Il piccione
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Materiale linguistico moderno

Süskind, Patrick

Il piccione

Abstract: Jonathan Noel non ama gli eventi, e odia addirittura quelli che turbano l'equilibrio interno e sovvertono l'ordine esterno del quotidiano. Vive in un sottotetto e lavora come guardia in una banca, percorrendo avanti e indietro i tre gradini antistanti l'ingresso, con la sola certezza che non possa più accadergli nulla di fondamentale se non, un giorno, la morte. Giunto all'età di cinquantatre anni, la condizione di quiete monotona e di assenza di avvenimenti è la sola cui egli aspiri, l'ideale di vita che persegue con cieca ostinazione, convinto com'è che negli esseri umani non si possa riporre fiducia e che si possa vivere in pace soltanto tenendoli alla larga. Poi, una mattina, uscendo dalla porta di casa, s'imbatte in un piccione: quell'animale apparentemente insignificante, che si limita a guardarlo immobile, incrina di botto l'esistenza di Jonathan, fa crollare tutte le sue sicurezze, gli sconvolge la vita. Come tutti i simboli, osserva Pietro Citati, non dobbiamo tradurre il piccione in un'altra lingua, ma rispettare la sua grandiosa lingua muta, e avvertire la minaccia - fisica e metafisica - con cui aggredisce il nostro mondo. Ma quale sarà l'esito di tale aggressione? Il piccione s'imporrà come presenza malefica o avrà un effetto salvifico su Jonathan, strappandola alla sua condizione?


Titolo e contributi: Il piccione / di Patrick Süskind ; traduzione di Giovanna Agabio

Pubblicazione: Milano : Longanesi, \1987!

Descrizione fisica: 102 p. ; 22 cm.

ISBN: 883040764X

Data:1987

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: La gaja scienza ; 210

Nomi: (Autore) (Autore)

Soggetti:

Classi: 833.9 Narrativa tedesca. 1900- (22)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 1987

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La sorte ha ferito e deluso intimamente Jonathan Noel, l’ha fatto sentire ridicolo, inadeguato. Temendo di esporsi alla derisione dei suoi simili, Jonathan s’è allontanato da loro, evitando così ogni tipo di contatto.
La camera che aveva affittato, e che sta per diventare sua, è il microcosmo che lo separa dal mondo, è il suo rifugio, è l’abbraccio che lo protegge e lo rassicura. È il suo piccolo universo ordinato, dove tutto procede senza scossoni, senza sorprese. Senza intrusioni.
È altresì un microcosmo delicato, fragile come un cristallo sottile. Lo sguardo di un piccione lo manda in frantumi, sbriciola la normalità e l’ordine che Jonathan aveva costruito, e lo lascia in uno stato di sofferenza acuta, insostenibile. Oscura.
Il fragore di un tuono, “uno solo, violento”, riporta in superficie ciò che da anni dimorava negli abissi della mente.
C’è quell’angoscia profonda e antica che lacera il petto.
C’è una rinata coscienza che chiede spazio.
Salvifica, come uno scroscio di pioggia.

Siamo fragili. Tutti. E c’è sempre un piccione pronto a fissarci con i suoi occhietti come bottoni cuciti sulle piume della testa.

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