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× Nomi Moravia, Alberto

Trovati 46 documenti.

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Cani sciolti
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Paris, Renzo - Moravia, Alberto - Di Consoli, Andrea

Cani sciolti

Elliot, 23/01/2017

Abstract: Cani sciolti, romanzo d'esordio di Renzo Paris, uscito nel 1973, ha attraversato diverse generazioni, a cominciare da quella passata per il '68. Apparso anche in Francia con la prefazione di Jean-Noël Schifano e la traduzione dello scrittore Jean-Marie Laclavetine, è la storia di due insegnanti, due emarginati, ex rivoluzionari, tormentati dal passato e schiacciati dalla loro attuale vita piccolo borghese. Nel loro scambio di lettere, inviate da sperdute scuole di provincia, fanno autocritica su un anno segnato dalla dura Utopia. Attorno a loro, due donne, amori mal corrisposti o impossibili, e un mondo di provincia in rivolta. Un libro culto che ripropone ai lettori di oggi le verità, i sogni e le disillusioni di un memorabile quanto irripetibile momento storico.

Gli indifferenti
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Moravia, Alberto

Gli indifferenti

Bompiani, 31/03/2016

Abstract: Quando Alberto Moravia cominciò a scrivere questo capolavoro, nel 1925, non aveva ancora compiuto diciott'anni. Intorno a lui l'Italia, alla quale Mussolini aveva imposto la dittatura, stava dimenticando lo scoppio d'indignazione e di ribellione suscitato nel 1924 dal delitto Matteotti e scivolava verso il consenso e i plebisciti per il fascismo. Il giovane Moravia non si interessava di politica, ma il ritratto che fece di un ventenne di allora coinvolto nello sfacelo di una famiglia borghese e dell'intero Paese doveva restare memorabile. Il fascismo eleva l'insidia moderna dell'indifferenza a condizione esistenziale assoluta.

Se questa è la giovinezza vorrei che passasse presto. Lettere (1926-1940), Con un racconto inedito
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Moravia, Alberto

Se questa è la giovinezza vorrei che passasse presto. Lettere (1926-1940), Con un racconto inedito

Bompiani, 05/11/2015

Abstract: con un racconto inedito"Quelle che si presentano sono lettere vere, prive di qualsivoglia progettualità retorica congegnata per lasciare un'immagine di sé filtrata dalla letteratura; tale verità, intima e personale, condivisa originariamente con il solo destinatario a cui la corrispondenza è rivolta, richiede al lettore e al critico un atteggiamento altrettanto onesto e rispettoso, necessario per poter riconoscere, soprattutto nel caso delle lettere d'amore, le molte e significative suggestioni di carattere storicoartistico e interpretativo che hanno indotto alla pubblicazione. [...] I lineamenti che si mostrano, anche grazie alla documentazione inedita, non sono solamente quelli del Moravia canonizzato: essi appaiono comunque vivificati poiché il racconto in tempo reale del percorso di crescita e di formazione traghetta ai lettori d'oggi, in modo dialettico e ancora problematico, il valore tutto e pieno dell'esperienza letteraria, nonché della sua portata che travalica i confini italiani, facendo ancora di Moravia uno degli scrittori più tradotti al mondo." Dall'Introduzione

Agostino
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Moravia, Alberto - Casini, Simone - Saba, Umberto - Gadda, Carlo Emilio - Guttuso, Renato

