Risultati della ricerca https://bct.comperio.it/community/forum/ Villa in Brianza - Carlo Emilio Gadda https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4103#post4103 <p>Quella villa brianzola, nido dei rancori gaddiani, eccola qui: casa ridente <em>“anzi occhieggiante”</em>, senza bagno ma orientata secondo i punti cardinali, con la sua enorme cucina, il portico e la terrazza. E un caminetto, che non s’accende mai. <br />E qui, ecco i conuigi Pelegatta. <br />Lui, Francesco Pelegatta, uomo sommamente morale, che ha viaggiato tanto senz’imparar alcunché; <em>“negoziant de seda”[/i[ crede <em>“in Dio, negli Apostoli tutti e nella Santa Chiesa Madre di tutti gli uomini</em>, ma è “</em>senza il becco d’un quattrino”, quando solitamente <em>“i ruspi e la Fede, sono notoriamente concili abilissime”.</em> Il Francesco Pelegatta, con la camicia inamidata e quel tal contegno, al paesetto lo chiamano <em> “el scior Pelegatta”</em>. <br />Lei, madre del piccolo Carlo Emiliuccio e moglie di secondo letto del Pelegatta, è la Marchesana Adelaide, <em>“piena di virtù e di coraggio e di studî”</em>, col caro fiasco nel caro armadio che cigola spesso durante la giornata. Potete immaginare voi perché. <br />I tre pargoletti dei Pelegatta giocano sotto il portico al suon del cigolante armadio (ché la Marchesana ha il suo gran da fare). E quando la donna di servizio, quella Marietta che <em>“fa la piscia in piedi”</em> funziona da dama di compagnia, lo stridio fa il bis. In quel di Longone, fra aria salubre e “gutturazioni pleistoceniche” di meccanici, idraulici e pompieri. </p><p>Questo brevissimo racconto è un atto di vendetta, forse un tentativo di riscatto dal risentimento verso i genitori e la casa che gli rese tanta pena. Nel 1910 fu messa un’ipoteca di 10.500 lire sullo stabile di Longone. Fu cancellata nel 1924 e costò grandi sacrifici a Gadda. In una lettera datata 15 febbraio ’27, scriveva alla sorella: <em>“è come la pietra di una tomba posta sulla nostra vita, sui nostri sacrosanti interessi e diritti ... Non parlarmi quindi mai né di Longone né del sozzo contadiname a cui manteniamo una casa, mentre io devo lavorare come un cane e vivere al 4° piano in una camera fredda”</em>. <br />Si libererà della “fottuta casa di campagna”, del “feudo barcollante di Longone”, del “verme solitario Longone, con Resegone sullo sfondo e odor di Lucia Mondella nelle vicinanze” solo nel 1937, dopo la morte della madre.</p><br><br>Postato in: Villa in Brianza - Carlo Emilio Gadda stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Fri, 11 Jan 2019 23:25:55 +0100 https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4103#post4103 Mastica e sputa - Pino Roveredo https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4098#post4098 <p>Gocce di vita che si fanno immagine, ancor prima che parola. Una pennellata, un graffio, un tratto d'inchiostro. E la potenza di chi la scrittura ce l'ha dentro, come magma incontenibile. <br />Scrittura come vita. Scrittura che salva. <br />Talvolta basta poco per non crollare, come essere presi in braccio, anche solo “per un minuto”, così, “ogni tanto”.</p><br><br>Postato in: Mastica e sputa - Pino Roveredo stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Tue, 08 Jan 2019 20:40:47 +0100 https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4098#post4098 Sette zie https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4090#post4090 <p>Marcello Marchesi trascorse gli anni dell’infanzia a Roma, nella casa dello zio materno, Guido, e di una frotta di zie, cognate di Guido. Motivo dell’esilio del piccolo Marcello, ultimo di sei fratelli, la colpa d’essere figlio illegittimo nato da una relazione della madre con un noto avvocato milanese. <br />Ed ecco <em>Sette zie.