Italiani, brava gente?
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Materiale linguistico moderno

Del_Boca, Angelo

Italiani, brava gente?

Abstract: Italiani, brava gente? Non la pensa così lo storico Angelo Del Boca che ripercorre la storia nazionale dall'unità a oggi e compone una sorta di libro nero degli italiani, denunciando gli episodi più gravi, in gran parte poco noti o volutamente e testardamente taciuti e rimossi. Si va dalle ingiustificate stragi compiute durante la cosiddetta guerra al brigantaggio alla costruzione in Eritrea di un odioso universo carcerario. Dai massacri compiuti in Cina nella campagna contro i boxer alle deportazioni e agli eccidi in Libia a partire dal 1911. Dai centomila prigionieri italiani lasciati morire di fame in Austria, durante la Grande Guerra, al genocidio del popolo cirenaico fino alle bonifiche etniche sperimentate nei Balcani.


Titolo e contributi: Italiani, brava gente? : un mito duro a morire / Angelo Del Boca

Pubblicazione: Vicenza : Neri Pozza, [2005]

Descrizione fisica: 318 p. ; 22 cm.

ISBN: 8854500135

Data:2005

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: I colibrì

Nomi: (Autore)

Soggetti:

Classi: 945.091 Storia d'Italia. Regno di Vittorio Emanuele III, 1900-1946 (22)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2005

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Ultime recensioni inserite

vero, e poi secondo me li lasciano "manifestare" un po' troppo, mi pare che ancora oggi siamo ancora noi che restiamo "suggestionati" dai loro modi e invece loro ostentano con orgoglio e disinvoltura e stessa aggressività!

L'Italia non ha mai fatto i conti con la propria storia coloniale o con il ventennio di dittatura fascista, lasciando spazio alla minimizzazione, alla nostalgia e all'oblio. Ben venga quindi il lavoro di storici come Del Boca che hanno scavato nei materiali di quegli anni per diffondere un po' di verità.
Qui smonta il mito dell'italiano soldato "buono" con una carrellata di misfatti degli italiani in divisa dall'unità della nazione alla fine della seconda guerra mondiale: episodi terribili, a volte perpetrati da personaggi ricordati in toponimi e memoriali (Cadorna, Graziani) grazie all'oblio di cui sopra.
Lo stile è spesso un po' frammentario e confuso, e l'appendice antiberlusconiana per quanto anche condivisibnile è goffa e imbarazzante: ma resta una lettura altamente consigliata.

grazie per la recensione, più divento "grande" e più mi rendo conto di quanto poca umanità siamo circondati, e tanto per la cronaca, ho scoperto nelle news di google che in Kuwait stanno andando in fiamme sette milioni di gomme d'auto,camion, eccetera, cioè lasciano le gomme così... nel deserto, e con le alte temperature, queste prendono fuoco... dire basita e dire poco io l'avrei messo sui giornali in prima pagina, tanto mi pare grave e assurda la notizia. ciao

"Il 19 febbraio 1937, in seguito a un attentato alla vita del viceré d'Etiopia, maresciallo Rodolfo Graziani, alcune migliaia di italiani, civili e militari, uscivano dalle loro case e dalle loro caserme e davano inizio alla più furiosa e sanguinosa caccia al nero che il continente africano avesse mai visto. Armati di randelli, di mazze, di spranghe di ferro, abbattevano chiunque - uomo, donna, vecchio o bambino - incontravano sul loro cammino nella città-foresta di Addis Abeba. E poiché era stabilito che la strage durasse tre giorni, e l'uso dei randelli si era rivelato troppo faticoso, già dal secondo giorno si ricorreva a metodi più sbrigativi ed efficaci. Il più praticato era quello di cospargere una capanna di benzina e poi di incendiarla, con dentro tutti i suoi occupanti, lanciando una bomba a mano. Nessuno ha mai stilato un bilancio preciso degli etiopici che sono stati uccisi dal 19 al 21 febbraio 1937. Si va da un minimo di 1400 a un massimo di 30.000, a seconda delle fonti. Le migliaia di italiani che hanno partecipato alla strage di tanti innocenti, che nulla avevano a che fare con l'attentato, non hanno mai pagato per i loro delitti. Non sono mai stati inquisiti. Non hanno fatto un solo giorno di prigione. Dopo l'estenuante mattanza, sono tornati alle loro case e alle loro caserme, come se nulla fosse accaduto."

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