Agostino

Bompiani, 17/09/2014

Abstract: Quando nel 1944 Alberto Moravia tornò a Roma, al seguito delle truppe alleate, era praticamente un autore che ricominciava, anzi cominciava in quello stesso momento. Il romanzo breve Agostino fu il capolavoro che gli consentì di conquistare i riconoscimenti della critica e del pubblico. Agostino è la storia di un'iniziazione sessuale. Da una parte, un ragazzo di tredici anni che è ancora un bambino; dall'altra la madre, vedova, ma ancora fiorente e desiderosa di vivere.Durante una vacanza al mare i rapporti tra il figlio e la madre si guastano, si corrompono d'inquietudine. Per il ragazzo sarà necessario approdare a un'autentica crisi, una lacerazione che gli consentirà di ripartire poi a ricomporre il mondo, a farsi una ragione della vita.Con Agostino, ritorno alla narrativa vera e propria dopo evasioni e sfoghi surrealisti e satirici, Moravia conquistò il suo primo premio letterario.NUOVA EDIZIONE A CURA DI SIMONE CASINICON TESTI DI UMBERTO SABA E CARLO EMILIO GADDADISEGNI DI RENATO GUTTUSO

L'occhio selvaggio
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Cavara, Paolo - Guerra, Tonino - Moravia, Alberto - Pezzotta, Alberto

L'occhio selvaggio

Bompiani, 08/10/2014

Abstract: L'OCCHIO SELVAGGIO 1965: non si è ancora spento lo scandalo del documentario Mondo cane, quando uno dei suoi registi, Paolo Cavara, decide di riflettere su quell'esperienza controversa. Per mostrare il cinismo di un reporter che viaggia in luoghi esotici alla ricerca dell'orrido, con l'alibi di mostrare la realtà. E per denunciare il potere inquietante e pericoloso della macchina da presa.Ne esce un film, L'occhio selvaggio (1967), interpretato da Philippe Leroy e Delia Boccardo, alla cui sceneggiatura Cavara chiama a collaborare due grandi nomi della cultura italiana: di Tonino Guerra sono le invenzioni più surreali e le intuizioni più poetiche; ad Alberto Moravia, grande viaggiatore, si devono le riflessioni più spietate sul sadismo dell'incombente società dello spettacolo. A quasi cinquant'anni dall'uscita del film, questo volume offre per la prima volta ai lettori un documento straordinario e finora dimenticato. In appendice, saggi, testimonianze inedite, e il trattamento originario scritto da Cavara con altri due maestri della scrittura per il cinema: Fabio Carpi e Ugo Pirro.

La bella vita
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Moravia, Alberto

La bella vita

Bompiani, 24/07/2013

Abstract: "… Dovremo d'ora in poi includere la precarietà tra le categorie dell'arte moraviana, quale matrice del suo inestinguibile bisogno di attualità. Moravia è uno scrittore perennemente "precoce", necessitato a bruciare senza sosta un passato sempre "breve", volto e per così dire condannato all'attualità …"Geno PampaloniLa bella vita è la prima delle tante raccolte moraviane di racconti. Testimonia perciò la nascita di un grande scrittore, il suo esordio letterario con Cortigiana stanca del 1927, che proviene dal cantiere ancora in costruzione de Gli indifferenti (1929), e la successiva ricerca, fino alle soglie del secondo romanzo Le ambizioni sbagliate (1935). Presenta dunque allo stato nascente le figure, le problematiche, i modelli di una esperienza letteraria tra le maggiori del Novecento italiano E mentre il giovane scrittore ripensa la propria vita e il proprio ambient, in piccoli capolavori come Inverno di malato illumina anche i molti vizi e le poche virtù della realtà italiana negli anni del fascismo, e getta a grande profondità uno scandaglio sui nodi oscuri dell'esistenza.

Histoire d'O
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Réage, Pauline - d'Anna, Andrea - Pailhan, Jean - Moravia, Alberto

Histoire d'O

Bompiani, 06/02/2013

Abstract: Un insuperato, scandaloso classico della letteratura erotica di tutti i tempi. Condotta al castello di Roissy dal suo amante, O è sottoposta a un duro addestramento come schiava sessuale. Posseduta e seviziata, obbligata a soddisfare più uomini, viene istruita a colpi di frusta fino a quando, trasformata in una schiava perfetta, viene consegnata a Sir Stephen. Con lui conoscerà nuove vette di dolore, brutalità e amore.