</em> </p><p>Amedeo narrante, Amedeo narrato. Gabriella del tempo narrato, Gabriella del tempo narrante. Le storie s’intrecciano in giocosa alternanza con altri fatti, e altri personaggi là, nei luoghi della sua prima giovinezza, dov’è tornato per ricomporre la sua storia, e dove capita anche l’Amedeo scrittore di testi brillanti ch’è, come l’altro, un po’ smemorato. <br />Si ride del paradosso, ma si percepisce un sentire celato, fra le pieghe del dubbio e della stravaganza. <br />Amedeo e le zie. Tutte queste zie, che lo vedono sempre bambino anche quando bambino non è più, tutte innamorate di zio Guido, milanese, dentista creativo, marito di zia Ida. Zio Guido, che sposandone una, si sposa anche le altre sei. <br />Le sette zie, o forse sei, ché una non si sa se esiste, e se esiste non si sa dov’è. Sono sei o sette? Sette come i colli e i re di Roma, come gli angeli dell’apocalisse, o sei come i figli di Enrica Volpi, madre di Marcello? <br />O di più, come disse il vecchio conoscente, certo che fossero nove? <br />Amedeo e i ricordi. Non ricordi, mezzi ricordi, ricordi. Affiorano, sotto le mani sapienti e pazienti di Gabriella. Affiorano i ricordi, che Amedeo non ha mai amato, schegge di uno specchio frantumato che sarebbe meglio non tentare di riunire per <em>“vederci qualcosa che non c’è più”</em>, ma gettare prima che facciano male. <br />Non manca il fantasma. E nemmeno le sorprese. </p><p>In questo gioco di specchi e d’intrecci si trascorre qualche ora <em>“né qui né là” ma soltanto “tra qui e là”. Condizione ideale”,</em> come il tempo del viaggio di Amedeo sul treno Milano-Roma o Roma-Milano.</p><br><br>Postato in: Sette zie stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Sun, 23 Dec 2018 01:37:42 +0100 https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4090#post4090 Rimini - Pier Vittorio Tondelli https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4081#post4081 <p><em>“Voglio che Rimini sia come Hollywood, come Nashville cioè un luogo del mio immaginario dove i sogni si buttano a mare, la gente si uccide con le pasticche, ama, trionfa o crepa. Voglio un romanzo spietato sul successo, sulla vigliaccheria, sui compromessi per emergere. Voglio una palude bollente di anime che fanno la vacanza solo per schiattare e si stravolgono al sole, e in questa palude i miei eroi che vogliono emergere, vogliono essere qualcuno, vogliono il successo, la ricchezza, la notorietà, la fama, la gloria, il potere, il sesso. E Rimini è questa Italia del “sei dentro o sei fuori”. La massa si cuoce e rosola, gli eroi sparano a Dio le loro cartucce”.</em> </p><p>Nella primavera del 1981 a Pier Vittorio viene proposto di passare due mesi sulla riviera adriatica per lavorare a un inserto speciale. Non parte. Manda invece Bruno Bauer, giornalista protagonista di Rimini, nell’abbagliante Hollywood romagnola, dove si va perché ci sono altri centomila, dove musica e sesso e droga si levano in coro, dove la notte è variopinta e risplende di strass e paillettes. <br />Bauer e i suoi collaboratori percorreranno lo sfavillante lunapark italiano per cogliere e raccontare vite che scorrono e s’arrestano, bagliori e ombre di esistenze note e sconosciute. È un succedersi di personaggi, credibili perché rubati alla realtà, fantastici perché rinnovati dalla genialità della scrittura di Tondelli. Ognuno è mosaico umano, con ambizioni alte e sconfitte certe. Girano su una giostra che non prevede vincitori. Le braccia si tendono, le mani si chiudono. Il trofeo è irraggiungibile. Ma attorno, tutto è colore, tutto rifulge. <br />La bocca stupita non avverte retrogusto amaro. C’è tempo, c’è tempo. Non va perduto. <br />Poi le luci si spengono. E rimane il vuoto. </p><p>Ciao Pier, a ri-vederci con le parole. </p><p>P.S. È recente la notizia che, grazie alla donazione della famiglia Tondelli e al consenso del curatore dell’opera tondelliana Fulvio Panzeri, la biblioteca privata dello scrittore diventa patrimonio del comune di Correggio. Si tratta di 2494 volumi che troveranno collocazione a Palazzo dei Principi presso il Centro di Documentazione Pier Vittorio Tondelli. La collezione, comprese le annotazioni e sottolineature autografe di Tondelli, sarà consultabile nei primi mesi del prossimo anno.