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Un viaggio che non promettiamo breve
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Wu Ming 1

Un viaggio che non promettiamo breve

Torino : Einaudi, 2016

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Lucio Beltrami
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Una cavalcata documentata, appassionata e partigianissima lungo l'avventura del movimento NO TAV, che da più di 25 anni si oppone alla realizzazione della linea AV Torino-Lione in Val di Susa finendo col diventare catalizzatore delle esperienze italiane di opposizione alle grandi opere, al "capitalismo selvaggio" e a certe tendenze antidemocratiche dello stato che si manifestano di quando in quando.

Premetto che non sono affatto NO TAV, anzi sono tendenzialmente a favore, se non fosse così difficile ignorare il modo con cui l'opera è stata imposta senza concertazione e portata avanti con repressione militarizzata supportata acriticamente e spesso dolosamente dalla politica e dalla stampa. E però se i progetti e le motivazioni dei promotori dell’opera hanno negli anni mostrato falle più o meno grandi, lo stesso si può dire delle controdeduzioni tecniche e ideologiche citate dai contestatori.

Per quanto mi riguarda uno dei motivi di maggiore interesse del libro è il permettere di far capire la peculiarità dei NO TAV valsusini: un calderone multiforme che in qualche modo unisce spirito della resistenza partigiana, lotte per i diritti civili, vittime della sindrome NIMBY, sacerdoti e fedeli cattolici, semplici cittadini, montanari idealisti, anarchici dei centri sociali e altro ancora. Il tutto in un clima di solidarietà, partecipazione, gioia e spirito di sacrificio che ne fanno una specie di laboratorio della partecipazione dal basso probabilmente difficile da replicare altrove.

Peccato che il libro lo racconti in maniera frammentata lungo più di 400 pagine rendendo il tutto un po' verboso per chi non sia veramente interessato, e soprattutto che la partigianeria di cui sopra non aiuti a prendere tutto quel che viene scritto per oro colato: la gioia che traspare quando si raccontano episodi in cui è stato possibile prendere in giro “le guardie”, osteggiare i “poteri forti” e più in generale riportare vittorie contro il nemico che è lo Stato, assieme al continuo collegamento con resistenze partigiane ai nazifascisti o lotte operaie contro i “padroni”, sono rivelatrici dell’ambiente di estrema sinistra bolognese da cui provengono i Wu Ming. Un idealismo tanto ammirevole quanto “comodo”, che permette di fare gli eterni contestatori senza sporcarsi le mani con la realtà.

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