La rivoluzione culturale in Cina. Ovvero il Convitato di pietra
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Moravia, Alberto

La rivoluzione culturale in Cina. Ovvero il Convitato di pietra

Bompiani, 05/06/2013

Abstract: Nel 1967 Alberto Moravia parte per l'Estremo Oriente con Dacia Maraini: Cina, Giappone e Corea le mete. Le corrispondenze dalla Cina, pubblicate sul "Corriere della Sera", vengono raccolte in volume l'anno successivo, il 1968 della contestazione e del movimento studentesco. Lo scrittore è già stato in Cina nel 1937, ma il gigante asiatico è molto cambiato nel frattempo: il paese bloccato dei primi decenni del secolo è ora un laboratorio sociale in pieno fermento. Moravia rimane colpito dalla società cinese, dalla ricerca ossessiva dell'uniformità in tutti gli aspetti della vita, dall'abbigliamento alla religione, nel culto appassionato per il grande Timoniere. Uno scenario che stride con la società occidentale del benessere, sulla quale Moravia concentra non poche critiche, mentre a oriente si pongono le basi per l'eccezionale sviluppo della seconda metà del secolo.Un reportage il cui interesse è pienamente attuale, capace di unire la lucidità d'analisi del giornalista alla scrittura affascinante del narratore.

Un mese in URSS
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Moravia, Alberto - Clerici, Luca

Un mese in URSS

Bompiani, 05/06/2013

Abstract: Il racconto del viaggio compiuto da Moravia nel 1958 nell'ex Unione Sovietica è un libro che vive di due anime: da un lato il sentimento appassionato dell'intellettuale europeo che si confronta con la cultura di Dostoevskij, Cechov e Gogol, che a Leningrado si appassiona ai luoghi dove abitò lo scrittore dei Demoni, che compie un viaggio pieno di sorprese nella storia di una delle letterature più affascinanti d'Europa.Dall'altro lato, l'occhio di Moravia porta con sé anche il giudizio politico su un paese laboratorio di dottrine sociali, di cui riscontra e analizza l'applicazione, criticando e paragonando la situazione oltrecortina alla realtà del resto del continente.

Lettere ad Amelia Rosselli con altre lettere familiari e prime poesie (1915-1951)
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Moravia, Alberto

Lettere ad Amelia Rosselli con altre lettere familiari e prime poesie (1915-1951)

Bompiani, 07/06/2013

Abstract: Alberto Moravia era legato per nascita ai fratelli Rosselli: Carlo e Nello, assassinati in Francia su mandato del fascismo italiano. Con loro, suoi cugini, e con tutta la famiglia Rosselli, in particolare con la zia Amelia, Moravia intratteneva un costante carteggio, qui raccolto con circa 60 lettere: Amelia Rosselli (1870-1954) svolse un ruolo decisivo nella formazione umana e intellettuale del giovane scrittore. Molte lettere sono state scritte da Moravia durante la degenza al sanatorio di Cortina e testimoniano della sua sensibilità di adolescente e della formazione letteraria e culturale nel periodo della lunga convalescenza. Quel che ne emerge, insieme ad altre lettere familiari e ai primi esercizi poetici, è un vero e proprio ritratto dello scrittore da giovane – quando già letture e interessi facevano presagire il futuro di grande scrittore che di lì a poco lo aspettava. Le lettere registrano infatti la crescente minaccia del regime, che sin dagli anni Venti si abbatte con violenza sui Rosselli, protagonisti della lotta antifascista, e negli anni Trenta in modi più circospetti anche sul loro cugino, divenuto ormai l'autore famoso degli Indifferenti. Il rapporto tra Moravia e i Rosselli prosegue oltre la morte di Carlo e Nello e presiede nel '50 al discusso romanzo Il conformista. Un capitolo ineludibile del Novecento italiano."Sto preparando nella mia mente e anche sulla carta la formazione di nulla meno che un romanzo. Il protagonista dovrebbe essere un ragazzo della mia età (17 anni), [...] i tipi fondamentali li ho già trovati e sono gente che ho conosciuto e osservato. [...] ci vorrà un anno e più; ma sono sicuro che quando l'avrò finito avrò fatto qualche cosa di buono."Alberto Moravia, lettera ad Amelia Rosselli del maggio 1925