</p><br><br>Postato in: Rimini - Pier Vittorio Tondelli stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Fri, 07 Dec 2018 00:33:24 +0100 https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4081#post4081 Il libro dell'estate - Tove Jansson https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4075#post4075 <p><em>“… una pianta la si sposta dove può stare meglio, per una settimana ce la fa a sopravvivere sulla veranda. Se si sta via più a lungo, la si affida a qualcuno che la bagni, e può essere un po’ complicato. <br />Perfino le piante diventano una responsabilità, come tutto quello di cui si ha cura e che non è in grado di decidere da sé.”</em> </p><p>Una vita germoglia, un’altra appassisce. Nel mezzo tutte le tempeste e i bisogni e le assenze tessuti in un’organza di mestizia, ricamata con vaporosa levità e rarefatta ironia. <br />Non c’è trama nella pagina quotidiana dell’esistenza, ma va a comporre il romanzo della vita il cui disegno è noto: nascere, vivere, morire. Questo sa la vita sfiorita. Questo va scoprendo la novella vita. </p><p>Delicato come un acquerello, con qualche guizzo di china fra i colori, <em>Il libro dell’estate</em> è una favola gentile. Contenuta e garbata, sfiora senza toccare, scalda senza accendere. Poeticamente algida. <br />Algidamente poetica. <br /><em>“Aha”</em>. <br />E allora voglio tradurre l’insopportabile petulanza di Sofia come richiesta, prepotente e gridata, di quel mancato slancio istintivo e umano capace di attenuare, per quanto possibile, il dolore della perdita e il senso di smarrimento e rabbia. <br />Un modo per chiedere qualcosa di più. Alla nonna. E alla penna di Tove. <br />Fuoco e sale anziché algida poesia. <br /><em>“Aha”</em>, direbbe Sofia. <br /><em>“Aha”</em>, ripeterebbe la nonna. <br /><em>“Aha”</em>, aggiungo io. Perché? C’è una bambina di sei anni alle prese con l'elaborazione del lutto, e mai un abbraccio.</p><br><br>Postato in: Il libro dell'estate - Tove Jansson stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Sun, 02 Dec 2018 18:28:41 +0100 https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4075#post4075 Fratelli d' Italia - Alberto Arbasino https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4045#post4045 <p><em>Fratelli d’Italia</em> deve ancora affacciarsi nelle librerie (uscirà a maggio ’63, pubblicato da Feltrinelli), che ha già sollevato qualche (qualche!) malumore. Colpa forse di un paio di copie, sfuggite chissà come, lette ad alta voce qua e là, accompagnate da cori di “Scaaandalo!” <br />I frequentatori di certi ambienti mondani si sentono chiamati in causa, e d’un tratto gli amici non sono più amici, i saluti vengono a mancare, e qualcuno (un altro Alberto), più arrabbiato di altri, cerca un modo per vendicarsi. Non lo denunciano, ma solo perché il libro non è ancora uscito e mancherebbe il corpo del reato. <br />Insomma, certa società, che per la prima volta si vede nuda allo specchio, non gradisce, si sorprende, s’indigna. <br />Anche Bassani, direttore editoriale della casa editrice Feltrinelli, osteggia l’opera di Arbasino; non ne condivide la mescolanza di generi, lo stile e il virtuosismo. <br />L’editore taglia corto: <em>“Non desidero entrare nelle polemiche sul romanzo. Quello di Alberto Arbasino è a mio avviso anzitutto un libro, che alcuni leggeranno come un romanzo, altri come un saggio, altri forse ancora come un pamphlet o un repertorio giornalistico”.