Mientras vivimos
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Libri Moderni

Torres, Maruja

Mientras vivimos

Titolo e contributi: Mientras vivimos / Maruja Torres

Pubblicazione: Barcelona : Planeta, 2005

Descrizione fisica: 264 p. ; 23 cm.

ISBN: 840805824X

Data:2005

Lingua: Spagnolo (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Spagna

Nota:
  • Sul front.: Premio Planeta 2000.

Nomi: (Autore)

Classi: 863.6 Narrativa spagnola. 1900-1999 (22)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2005

Sono presenti 9 copie, di cui 0 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
03 - Villa Amoretti BCT 863.6.TOR TA-307323 Su scaffale Prestabile
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La storia tende essere astrusa, magari ad alcuni lettori il libro suscita curiosità proprio perché nella semplicità è complicato. Il certo fu che la vincita del "Premio Planeta" fece che del secolo corrente la giornalista de El País Maruja Torres venisse consacrata come una romanziera notevole. Il racconto si muove principalmente dal personaggio di Regina Dalmau, immagine centrale della storia dalla quale ruoterà la trama del racconto. E dove la fantasia della scrittrice scelse d’inserite altre due figure femminili di rilievo: si potrebbe considerare che sono due configurazioni strettamente collegate alla coscienza di Regina.
In primo luogo c’è Giuditta, che sarà l’assistente di Regina. Questa ragazza ventenne stravede per Regina. Ha una grande devozione per la scrittura e vuole imitarla. Dopodiché, non per ordine cronologico della storia, alla coscienza di Regina vige Teresa, ex compagna del padre di Regina: il terzetto femminile appartiene a tre generazioni di persone differenti. Agli occhi del lettore appaiono come tre figure in ricerca della loro identità e un posto nel mondo. Una classe sociale di donne indipendenti, professioniste e istruite che hanno acquisito il riconoscimento d’indipendenza femminile, la libertà relativa alla sessualità, alla maternità e alla vita di coppia; benché la scrittrice ha mantenuto un contesto al femminile Torres fece prue una riflessione generazionale del fallimento e della frustrazione degli uomini spagnoli durante il periodo del franchismo.

Verrebbe da dire che il pensiero anteriore della storia ha un carattere narcisistico manifestato dal possibile alter ego di Maruja Torres sotto il nome di Regina Dalmau: detto ciò, per immodestia di chi ha scritto il libro c’è l’illusione che coi personaggi del racconto, al fine di far capire e decidere consapevolmente la strada giusta e quale direzione perseguire, la giornalista giocò con l’esperienze delle protagoniste per far aprire gli occhi al lettore. Quando invece lo scrivere e raccontare i personaggi è un fattore interiore; oppure potrebbe essere un contesto basato dai fatti accaduti realmente. In sta evenienza Torres mostrò di avere acquisito maggior consapevolezza della propria abilità di scrittrice di libri. Come narratrice occasionale mostra volontà nel voler scrivere una favola che sia svincolata da qualsiasi contaminazione stilistica: codesta facoltà di avvicinarsi a una prospettiva drammatica è notabile. Che sappia scrivere è certo, però ha un approccio più familiare sotto il complesso di una testata giornalistica dove magari in quel tipo di ambiente l‘umorismo e la satira sono a l‘ordine del giorno, per esempio.
I moventi delle tre storie si intrecciano fra loro. Danno al racconto una configurazione principale aneddotica: il racconto può rappresentare una tecnica pubblicitaria moderna in favore al singolo scrittore. La storia comincia con l’immagine di Regina, che in un qual modo potrebbe essere pure l’alter ego di Maruja Torres. Tutto ruota intorno alla figura di Regina. Alla volta evocando allo scritto altre due donne di rilevanza. Fatto che si può interpretare come un incentivo a essere sé stessi nella vita: nel senso che potrebbe essere rappresentato tipo l’esigenza della ricerca di autenticità. Specie in quei periodi quando la persona si sente avvilita. È un romanzo controverso: stando alla casta immaginazione che Regia è l’alter ego di Maruja Torres con questa storia non si può dire che la giornalista fu una buona romanziera. Non per cinica, ma perché per bravura sua quando si legge il libro è percepibile una cultura redazionale; non per critica filosofica ma a volte sono io stesso che da lettore saltuario ho fatto un’idea sbagliata alla cultura letteraria di Maruja Torres, ed è un’estrinsecazione personale dovuta a una quantità di oltre cinquecento libri letti nell’ultimo decennio. La giornalista, o sia la descrizione medesima che nel testo del romanzo la sostituì, mette in luce la propria vitalità. Il momento narrato è un periodo di sconforto creativo ma nei personaggi della storia c’è serietà. C’è una disciplina professionale, che l’avrà aiutata a raggiungere la vincita del premio: l’impegno della scrittrice nel comporre un tipo di storia intrecciata può essere compreso da una prospettiva che è basata dall’esperienza acquisita come redattore, ad esempio. E non come romanziera eccellente. Perché nella controversia il contesto del libro non s’intona con l’esito per il quale venne trattato. Con veste solitaria Torres s’incanalò in divergenze differenti per trovare poi un’unica confluenza di idee: una convergenza di pensieri data dalle esperienze delle tre figure femminili. Traendo al romanzo molti argomenti e dialoghi aneddotici: l’abilità giornalistica verosimilmente l’avrà aiutata nel compensare la penuria di romanziera.
In origine la stesura scritta non penso abbia avuto uno schema di base unico: nonostante ciò, le divergenze di pensiero che la scrittrice avrà riscontrato ma che riuscì a concatenare hanno fatto sì che fra i personaggi suscitasse quelli che dopo sarebbero stati i rapporti di un triplice racconto. Contrariamente, la trama potrebbe avere pure un concetto d‘insegnamento soltanto: da questa prospettiva la stesura tratta un unico schema di base dove alla figura di Regina vige una narrazione coscienziosa singolare. Magari data dal possibile alter ego. E da Regina l‘effetto osmosi con altre due figure femminili. Quindi la narrazione può diventare un modello di storia introspettivo univoco che espone un tipo d’inchiesta sulla coscienza di Regina: attraverso questo profilo, per l’appunto basato sulla memoria di Regina, c’è la volontà di metter luce e correggere il percorso svolto in una vita. Stando alle esperienze lavorative della giornalista questo romanzo a differenza del libro biografico Mujer en guerra sembra essere un terreno insolito: essendo anche un romanzo bugiardo c’è del nichilismo. Cosa distante dalla nuda e cruda verità delle notizie date in radiotelevisive. Torres con questo tipo di genere letterario ha superato il proprio confine per valicare un retroscena che diventa melodrammatico: nel racconto l’amore c’è. Fra le protagoniste quel tipo di sentimento è presente, però la felicità rimane uno spiraglio di luce. La giornalista con i tre personaggi femminili usò uno stile piuttosto lineare, ricco di pretese, che ovviamente nell’abisso letterale rimangono espressioni vincolate fra loro e che mai corrisponderebbero alla realtà dei fatti. Si può considerare una fiction che espone i rapporti umani, la loro componente di egoismo e di cecità. Probabilmente la storia contiene un ritratto inerente alle esperienze di chi l’ha scritto. Tal volta a sé cela pure una riflessione sincera, forse dovuta a una coscienza solitaria.
L’espressioni dei dialoghi (che potrebbero essere sinonimo di monologo) sono molto aneddotiche: tipo fossero parte di un racconto convenzionale. Mentre viviamo è una grande storia di ammirazione e gelosia, di menzogne e di verità, di odio e amore, d’incontri e di perdite. Senza lasciare nulla al caso Torres per la trama utilizzò delle rapide riflessioni. Dosò in parti uguali la ragione, l’amore e la parte acida che può avere il carattere di una persona. Lasciando che Regina Dalmau fosse la figura cuspide del racconto: cosa che si fece con azzardo perché il contesto delle storie dei primi due racconti nonostante sono percorsi con esperienze di vita differenti rischiano di finire allo stesso modo a causa degli errori medesimi delle protagoniste.