La noia
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Moravia, Alberto

La noia

Bompiani, 01/07/2012

Abstract: Considerato come il cardine di un'ideale trilogia iniziata con Gli indifferenti e conclusa con La vita interiore, La noia (1960) ci offre un ritratto profondo e spietato di un individuo senza strutture, senza appoggi, alienato dalla vita sociale. È la storia del pittore borghese e sfaccendato Dino, assalito dalla noia verso tutto ciò che lo circonda, una storia di crisi, di fallimenti, di delusioni. Dal conflitto con la madre, di cui disprezza i valori borghesi, al mancato sollievo che spera di trovare nella pittura, fino alla relazione con la giovane modella Cecilia, che vuole avere, dominare, svalutare, per poterla afferrare, Dino viene descritto nei suoi tre aspetti di artista, di uomo, di amante, finendo per scontrarsi inevitabilmente con la realtà, una realtà che cerca di superare ed evitare e che allo stesso tempo in modo tautologico gli si nega, come una coperta troppo corta. Una volta abbandonata l'arte, il sesso ed il denaro rimangono gli unici strumenti per entrare in contatto con il mondo, finché il sospetto di un tradimento non fa sprofondare Dino in una spirale di lucida follia.

Storie della preistoria
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Moravia, Alberto - Siciliano, Flaminia

Storie della preistoria

Bompiani, 15/02/2012

Abstract: In Storie della preistoria, superando gli schemi e la morale talvolta spietata della favolistica classica, l'autore non veste i panni del vecchio saggio o del sentenzioso maestro ma, pianamente, con illimitata fantasia e con sorprendente arguzia, narra le avventure e le disavventure di una grande folla di animali umanizzati. O meglio: di uomini che si nascondono dietro una maschera animalesca. Come sempre accade sul palcoscenico della favola, il debole si mescola ai forti, l'ingenuo agli astuti, il buono ai cattivi. Qui, però, la verità non ha le tinte fosche della tragedia o i toni grotteschi della farsa perché Moravia, attento conoscitore degli uomini, non rinuncia mai alla speranza: sicché il lettore impara divertendosi, senza rabbrividire di paura e di sgomento. Ma le sue storie, libere da schematismi e da certezze usurate dal tempo, si propongono, piane, efficaci, più spesso esilaranti, per una lettura accattivante e per un'interpretazione autonoma e personalissima.

Racconti dispersi 1928-1951
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Moravia, Alberto