</em> <br />Il libro esce dopo che l’avvocato cui è stato sottoposto il testo, non riscontrando estremi per eventuali denunce, dà il via. <br />Così <em>Fratelli d’Italia</em> arriva sugli scaffali. <br />Alla prima pubblicazione per Feltrinelli del 1963, ne sono seguite altre due: quella per Einaudi nel 1976 e la terza per Adelphi nel 1993, ognuna rivisitata e ampliata dall’autore, modifiche che hanno fatto lievitare le pagine da 532 a 663, fino all’ultima versione a 1371 pagine. E sono 1371 pagine di puro godimento. </p><p>Fra una metafora fuori moda e una parabola che fa tendenza c’è lo svelarsi di quella certa società che si presenta al mondo in tutta la sua inconsistenza, e che però non offre carne in scatola agli invitati né veste abiti dozzinali da department store. Nondimeno, when it comes to books, nelle loro <em>“magioni eccelse, su quei tavolini così fini, sotto i Canaletto e i Bellotto, vedi volumi analoghi a pacchetti di patatine, merendine per bambini, detersivi popolari”</em>. <br />C’è il Paese intero, perennemente inadeguato e in ritardo, pieno di contraddizioni e pochezze. Ci sono letteratura e letterati, scrittura e scrittori, usi e costumi di quel magico momento del boom economico e culturale. E ci son le cose che certa morale non vuol che siano, ma che essendo si esercitano; l’importante è tacerle. Almeno le proprie. </p><p><em>Fratelli d’Italia</em> è un grandioso viaggio letterario-culturale sfrenato e incalzante. E… no ve l’oo ditt? Geniale. Ecco. L’ho detto. <br />Su e giù a gran velocità per questa Hollywood nostrana. <br />Non distogliete lo sguardo, ché il paesaggio scorre rapido e magnifico. Non distraetevi. Preparate taccuino e penna: al termine vi troverete con un elenco chilometrico di nuovi possibili itinerari letterari. <br />Di questo viaggio rimarrà la voglia di ripercorrere, di tanto in tanto, un tragitto a caso e andare in visibilio, ancora. <br />E allora, Let’s go! Che meraviglia. Che piacere. Che goduria! </p><p>Caro Arba (posso chiamarti così?), per fortuna hai scritto Fratelli d’Italia allora. Ché oggi è rimasta da raccontare un’italietta dalla mondanità smorta, da schiscèta di minestrina sciapa. What a luck, what a luck! ch’era il 1963. <br />Levo un calice di italian <em>i</em> ([vino] <em>“spaventosa erosione della matrice “vinum”, operata dall’abominevole dialetto bergamasco”</em>), anche se sono astemia. <br />Let’s drink, my dear Arba’! Leggerti è sempre una festa. Lo dico inscì: un gran piaser! E grazie (grazie!). </p><p><em> “Nei nostri vecchi tinelli... Da una parte, romanzetti piccolo-borghesi d’occasione, evasione, rievocazione, commozione, signora mia. E dall’altra, fuga da ogni realtà contemporanea nell’esercizio di stile al piccolissimo punto. Appena si vede crescere l’ombra del dittatore, guardare la realtà senza affetto può diventare pericoloso. E i più svelti fanno in fretta a capire: l’America l’è amara finché vige il Fascio, la diventa buonissima solo quand’è arrivato il generale Clark e si sono perse anche le mutande grazie al Duce. Poi però Togliatti fa paura, e allora si ricomincia: l’è amara, non l’è amara, e se non la sarà amara, chissà mai cosa sarà”.</em></p><br><br>Postato in: Fratelli d' Italia - Alberto Arbasino stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Sat, 03 Nov 2018 22:17:30 +0100 https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4045#post4045 Nella perfida terra di Dio https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4027#post4027 <p>Linguaggio ibrido, potente, ruvido. Mescolanza di dialettismi, lemmi arcaici e neologismi che rendono alta la scrittura. </p><p>“Prima” e “dopo”. Così è scandita la vita a Rocca Bardata, chimerico paese del Salento. <br />“Prima” e “dopo” si distinguono dai segni del tempo lasciati sui protagonisti, dalle ferite fresche o cicatrizzate ma mai guarite. <br />“Prima” e “dopo” confinato in un universo limaccioso, dove i sogni muoiono appena alzano il capo, e i fiori appassiscono ancor prima di sbocciare. <br />Rocca Bardata, dove “prima” e “dopo” hanno concepito un seme malato e corrotto, dove “prima” era ieri e “dopo” è oggi, dove domani è troppo lontano anche solo a pensarlo, è buona solo per la mala erba. <br />La genesi di tutto è racchiusa fra le zolle di una terra mefitica che nulla concede, che non offre salvezza, che costringe a ingoiare sangue e fango. <br />È la perfida terra di Dio, dove la redenzione è impensabile e la risurrezione impossibile. <br />Nella perfida terra di Dio, nonostante tutto, si leva un fiato di speranza. Refolo di vento che sorride impertinente e alimenta il fuoco, medicamento catartico per la terra e per gli uomini. Ha la voce di Michele, il più piccolo dei reietti. </p><p><em>“… se iddu non teneva a noi col cazzo che tornava qua a pigliarsi due pallottole”</em> </p><p>P.S. Però… la sonata non prevede ouverture. Sofistica, lo so.