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Viaggiatori paganti
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Farassino, Gipo

Viaggiatori paganti

Casale Monferrato : Piemme, 2007

Abstract: Galleria del Corso a Milano: un indaffarato viavai di musicisti in cerca di fortuna e di agenti pronti a offrire un contratto. Sono gli anni Sessanta e Matteo Monti, detto Teo, ama sedersi al tavolino di un bar quando la Galleria comincia ad animarsi, in tarda mattinata, ed è più facile incontrare una faccia amica, magari proprio qualcuno con cui lui ha suonato. Sente forte il richiamo della musica, ce l'ha nel sangue sin da bambino, quando, aggrappato alla ringhiera di una casa popolare nella Torino anni Trenta, ascoltava rapito l'uomo che arrivava in cortile col carretto e azionava un pianoforte a manovella. Ora Teo ha più di trent'anni, e ha trascorso gli ultimi dieci in giro per il mondo, a suonare in orchestra, nei locali notturni; non gli sarebbe difficile procurarsi un nuovo ingaggio, ma è stanco di quella vita randagia, e di quelle esibizioni fatte solo per guadagnare. Lui, che ama il jazz e le sonorità ricercate, non vuole piegarsi alle mode, e se deve continuare a fare musica, sarà solo per passione. Per cominciare una nuova vita e cercarsi un lavoro qualsiasi, purché stabile, ha scelto Milano. Ha deciso di puntare tutto sulla Grande Città, che lo ammalia con la promessa di mille chance. È partito da Torino con i soldi contati, una chitarra, e una Olivetti 22 buona da vendere in caso di necessità. Ma anche con la rabbia di chi non è stato accarezzato dalla sorte: un destino che gli ha rubato l'infanzia per mano della guerra, con le sue atrocità e la sua follia.

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Questo libro può essere riassunto in un gesto: la dolce carezza di una mano callosa. É denso di tutta la poetica di Gipo e della vita da scontare, come ogni buon torinese é stato cresciuto ad affrontare. É un romanzo di formazione che tira sberle ma che racchiude un forte amore per la vita.
Forse, consapevole che il proprio mezzo espressivo fosse la musica e il cantautorato, non la scrittura, intelligentemente utilizza l'espediente di un susseguirsi continuo di flash back ben cadenzati e anzi espressione di un'anima inquieta persa nel tempo e che si sforza di essere nel presente, cercando di non sprofondare nel passato né nel futuro. Questi flash back hanno il sapore della grappa: racconti d'un ubriaco ebbri di vita, verità, sofferenza e amore. É la dote suggestiva di Gipo di creare scene intime di vita di sconosciuti davanti ai tuoi occhi e di farti piangere il cuore dal dolore.
Non é un capolavoro e non è alta letteratura, ma se siete in cerca di una scossa per andare avanti é il libro giusto.
Una nota dolente c'è: a metà del libro ho iniziato a fare fatica a leggere, perché é fortemente misogino. Non lo critico in quanto tale, Gipo é figlio del suo tempo: prima certe cose non si vedevano, adesso si vedono e si soffrono, ma allo stesso tempo sarebbe ingiusto limitarsi a etichettarlo solo come tale.

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