Equazione di un amore
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Materiale linguistico moderno

Sparaco, Simona

Equazione di un amore

Titolo e contributi: Equazione di un amore / Simona Sparaco

Pubblicazione: Firenze ; Milano : Giunti, 2016

Descrizione fisica: 345 p. ; 22 cm

ISBN: 9788809788770

Data:2016

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: A

Nomi: (Autore)

Classi: 853.92 Narrativa italiana. 2000- (22)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2016
Contenuto (Area 0) (181)
  • Forma del contenuto: testo
  • Tipo di sensorialità: visivo
Mediazione (Area 0) (182)
  • Tipo di mediazione ISBD: unmediated

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La metafora della scrittrice fu: Equazione di un amore. Però la trama si poteva descrivere anche come Le coincidenze della vita: basicamente il nesso è quello di un adolescente che segue o vuol congiungersi al primo amore. Un sentimento astratto, che a quel tipo di coppia, secondo l’autrice può essere spiegato mediante una delle leggi della fisica. Grossolanamente la movenza della storia incontra affinità con la trama di un libro di Vargas: Avventure della ragazza cattiva, dove il protagonista, chiamato Ricardito, pur seguendo il corso della propria vita ogni tot di anni ritrova una paesana che sentimentalmente gli fece tanto male. Ed è quello che accade fra Lea e Giacomo: Lea è una futura scrittrice, mentre Giacomo è un ex compagno di liceo che cada tot di anni e con una veste differente incontrerà questa scrittrice.
La storia è narrata in due tempi attribuibili a configurazioni distinte: una rappresentazione si può considerare meno immaginaria, ed è quella dove sono descritti i dialoghi dei protagonisti. Dopodiché, non per ordine cronologico del romanzo, in secondo luogo si apre un nuovo scenario dove Simona Sparaco narra i luoghi, i protagonisti e i momenti vissuti dagli stessi.

Ero scettico se leggere o meno questo libro. Probabilmente amai la storia, o magari sono stato solidale con l’impegno che ci volle a l’autrice nel comporlo. Fui impressionato dal titolo Equazione di un amore, ho pensato al classico rompicapo da seguire con attenzione, tipo i polizieschi dell’ex letterato e critico argentino Ricardo Piglia. Ma fortunatamente era una credenza sbagliata: a tal proposito riconosco che la scrittrice romana oltre essere un’eccellente sognatrice libro dopo libro acquisisce maggior consapevolezza delle proprie abilità di scrittrice.
Le circostanze dei protagonisti sono affascinanti, anche se nella prima trentina di pagine possono mettere un po’ di ansia: quando si legge una storia coinvolgente il lettore inconsciamente cerca di captare l’armonia finale del romanzo. Quando invece, da quella trentina di pagine iniziali, alla conclusione del racconto gli stessi protagonisti servono come preambolo per un dramma a carattere tragico: un concetto che secondo me la scrittrice lasciò a casaccio, ma con la malizia di poter iniziare nuovamente il racconto magari continuandolo dal personaggio Giacomo. Tuttavia al commento avrei potuto attribuire un cinque stelle, però l’autrice nell’immedesimarsi coi personaggi è talmente brava al punto di farli propri. Tal volta possono riflettere parte della sua personalità: nel senso che personaggi ed episodi sono dettagliati, descritti in maniera diretta. E alluderebbero esser parte caratteriale di sé. Sono ricchi di emotività, magari propria: per cui non si può negare un pensiero unico derivante da un solo autore. Inoltre per quanto corretti furono rappresentati e concatenati fra loro alcune volte pare siano movenze convenzionali, oppure eventi vissuti in prima persona ed esposti tipo un soliloquio. Regola valevole anche per il ruolo Lea, una delle protagoniste principali. Poiché è talmente immersa coi componenti del romanzo che pure lei rischia di essere riflessa ai personaggi del libro, come fosse inerente al carattere di queste altre persone: da questa prospettiva alcune volte fra Lea e gli altri componenti è percepibile un accordo amichevole perenne, quindi fra i protagonisti chiamati in causa potrebbe viene a mancare un contrasto caratteriale vero; a discapito di quanto menzionato, Lea e il suo amante Giacomo vivono un apparente conflitto ideologico, quando invece sarebbero fatti l’un per l’altro.
Il libro non ha una prefazione, ed è evidente che non ce ne sarebbe stato bisogno: in primo luogo perché senza intercorrere a terze persone l’avrebbe potuta scrivere l’autrice. Dopodiché con questo modo di scrivere a piccoli passi e in maniera chiara ha saputo presentare e introdurre i personaggi al lettore. La storia è ben pensata, colma di colpi di scena. Per i dialoghi ha usato delle rapide riflessioni. Tal volta la stesura fu allungata, ma senza aver subito storpiature. Riuscendo a ottenere una trama alquanto coinvolgente e da un vocabolario di termini moderno. Un contesto facile da seguire per tutti gli episodi, sia geografici che sentimentali: in parte le storie d’amore o di amicizia che Lea riesce a vivere, la scrittrice in maniera minuziosa riuscì a dare una descrizione geografica dei luoghi dove i protagonisti hanno trascorrono la quotidiana vita lavorativa, le vacanze, i tradimenti come anche i rapporti interpersonali.

