La vita è uno schifo
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Libri Moderni

Malet, Léo

La vita è uno schifo

Abstract: Pubblicato originariamente alla fine degli anni Quaranta e poi riunito nella Trilogia nera nel 1969 dall'editore Eric Losfeld, La vita è uno schifo è considerato il romanzo capostipite del noir francese. E' la storia di un gruppo di anarco-comunisti che, attraverso furti e rapine, intendono sostenere il proprio progetto rivoluzionario. Ma il limite tra ideologia politica e terrorismo gratuito sarà presto superato: il protagonista, un giovane perdutamente innamorato di una donna bellissima e sfuggente, si ritroverà a condurre una personale e cruenta guerra contro il mondo fino al drammatico epilogo.


Titolo e contributi: La vita è uno schifo / Léo Malet ; a cura di Luigi Bernardi

Pubblicazione: Roma : Fazi, 2000

Descrizione fisica: 183 p. ; 20 cm.

ISBN: 8881121360

Data:2000

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: Le porte ; 55
Nota:
  • Trad. di Luigi Bergamin.

Nomi: (Autore) (Autore)

Classi: 843.9 Narrativa francese. 1900-1999 (22)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2000

Sono presenti 5 copie, di cui 0 in prestito.

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“Jean, questo Tristano al carboncino, questo Tristano senza Isotta, che, sopra un abisso di crudeltà e di tenerezza e sopra il frastuono delle mitragliette in azione, inalbera la bandiera color sangue e notte dell’inquietudine sessuale.” (da La vie est dégueulasse, 1948).

Jean Fraiger è un anarco-comunista. Ha due grandi sogni: distruggere il potere e conquistare Gloria, favolosa, sfuggente, sposata. Con alcuni compagni organizza una serie di rapine per finanziare la causa rivoluzionaria. E inizia il suo cammino verso il baratro. Male che genera altro male, che si nutre di se stesso, ingordo e feroce. Fino a quando per Jean sarà impossibile “ricominciare a essere un altro uomo”.
Gloria è il pensiero che batte “alle tempie, al cuore, allo stomaco”, Gloria è il sogno d’amore, è il miraggio di una vita possibile, è l’illusione di un mondo non ancora perduto. Non vede che quel mondo ancora saldo e integro è là, dove sono i minatori che rifiutano il suo denaro insanguinato, gesto che per Jean ha il sapore amaro del ripudio. La vita è uno schifo, si ripete. Rabbia e umiliazione lo spingono a nuova violenza. Arriva persino a liberarsi dei compagni diventati zavorre. Porta avanti la sua opera da solo. La vita è uno schifo, e lui è l’eterno beffato. “In questa merda di vita ne avevo viste troppe per non desiderare di far comprendere agli altri, tramite la violenza, che un giorno avrebbero dovuto pagare salata la loro felicità a tutti quelli che non l’avevano conosciuta.”
Porta il peso di un lutto universale. È egli stesso un cimitero, afferma Jean.
“La vita è uno schifo, ma si dovrebbe poterla cambiare. È possibile?”
Sembra aprirsi uno squarcio di luce, ma è un barlume di speranza senza ombra di salvezza.

Nera, nerissima scrittura, potente e visiva, dal ritmo asciutto e serrato. Uno scontro fra emozioni discordanti.
Non avevo mai assaggiato un Malet.
Tumultuoso.
Spettacolare stordimento.

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