Due figlie e altri animali feroci
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Materiale linguistico moderno

Ortolani, Leo

Due figlie e altri animali feroci

Abstract: Quando il creatore di Rat-Man (il supereroe più divertente del mondo dei comics) decide di diventare papà, non immagina che l'avventura in Colombia per adottare due sorelline possa essere più esilarante dei suoi fumetti... Eppure, già il primo impatto con le bambine (Sei vecchio, come fai a essere il mio papà? Io sono bella, come fai a essere il mio papà?) dovrebbe metterlo sul chi va là. Il diario di Leo, alle prese con pannolini gonfi e burocrati tronfi, idiomi alieni e puzze extraterrestri, è un capolavoro di comicità e un concentrato di tenerezza. Per tutti i fan dell'autore e per chi è passato attraverso l'esperienza spesso traumatica (ed è per questo che è meglio riderne!) dell'adozione.


Titolo e contributi: Due figlie e altri animali feroci / Leo Ortolani

Pubblicazione: [Milano] : Sperling & Kupfer, 2011

Descrizione fisica: 182 p. : ill. ; 20 cm.

ISBN: 9788820051297

EAN: 9788820051297

Data:2011

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Nomi: (Autore)

Soggetti:

Classi: 362.734 Problemi dei giovani e servizi relativi. Adozione (22)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2011

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Il racconto di come Ortolani e moglie adottarono due bambine trascorrendo un mese circa in Colombia per andarle a conoscere e portarle in Italia. Il tema è serio ma lo stile esilarante e leggerissimo è quello ben noto a tutti i lettori dei fumetti di Ortolani.

Ero molto interessata al racconto di un'adozione internazionale, ma a parte i primi capitoli in cui racconta il difficilissimo iter per ottenere l'idoneità all'adozione, poi si tratta di pubblicazione delle e-mail che mandava ad amici e parenti mentre era in Colombia (banale racconto delle attività della giornata). Le mie aspettative erano alte, mi rendo conto, perchè per me Leo Ortolani è un mito, ma questo libro l'ho trovato veramente bruttino.

Il racconto di come Ortolani e moglie adottarono due bambine trascorrendo un mese circa in Colombia per andarle a conoscere e portarle in Italia. Il tema è serio ma lo stile esilarante e leggerissimo è quello ben noto a tutti i lettori dei fumetti di Ortolani.

Dopo una parte introduttiva con il resoconto dei difficili mesi trascorsi in attesa di ricevere l'idoneità all'adozione si arriva al corpo del libro: la pubblicazione senza apparenti editing delle mail che l'autore inviava a parenti ed amici dalla Colombia, con il racconto delle giornate della nuova famiglia (siamo usciti, abbiamo cambiato il pannolino, siamo stanchi, ecc).

Non ha nulla da dire sull'adozione (salvo a chi non ne sa proprio nulla, d'accordo), non è un racconto strutturato, fa occasionalmente sorridere ma non è veramente un testo comico.
Con tutto il bene che voglio a Ortolani e al suo lavoro di fumettista, si tratta di un'operazione inutile e al limite dell'imbarazzante di riciclaggio di materiale scritto, che ho smesso di leggere prima di arrivare a metà (ho letto però l'altrettanto inutile conclusione).

Divertente e tenero.

(…)Come quando mi devo cambiare. Le due, se non dormono, sono sempre con noi. Essendo l'unico maschietto, mi spiace mostrare le mie vergogne alle signorine. Rischierei di perdere quel poco di dignità che mi occorre come padre. Così, sono diventato l'Arturo Brachetti della mutanda. Un attimo prima sono lì, con l'asciugamano cinto sui fianchi, poi distraggo le due perepepè con il classico trucco della folaga... Punto il dito verso l'angolo opposto della stanza e urlo: «Va' una folaga!» Loro si girano per un paio di secondi, e quando si rigirano, sono in frac.
In particolare, la Lucy al mattino entra in camera nostra e controlla che siamo ancora lì". Con quel fare da colonnello tedesco che fa un'improvvisata nelle baracche degli ebrei.
E siccome la porta del bagno non si chiude, io cerco sempre di alzarmi prima di tutti, per fare la doccia, ma a volte la Lucy si alza poco dopo di me, spalanca la porta della camera e vede che manca un ebreo nel letto, così si dirige verso il bagno. La Cate lancia il segnale: «Sta arrivand000!»
Il tempo che spalanchi la porta del bagno, che sposti la tenda della doccia, ho già il loden.

Mi guarda, come a finire di contare: «...e due. Ci sono tutti». Poi se ne va. Senza dire una parola. (…)

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