</p><br><br>Postato in: Nella perfida terra di Dio stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Sun, 21 Oct 2018 01:00:17 +0200 https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4027#post4027 I fiori blu - Raymond Queneau https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4002#post4002 <p>Buttate bussole e orologi, ché in questo viaggio non servono. Prendete invece una medaglia e osservatene le facce. </p><p>Il duca d’Auge sogna d’essere Cidrolin che sonnecchia nel barcone ormeggiato sulla Senna. <br />Cidrolin sogna d’essere il duca d’Auge. <br />Le vicende del duca si compiono con salti temporali di 175 anni, partendo dal 1264. Quelle di Cidrolin si svolgono nell’anno 1964. <br />Il duca e Cidrolin non potrebbero essere più diversi. L’uno feroce, senza scrupoli, sanguinario, l’altro sempre un po’ annebbiato, imbevuto di <em>”pernod”</em> (essenza di finocchio); ridipinge lo steccato che qualcuno di notte riempie di scritte infamanti e poi si occupa della sua attività preferita: dormire. Sognare. Sulla sua chiatta, il suo barcone, la sua <em>Arca</em>. <br />Per conoscere le vicende del duca si deve attendere che Cidrolin s’addormenti, per seguire il sonnacchioso Cidrolin s’aspetterà che dorma il duca. <br />S’incontreranno. Nel 1964. Sull’Arca. <br />Il diluvio non è solo d’acqua. </p><p><em>I fiori blu</em> è gioco fra sogno e realtà, fra vite che scorrono e cavalli che parlano. È viaggio in tondo al tempo e allo spazio, è succedersi di citazioni e metafore. È sfida, divertimento, baraonda entusiasmante. È fantasmagoria linguistica. <br />È faccenda contorta fin là, dove dal fango sbocciano piccoli fiori blu. </p><p><em>Anche le marce più oscure hanno una fine. Il Duca disse: <br />- Eccoci qua. <br />Si fermò. L’abate Riphinte l’imitò: <br />- Dove credete che siamo arriva-ti? - chiese il Duca. <br />- Nelle tenebre. <br />- E cosa vedremo? <br />- Poco o niente.</em> </p><p>Salite sulla torre e poi lasciatevi andare. O cadere. Nel sogno, s’intende!</p><br><br>Postato in: I fiori blu - Raymond Queneau stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Mon, 17 Sep 2018 11:46:35 +0200 https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/4002#post4002 La diva Julia - W. Somerset Maugham https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/3980#post3980 <p><em>“Dicono che recitare è soltanto finzione. Questa finzione è la sola realtà”</em> </p><p>Suo padre è il più bell’uomo d’Inghilterra, sua madre la più brava attrice. L’unico desiderio di Roger si chiama “realtà”. <br />Non li rimprovera, tuttavia il loro modo di vivere gli ha tolto la possibilità di credere in qualsiasi cosa. <br />Il ragazzo ricorda un episodio alla madre: </p><p><em>«Una sera, da ragazzino, avrò avuto quattordici anni, stavo tra le quinte a vederti recitare. Doveva essere una bella scena, tu dicevi le tue battute con tanta sincerità e quello che dicevi era così commovente che mi venne da piangere. Ero tutto sovreccitato, mi sentivo, non so come dire, elevato. Partecipavo alla tua sofferenza, mi sentivo un piccolo eroe; mi pareva che mai più avrei fatto un’azione bassa, meschina. E poi tu sei venuta in fondo alla scena, vicino a dov’ero io, con le lacrime che ti colavano sul viso; e dando la schiena al pubblico hai detto al direttore di scena, con la tua voce normale: cosa diavolo combina l’elettricista? gli avevo detto di togliere la luce blu. E un istante dopo ti sei girata verso il pubblico con un grido di angoscia e hai continuato la scena».