Racconti dispersi 1928-1951

Bompiani, 03/04/2012

Abstract: Sessantanove ‟nuovi" racconti di Moravia, dispersi su giornali, riviste, almanacchi, fra il 1928 e il 1951. Una rinnovata ispezione in varie biblioteche, che Simone Casini e Francesca Serra hanno condotto con mano sollecita, ha dato un frutto insperato. Moravia sembrava aver ‟dimenticato", o lasciato alla sonnolenta dimenticanza degli archivi parte proficua del proprio lavoro. Da quello straordinario regista della propria esistenza che l'autore de ‟Gli indifferenti" è stato, vale la pena credere che in quell'oblio abbia avuto parte una voluta ambiguità. Non si trattava di salvare subito in volume quanto egli pensava fosse il fior fiore del proprio ‟raccontare" - anche se i racconti che raccolse via via nel corso degli anni Trenta e Quaranta, non per pochi lettori rappresentano un vertice espressivo ineguagliato. Il volume ‟Racconti 1927-1951" che li raduna, da ‟Cortigiana stanca" a ‟Luna di miele, sole di fiele", è un classico della narrativa italiana del '900. Credo che Moravia puntasse a fissare un canone di sé, o un'immagine, quella dello scrittore racchiuso per intero in un principio di realtà, di ‟romanziere realista", con tutto quanto rappresentava quest'idea, in senso anche filosofico: non scrittore fotografo della vita, ma narratore interprete dei sospetti che con crudezza l'esistenza declina. Secondo questo criterio egli costruì, selezionò quei suoi volumi. I racconti ora ritrovati ci fanno capire che se certamente è stato l'interprete più felice della tradizione ‟realista" italiana che si incardina nei nomi di Boccaccio, Machiavelli, Goldoni e Manzoni, altro c'era nella sua immaginazione, che parrebbe situarsi fuori di quella linea, e che in lui trovò sintesi efficace. Questi racconti ‟nuovi", scanditi in tre fasi - quelli che dagli esordi sfiorano lo scoppio della guerra, quindi i racconti che disegnano ‟tipi", ‟caratteri" in bilico fra classicità e surrealismo; infine le narrazioni ‟romane" e ‟ciociare" del dopoguerra, grondanti felicità visiva - questi racconti, nella loro interezza, ci dicono che Moravia è stato anche buon lettore, discepolo, sosteneva, di Rimbaud e di Dostoevskij. Pagine di sprofondamento nelle oscurità, nelle ‟caverne" della psiche, pagine di avviso che il male è sempre sulle porte dell'anima, e poi paure e dilavate, rivoltate fantasie, dove visioni di moderna civiltà urbana spiovono in una atmosfera di cifrata irrealtà: Moravia sembra qui catturato dagli aspetti provocatori, sornionamente e comicamente provocatori anche, del grande decadentismo europeo. Insomma, si tratta di scritti utili soltanto alla ricognizione di un laboratorio, di un'officina? La risposta è no. Non c'è un momento in cui Moravia scrivendo abbia dismesso l'idea che il narratore debba raccontare e raccontare, catturare il proprio lettore, tenerlo alla gola per non fargli perdere il piacere, il gusto di correre l'avventura del mondo, anche se questa avventura è pur sempre un'incognita. Ma, sosteneva, è l'incognita della ‟bella vita". (Enzo Siciliano)

Boh
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Moravia, Alberto

Boh

Bompiani, 14/02/2012

Abstract: Trenta donne che parlano di se stesse, trenta racconti che testimoniano ancora una volta l'impegno "femminista" di Alberto Moravia, un impegno che lo ha portato a costruire una serie di ritratti di donne indimenticabili, dove condizione sociale e condizione femminile appaiono più che mai connesse in un unico grande problema morale. Boh – che è anche titolo di uno dei racconti – diventa qui l'espressione di una perplessità che la donna non cesserà mai di ispirare al proprio compagno, scioglimento ironico di una drammaturgia consumata in secoli di soggezione e di incomprensione. Questa raccolta propone un Moravia tagliente e incisivo, superbo nel fissare immagini brevi e concise che rimandano alla perfezione letteraria dei famosi Racconti romani.

Racconti 1927-1951
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Moravia, Alberto

Racconti 1927-1951

Bompiani, 05/04/2012

Abstract: Questo ebook, tratto dall'edizione cartacea edita nel 1952, contiene gran parte dei racconti scritti da Moravia tra il 1927 e il 1951, alcuni già apparsi su giornali e riviste e tutti (tranne l'ultimo Luna di miele, sole di fiele) già variamente distribuiti in raccolte più brevi: La bella vita (1935), L'imbroglio (1937), L'amante infelice (1943). I primi risalgono agli anni in cui Moravia lavorava al suo primo romanzo Gli indifferenti (1929) e denotano la compiuta maturità tecnica ed espressiva dell'autore. La raccolta, che ottenne il Premio Strega nel 1952, comprende inoltre alcuni tra i più noti racconti lunghi di Moravia, come Cortigiana stanca, Delitto al circolo del tennis, La provinciale, Fine di una relazione. Complessivamente i testi raccolti collocano Alberto Moravia in una posizione di assoluto rilievo nella novellistica italiana del Novecento – posizione paragonabile, per ricchezza e prolificità, forse soltanto a quella di Luigi Pirandello.

