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Scarpe italiane
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Mankell, Henning

Scarpe italiane

Venezia : Marsilio, 2011

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Abstract: Fredrik Welin, ex-chirurgo, vive in una delle tante, piccole isole che popolano l'arcipelago al largo di Stoccolma, circondato da un mare di ghiaccio. Solo l'arrivo del postino interrompe il silenzio delle giornate, segnate dalle immersioni e da qualche scarna annotazione in un diario, cronaca di un'esistenza che si è persa. C'è un mistero nella vita di Fredrik Welin, una catastrofe che l'ha spinto a cercare la solitudine e a creare una barriera tra sé e il mondo. Ma un mattino, quasi un miraggio, lo raggiunge una donna. L'ombra nera che si staglia contro il bianco tutt'intorno è Harriet, tanto amata in gioventù e abbandonata senza spiegazioni. Ora, dopo quasi quarant'anni, vuole che Fredrik mantenga un'antica promessa. Con lei inizia un emozionante viaggio verso nord, pieno di incontri inaspettati, una ricerca serrata alle radici di un segreto del passato. Con Scarpe italiane, Henning Mankell, il maestro del giallo scandinavo, rivela un registro sorprendente, che come l'eco di un colpo sulla superficie ghiacciata del mare risuona nel cuore del lettore. Il suo è un romanzo intenso sulla forza dei sentimenti e dell'amore che rinasce, dove il protagonista, che a molti critici ha ricordato Wallander, è alle prese con una caccia che non dà tregua. Ma, questa volta, la caccia non è all'assassino.

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Antonella Greco
253 posts

L'immersione nel paesaggio è totale, il freddo è reale e anche il caldo. L'atmosfera che circonda i personaggi sembra il riflesso dei loro sensi. Mi ha affascinato la scrittura e la costruzione dei personaggi e della storia, ma ho trovato tutto troppo decadente. Questi personaggi soffrono e basta, non hanno un minimo di riscatto. Sono dolore allo stato puro e questo mi ha allontanato dalla storia e dal loro sentire. Niente è solo dolore, almeno si spera che sia così.

P155566
4 posts

Una letture dalla quale non sono riuscita a staccarmi. Doloroso. Intenso. cf

p60468
17 posts

Libro non riuscito. Già la scelta della narrazione in prima persona si rivela fin dalle prime pagine sbagliata. Troppe frasi in sospeso che vorrebbero mostrare drammi irrisolti e nascosti ma che si sciolgono come neve al sole nello sviluppo della trama. Il protagonista si rivela umanamente poco in grado di sopportare la sua mediocrità e inconsistenza. Lascia Herriet nel pieno della sua storia amorosa per poi non concludere nulla. Come chirurgo di fronte un errore clinico, per quanto grave, abbandona il campo per rifugiarsi nell'automacerazione. Il paesaggio che sempre nei testi di Mankell costituisce una parte importante dello sviluppo della trama, è qui posticcio, con i suoi noiosi panorami di ghiaccio e neve. Insomma molte, troppe pagine dimenticabili per un racconto non riuscito

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