante il decennio che lessi il libro avevo oltrepassato già le cinquecento unità di volumi. La giornalista, o il suo personaggio mette in luce la propria vitalità. Il momento narrato è un periodo di sconforto creativo ma perlomeno nei personaggi della storia c’è serietà. C’è una disciplina professionale, che l’avrà aiutata a raggiungere la vincita del premio. L’impegno della scrittrice nel comporre un tipo di storia intrecciata come questa può essere compresa da una prospettiva basata dall’esperienza acquisita come redattore. E non come romanziera eccellente: ciò perché nella controversia il contesto del libro non s’intona con l’esito per il quale venne trattato. Con veste solitaria Torres s’incanalò in divergenze differenti per trovare poi un’unica confluenza di idee: una convergenza di pensieri data dalle esperienze delle tre figure femminili. Alla volta traendo al romanzo molti argomenti e dialoghi aneddotici.
In origine la stesura scritta non penso abbia avuto uno schema di base unico: nonostante ciò, le divergenze di pensiero che la scrittrice avrà riscontrato ma che riuscì a concatenare hanno fatto sì che fra i personaggi suscitasse quelli che dopo sarebbero stati i rapporti di un triplice racconto. Contrariamente, la trama potrebbe avere pure un concetto d‘insegnamento soltanto: da questa prospettiva la stesura tratta un unico schema di base dove alla figura di Regina vige una narrazione coscienziosa singolare. Magari data dal possibile alter ego. E da questo personaggio principale chiamato Regina l‘effetto osmosi con altre due figure femminili: con Giuditta e Teresa nascerà una unione sanguigna più forte di una fratellanza vera. Per cui la narrazione può diventare un modello di storia introspettivo univoco che espone un tipo d’inchiesta sulla coscienza di Regina: attraverso questo profilo, per l’appunto basato sulla memoria di Regina, c’è la volontà di metter luce e correggere il percorso svolto in una vita; stando alle esperienze lavorative della giornalista questo romanzo a differenza del libro biografico Mujer en guerra sembra essere un terreno insolito. Essendo anche un romanzo bugiardo c’è del nichilismo, cosa distante dalla nuda e cruda verità delle notizie date in radiotelevisive.
Torres con questo genere letterario ha superato il proprio confine per valicare un retroscena che diventa melodrammatico: nel racconto l’amore c’è. Fra le protagoniste quel tipo di sentimento è presente, però la felicità rimane uno spiraglio di luce. La giornalista coi tre personaggi femminili usò uno stile piuttosto lineare, ricco di pretese, che ovviamente nell’abisso letterale rimangono espressioni vincolate tra loro e che mai corrispondono alla realtà dei fatti. Con altre parole: la scrittrice ha voluto comporre una fiction che espone i rapporti umani, la loro componente di egoismo e di cecità. Probabilmente la storia contiene un ritratto inerente alle esperienze di chi l’ha scritto. Tal volta a sé cela pure una riflessione sincera, forse dovuta a una coscienza solitaria.
L’espressioni dei dialoghi (che potrebbero essere sinonimo di monologo) sono molto aneddotiche: tipo fossero parte di un racconto convenzionale. Mentre viviamo è una grande storia di ammirazione e gelosia, di menzogne e di verità, di odio e amore, d’incontri e di perdite. Senza lasciare nulla al caso per la trama la scrittrice utilizzò delle rapide riflessioni. Dosò in parti uguali la ragione, l’amore e la parte acida che può avere il carattere di una persona. Lasciando che Regina Dalmau fosse la figura cuspide del racconto: cosa che si fece con azzardo perché il contesto delle storie dei primi due racconti nonostante sono percorsi con esperienze di vita differenti rischiano di finire allo stesso modo a causa degli errori medesimi delle protagoniste.

In sintesi e per concludere, lungo la narrazione Giuditta ricorda Regina, e con lei evoca la figura di Teresa, una ex amante del padre di Regina: una donna che fu l’insegnante di Regina. […] In principio fu Regina che non ha mai dimenticato Teresa, la donna che gli illuminò la vita. La crisi dei 50 anni di Regina la portò a recuperare i suoi legami problematici del passato: difficoltà esistenziali che a seguito verranno proiettarli nei confronti della discepola Giuditta, la quale volendo diventare scrittrice a mo’ di flash black aiuta a tesse l’unione della storia devolvendo corpo al racconto.

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