A quale tribù appartieni?
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Moravia, Alberto

A quale tribù appartieni?

Bompiani, 15/02/2012

Abstract: A quale tribù appartieni?"Si avverte un'alacrità e una solerzia compositiva d'antico artigiano: Moravia prende le parole più usuali, ne saggia la resistenza, le lascia ricadere sulla pagina così che esse trattengano qualcosa, e non solo qualcosa, del suo averle sfiorate. Di un pianista si direbbe: è questione di tocco."          Enzo Siciliano"Questo libro - scriveva Moravia - è stato scritto nel modo seguente: viaggiando in Africa per svago e desderio di estraneamento, senza fare inchieste nè ricerche nè nulla di tutto ciò che, quando si ha intenzione di scrivere su un viaggio, si fa 'apposta'. In Africa ho voluto portare soltanto me stesso, così com'ero, con la cultura e I'informazione di cui già disponeva e niente di più. Se ho letto dei libri sull' Africa l'ho fatto per curiosità, non per crearmi una competenza d'altronde impossibile. Insomma si tratta di un libro di impressioni; cioè della storia di una felice e invaghita disponibilità. Così il fine che il libro, modestamente, si propone non è di informare, né di istruire né tanto meno di giudicare ma di ispirare al lettore lo stesso interesse e la stessa simpatia che mi hanno spinto a viaggiare per il continente nero."

L'inverno nucleare
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Moravia, Alberto

L'inverno nucleare

Bompiani, 02/04/2012

Abstract: Preceduto da un lungo colloquio di Moravia con Renzo Paris - anche curatore del volume - ‟L'inverno nucleare" è una raccolta di interviste, articoli, saggi scritti dal 1982 al 1985 sulla questione nucleare. L'approccio di Moravia al problema è di carattere metafisico: convivere con l'agghiacciante prospettiva del suicidio dell'umanità, e quindi di se stessi, richiede una profonda rivoluzione interiore, di carattere spirituale: richiede il costante e vigile uso della ragione che è, anch'esso, un fatto spirituale. Con le interviste a Ernst Junger, uno dei massimi scrittori tedeschi del secolo, al professor Kato, incaricato di studiare gli effetti dell'esplosione nucleare, al reverendo Shimizu e al bonzo Morimoto, a personaggi di altissimo livello in Giappone, in Germania, nell'Unione Sovietica, Moravia non fa ‟del giornalismo sulla bomba atomica", ma lotta con i propri mezzi contro questa minaccia. ‟Sono uno scrittore" afferma Moravia, ‟e mi è sembrato naturale servirmi della scrittura per combattere una guerra di liberazione dalla guerra". Moravia confessa in una lucida e provocatoria intervista a se stesso come ‟l'ossessione" nucleare sia entrata a forza, quasi suo malgrado, nella sua opera letteraria.

Racconti surrealisti e satirici
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Moravia, Alberto

Racconti surrealisti e satirici

Bompiani, 03/04/2012

Abstract: Questi racconti, quasi tutti composti negli anni tra il 1935 e il 1945, rappresentano una stagione molto precisa nell'opera di Alberto Moravia.?Erano gli anni in cui più pesante e più capillare si esercitava il controllo della dittatura: quasi insensibilmente l'autore fu portato a servirsi della satira, della moralità, dell'apologo, dell'allegoria per dire quello che pensava sulla realtà in cui si trovava a vivere. Era questa una delle due sole maniere di esprimersi consentite dalla dittatura; l'altra era l'evasione nell'ermetismo e nella buona letteratura. Perciò, sebbene i racconti siano di vari generi e siano scritti sui più diversi pretesti, hanno un fondo comune e anche una forma unitaria che fanno della presente raccolta un suo libro per nulla frammentario e occasionale: un libro che non ha origine letteraria, bensì sentimentale, di esperienza sofferta e umana.