In sintesi e per concludere, lungo la narrazione Giuditta ricorda Regina, e con lei evoca la figura di Teresa, una ex amante del padre di Regina: una donna che fu l’insegnante di Regina. […] In principio fu Regina che non ha mai dimenticato Teresa, la donna che gli illuminò la vita. La crisi dei 50 anni di Regina la portò a recuperare i suoi legami problematici del passato: difficoltà esistenziali che a seguito verranno proiettarli nei confronti della discepola Giuditta la quale a mo’ di flash black tesserà l’unione della storia devolvendo corpo al racconto.
Regina è una scrittrice cinquantenne e sta attraversando la crisi di mezza età. Un giorno incontra a Giuditta: l'introduzione del personaggio di Giuditta può sembrare scoraggiante nel leggerlo. Poiché nei primi capitoli del libro questa inizia a mescolare con Regina il sogno ossessivo e la speranza estrema di un'ambizione sproporzionata. Il desiderio di diventare una scrittrice proprio come Regina. Indubbiamente la figura di Regina è molto lavorata nel libro. Tutto pare ruotare intorno a lei: nel senso che nel racconto una volta descritto il passato la scrittrice ha illuminato la vita presente di Regina; d’altro canto c’è Giuditta, una giovane ventenne che vuole diventare una scrittrice come la sua ispiratrice. Il dissidio si manifesta perché Regina sta attraversando un periodo di grave crisi creativa. Ed è vittima di una profonda inquietudine morale, circostanza per la quale non potrebbe aiutare nemmeno a se stessa. Queste due conoscendosi andranno ad apprendere i desideri, gli amori e le bugie di entrambe: seguendo queste tracce Torres in maniera lineare ha giocato sulle proiezioni del futuro delle protagoniste confrontandosi con l’esperienze dell'altra. Viaggiando in una direzione prestabilita ha fatto leva sulle decisioni che le donne hanno scelto di proseguire: colpe, ma anche rimpianti. E soprattutto su l’amore che viene comunicato al prossimo. Si potrebbe dire che la storia del libro combacia con quello che è un romanzo tradizionale, dove la narrazione gioca con la storia psicologica del personaggio. In ogni modo la stesura tratta l'eredità vitale trasmessa dalle donne: secondo la facoltà della scrittrice ciò avviene con le tre figure femminili poiché l'una con l'altra si scambiarono esperienze di vita. Riuscendo a tessere tutte insieme un legame che diventerà più forte di un’unione sanguigna. In fine, o tal volta sin da l’inizio della storia, confermato con la presenza di Teresa, la donna che in passato diede a Regina un’ultima lezione di vita. Una figura mai dimenticata dalla scrittrice cinquantenne: a Regina codesta reminescenza s’insinua come nesso della storia tanto è che dopo il decesso di Teresa tutte l’esperienze vengono riflesse nei confronti della vita corrente di Giuditta.

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