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La donna in bianco
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Collins, Wilkie

La donna in bianco

Roma : Fazi, 1996

Abstract: Quale terribile segreto nasconde la misteriosa figura femminile che si aggira per le buie strade di Londra? Questo è solo il primo di una serie di intrighi, apparizioni e sparizioni, delitti e scambi di identità che compongono la trama de La donna in bianco.

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Antonella Greco
253 posts

Non si fatica a credere che ci fosse la coda il giorno della pubblicazione delle puntate di questo racconto. Il meccanismo narrativo è complicato ma perfetto e arrivare alla fine dà una immensa soddisfazione. I personaggi sono fascinosi e ipnotici e in particolare i cattivi riescono ad ammaliare come nessun altro. Niente è come sembra e niente si svolge come dovrebbe. Il racconto sembra sfuggire alle regole. Sembra sfuggire persino allo scrittore a tal punto da restare inebriati dal senso di imprevisto e perdita che si sussegue pagina dopo pagina. Alla fine del racconto niente sarà più lo stesso, non i luoghi, non i personaggi, non i lettori. Credo che anche lo scrittore dopo questo viaggio nell'anima e nel mistero sia rimasto lo stesso.

P202543
3 posts

Assolutamente coinvolgente, meravigliosamente scritto, raccontato, descritto. Catapultata in un'altra epoca mi sono trovata coinvolta e quasi co-protagonista di questa storia. Nonostante la mole di pagine mi è sembrato addirittura un romanzo breve. Da leggere e rileggere. Capisco perché il suo amico e socio Charles Dickens ne fosse quasi geloso.

P50737
3 posts

Bellissimo si legge in un fiato

Utente 150
302 posts

3,5

Come i lettori che dal 26 novembre 1859 al 25 agosto 1860 seguirono ammaliati le vicende de “La donna in bianco” uscite a puntate sulla rivista “All the Year Round” dell’amico e collega di Wilkie Collins, Charles Dickens, altrettanto fanno i lettori di oggi.
Il segreto del fascino narrativo lo svelò lo scrittore stesso: “Make’em laugh, make’em cry, make’em wait” (falli ridere, falli piangere, falli attendere).
E questo romanzone dalla scrittura seducente, un po’ giallo, un po’ gotico e un po’ melodrammatico cattura il lettore, lo imprigiona nei luoghi, nel reticolo degli accadimenti, lo tiene sospeso nell’attesa di “ascoltare” le testimonianze dei personaggi. E a mano a mano emergono fatti e complotti, si svelano buoni e cattivi, si contrappongono bene e male, senza sfumature, senza mezzi toni.
Su tutti si leva lui, l’ambiguo e diabolico conte Fosco. Lui che chiederà e ci chiederà: “Cos’altro siamo (chiedo) se non fantocci in un teatrino da fiera?”

Epperò una domanda la pongo anch’io a chi ha già letto il romanzo. Forse qualcosa m’è sfuggito, ma come può Walter aver sposato l’amata se in quel momento ella era priva della sua identità?
Eh?

P.S. Il refuso è quella cosa... (scriveva Rodari)
Metto sempre in conto di scorgere qualche refuso, non trovarne è una rarità. Alcuni, però, pesano più di altri. Per esempio questo.
Terzo libro.
A Marian appare in sogno Walter col quale ha un dialogo.
[…]“La pestilenza che uccide gli altri non mi ucciderà”[…]
[…] “Le frecce che colpiscono gli altri non mi colpiranno” […]
[…] “Il mare che travolge gli altri non mi travolgerà” […]
[…] “La pestilenza che consuma, la feccia che colpisce, il Mare che inghiotte…”[…]

E così, la freccia diventa feccia.
(Ciò non toglie nulla alla bellezza del testo. E chissà, magari nelle prossime edizioni il refuso svanirà)

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