Romildo
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Moravia, Alberto

Romildo

Bompiani, 05/04/2012

Abstract: ‟In questo volume il lettore troverà prove cospicue di quell'arte del racconto che Alberto Moravia ebbe quale dono indiscutibile. Ho sentito affermare spesso che Moravia sia più artista come scrittore di racconti che come scrittore di romanzi: è un'opinione pari a un'altra, ma non priva di concrete ragioni. E' vero che Moravia si diede al racconto con la passione di un artigiano, una passione che non conobbe soste; e se riteneva che il racconto fosse animato da un'intuizione molto vicina a quella della poesia, mentre invece il romanzo era spiegato nel sentimento architettonico della forma, attraverso una struttura all'interno della quale lo 'studio della vita' è convesso in un'articolata visione del mondo, se riteneva questo, ho sempre avuto l'impressione che egli si desse al racconto, più che per un raptus ispirativo o sotto lo stimolo di una 'intuizione lirica', proprio per essere fedele a una tensione d'allenamento, lo scaldarsi i muscoli, in vista di quello scatto duro e faticoso che mette a segno un romanzo. In lui, nella sua fisiologia di scrittore, racconto e romanzo erano indissolubilmente legati. Moravia raccontava che Calvino un giorno gli disse: ‟Smetti di scrivere racconti romani, ne hai scritti troppi." Lui smise, ma non smise di scrivere racconti: voltò pagina, e nacquero i racconti de ‟L'automa". In questo volume sono riuniti i racconti che Moravia, lungo l'arco della vita, senza mai radunarli in volume , pubblicò su giornali e riviste. Sono pagine sparse, perdute talvolta su testate di cui non c'è più notizia: molti sono ritagli trovati tra le sue carte, in casa, ammucchiati nel caotico disordine che per lo scrittore era abituale" (dalla prefazione di Enzo Siciliano)

Teatro
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Moravia, Alberto

Teatro

Bompiani, 19/04/2012

Abstract: L'edizione completa del "Teatro" di Moravia viene riproposta in una nuova raccolta che, oltre ai testi già licenziati dall'autore e pubblicati presso Bompiani, comprende, in una apposita sezione, anche altri scritti apparsi su riviste e alcuni saggi e interviste 'sul teatro'. Le integrazioni ci consentono così di restituire il carattere continuativo e composito di una 'vocazione' al teatro che accompagna tutta la vita e l'opera dello scrittore. Nel tentativo di documentare questa passione e di ricostruire il pensiero teatrale di uno dei più grandi romanzieri del Novecento italiano, si è voluto da un lato evidenziare i nessi che legano questa produzione all'opera maggiore dello scrittore, dall'altra seguire la fortuna scenica di tali testi. In questo volume primo possiamo seguire l'evolversi della scrittura drammatica moraviana che, partita come emanazione della teatralità intrinseca alla prosa del romanziere, tende a concretizzarsi, specie attraverso l'esperienza della "Compagnia del porcospino", in una pratica di teatro. II volume secondo del "Teatro" di Moravia si apre con "Il dio Kurt", un tentativo di tragedia moderna che è forse il prodotto più ambizioso del 'teatro di parola' moraviano, e presenta successivamente "La vita è gioco" e i testi teatrali degli anni Ottanta in cui tematiche sociali e preoccupazioni apocalittiche sono affrontate attraverso una drammaturgia dell'erotismo come 'ragione di azione e realtà'. La seconda parte di questo volume raccoglie invece testi dei quali si era in qualche modo persa la memoria. L'intento non è tanto quello di aggiungere arbitrariamente dei testi al repertorio drammatico moraviano, prescindendo dalla selezione operata dall'autore, quanto piuttosto di ampliare la prospettiva documentaria sul teatro di Moravia e, attraverso la sezione dedicata agli interventi e alle interviste, fornire al lettore gli strumenti per ricostruire l'evoluzione della poetica teatrale di Moravia e per una valutazione critica di questa sua forma espressiva.