</em> <br />Julia replica: <br /><em>«Tesoro, ma era una recita. Se un’attrice sentisse davvero le emozioni che rappresenta andrebbe in pezzi. Ricordo bene quella scena. Faceva crollare il teatro. Non ho mai avuto tanti applausi in vita mia».</em> <br />Roger invece s’è sentito deriso, imbrogliato da questa madre inesistente, da questa donna ch’è solo le innumerevoli parti che ha interpretato. </p><p>Recitare è arte, e l’arte si crea. Nasce dalle vite di uomini e donne, dalle loro più piccole emozioni che prendono forma e sostanza in una dimensione nuova, dove illusione è il pubblico, realtà gli attori. L’attore è emblema del <em>“trambusto vano e confuso che chiamano vita”.</em> <br />La realtà inizia là, dove termina la quinta e comincia la scena. Fino a quando cala il sipario, e un altro si leva. Ben più grande, con un cast immenso, in una commedia senza fine. <br />Ecco l’ultimo trillo: “Pronti per andare in scena!”</p><br><br>Postato in: La diva Julia - W. Somerset Maugham stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Sun, 12 Aug 2018 00:02:26 +0200 https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/3980#post3980 Kitchen confidential - Anthony Bourdain https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/3963#post3963 <p>Ho consumato un barattolo di bicarbonato per arrivare alla fine (era una lettura condivisa, altrimenti avrei lasciato). E confesso, quando mi saliva lo schifo, qualche pagina l’ho saltata. Non ho uno stomaco così forte per reggere certi particolari. <br />Non ho colto l’utilità e nemmeno il senso di alcune descrizioni di Bourdain, cito come esempi lo sperma sulle scarpe del suo aiutante Steven, e le scopate di Steven-versione-porno con <em>Chuletita loca,</em> mentre, fra un grugnito e un asmatico quasi-orgasmo, telefona all’amico e collega Manuel, per chiedere: <em>“indovina che cosa sto facendo?”</em>. Mi son parse fanfaronate. <br />Non penso che molteplici e sovrabbondanti porzioni di sesso, alcol, droga, imprecazioni e violenze varie, consumate in cucina per mano di un’orda di disadattati, arricchiscano il menu e facciano effetto WOW!, anzi, già al secondo giro si rischia lo “sbadiglio da ripetizione”. Insomma, più che trasgressione m’è parsa mera e fastidiosetta operazione di marketing. <br />Serpeggia odio puro per i vegetariani. Io sono vegana (addirittura!). Ma non mi sono sentita offesa né incompresa, quindi non replico. Sorvolo. E penso che difficilmente m’imbatterò in un lupanare gastronomico come quelli descritti. <br />Farò attenzione ai coltelli, coi quali ho un pessimo rapporto. <br />Non mi preoccuperò dei ristoranti narrati, che non frequento, ma spargerò la voce tra le mie conoscenze. Anche se forse sono più informate di me. <br />Dirò ai miei amici onnivori di quanto sia pericoloso mangiare pesce, e non solo, al ristorante il lunedì, e li informerò anche di tutto il resto. Grazie. </p><p>Il ritmo narrativo m’è piaciuto. Qualche perplessità sulla traduzione, ma non cercherò la versione in lingua. Ho già dato. E il bicarbonato è finito. </p><p>P.S. Sono una voce stonata. Il libro in realtà ha ottenuto enorme successo a livello mondiale, è stato tradotto in svariate lingue e ha ispirato una serie TV. </p><p>Ho trovato questa dichiarazione di Bourdain del 2017 a proposito della sua opera: <br /><em>“To the extent which my work in Kitchen Confidential celebrated or prolonged a culture that allowed the kind of grotesque behaviors we’re hearing about all too frequently is something I think about daily, with real remorse.”</em> <br />Un atto di pentimento, pare.</p><br><br>Postato in: Kitchen confidential - Anthony Bourdain stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Mon, 23 Jul 2018 10:08:35 +0200 https://bct.comperio.it/community/forum/reviews/show/3963#post3963