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La solita zuppa e altre storie
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Bianciardi, Luciano <1922-1971>

La solita zuppa e altre storie

Milano : Il Sole 24 Ore, 2016

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   Negli anni Sessanta “La solita zuppa”, novella che dà il titolo al libro, fu motivo di processo.
Protagonista del racconto è una Milano dove tabù non è il sesso bensì il cibo. Scelto un piatto, gli si deve fedeltà. Quindi non c’è da stupire se dopo aver scelto il semolino, come fa il nostro eroe diciottenne, ci si trova poi un giorno in quel tal “bordello” in attesa che la “signora” s’affacci e annunci ammiccante “Eccole la sua fiorentina”.
Insomma, tanto scandalo destò “La solita zuppa” che Bianciardi e l’editore Massimo Pini furono chiamati al banco degli imputati per rispondere dell’accusa di oltraggio al pudore e vilipendio della religione di Stato.
A difesa dello scrittore si levarono voci eminenti, tra cui del Buono, Porzio, Eco*. Alla fine i due incriminati furono assolti.

“La solita zuppa e altri racconti” è un insieme di novelle con temi che vanno dal sesso al lavoro traduttivo.
Come sempre sarcastico e malinconico, sognante e disincantato. Irriverente e corrosivo. E carico di umana tenerezza. E non difettano l’onestà e la purezza che fanno la differenza, perché le parole hanno un peso specifico e le cose un nome preciso.
Ché il Luciano era così e così è il patrimonio letterario che ci ha lasciato.

P.S. Ti si legge, si sorride, talvolta si ride. Poi si smette, e ci si rende conto di quanta profondità ci sia fra le increspature narrative. Ed è chiaro perché non avrebbero dovuto applaudirti, ma incazzarsi.
Sai, leggendo “Adorno” ho pensato che sarebbe bello anziché far leggere “Cuore” di quel tal Edmondo, proporre il tuo racconto ai bambini. Perché l’Adorno che sottrae il pesce dalla cesta del padre sapendo che le buscherà, le porta alla povera madre del Chiavetta traditore della banda, e poi rivolgendosi al piccolo Diaccino spiega: “Hai capito Diaccino? Fare la spia è brutto, è roba da galera, ma la fame è anche più brutta. A scuola questo non te lo insegnano, ma se te lo dico ci puoi credere…” è una gran bella lezione di vita. Di quelle che non si scordano.
Manchi sempre. Ciao.

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