Il racconto ha poche figure principali. Fondamentalmente i dialoghi si muovono con: Lea, la protagonista; Vittorio, il marito di Lea; un’amica della stessa protagonista chiamata Bianca insieme a sua figlia. E un certo Giacomo, l’amante di Lea: questo ultimo potrebbe essere interpretato come l’alter ego di Simona Sparaco, o della protagonista Lea, dipende dalla prospettiva con la quale il lettore interpreta il romanzo. Infine c’è alcun altro personaggio inerente a Singapore, località dove la protagonista vive insieme al marito: al contesto del romanzo ambe persone orientali possono essere opzionate come figure che fecero da contorno poiché si muovono e si espongono secondo i propri orizzonti, ma senza interferire eccessivamente la quotidianità di Lea. Nondimeno c’è alcun aneddoto con queste figure orientali: della loro esistenza Lea ne captò le tracce, magari per appagare alcun senso di vuoto. Tal volta si trattò di una ricerca d’ideali, ma la cosa è svolta con professionalità, con eleganza, senza giungere il confine d’invidia.
Già da pagina 74 è chiaro che per la protagonista il marito Vittorio diventa un ripiego. Un qualcuno da cui sbarazzarsi con altrettanto amore di quanto ricevuto. Si tratta di figura che gli diede serenità e che l’ha accompagnata per diversi anni nella crescita lavorativa e basta: in quella che poi fu una vita di coppia benestante l’influenza del marito servì a mantenerla coi piedi posati a terra. Però il loro rapporto non si basò sulla fiducia. Ci fu troppa libertà di coniugale, che vincolata alla professione lavorativa di entrambi diventò una movenza che ha tratto libertà di pensiero. Con altre parole, una serie di contingenze che a Lea già dal principio devolvono un desiderio adolescenziale, situazione che non tarderà nel proseguire, concretizzare, e sentirsi in pace con sé stessa. Tra Lea e Vittorio c’è poco dialogo perché vige la fiducia di coppia, ma la loro è un’apparente serenità matrimoniale. Perché in casa quella stessa armonia trae lusinga portandoli a costruire un futuro fatto di menzogne, dove Lea è il capostipite naturalmente.
I dialoghi con la sua amica Bianca sono convenzionali, a volte poco sinceri, anche se quando mente ha rimorsi: ne è l’esempio di quando Lea disse a Bianca di non avere accettato su Facebook l’amicizia di Giacomo. Ma sono bugie innocenti che vanno a favore della coscienza della protagonista: in pratica giustificano il fatto che Lea è in pace con la sua indole. Quindi menzogne che potrebbero appagare un desiderio adolescenziale, un senso di caldana, come anche la situazione circostante e quella a seguire.
Lungo la trama era inevitabile che Lea incontrasse a Giacomo, il suo primo amore. Un ragazzo che ai tempi del liceo gli diede ripetizioni di matematica. Ed è una figura riferibile a l’alter ego di Simona Sparaco: tra Lea e Giacomo c’è la sottigliezza dell’autrice, al caso fatta risaltare come due persone in contrasto e che vanno sostituendosi l’un con l’altra. Quando invece i due provengono da un unico pensiero e una sola personalità: questa dissociazione della coscienza dell’autrice è notevole, e in questo caso non poteva essere altrimenti perché il contesto loro essendo parte di un’unica cosa avrebbe rischiato di mutare a monologo. Inoltre a pagina 232 c’è un‘annessione da parte di Giacomo, resa dalla frase: "Solo grandi conflitti possono dare grandi conflitti a storie d’amore." Si trattò di una frase pronunciata in un incontro. Ed è stato un intento che ha fatto riemergere la propria natura, mentre a Lea quella frase fece capire che stava avendo a che fare col suo vero antagonista: a quel punto Simona Sparaco avrebbe potuto terminare il romanzo così come stava perché in casa tra lei il suo editore Giacomo c‘era il giusto equilibrio. Al limite l’unico inconveniente era dirlo al consorte, ma ciò sarebbe stata una separazione priva di rimorsi poiché Lea già dal principio iniziò a costruire un rapporto coniugale fatto di menzogne e tradimenti.
Lea è una devota scrittrice che ha scritto un libro sulla figura del presidente di Singapore, ed è un’immagine della coscienza di Lea talmente accesa che rischia di far passare le movenze del presidente come abitudini personali: tipo il risultato del riflesso di uno specchio. Anche trattandosi di una passeggiata nella propria dimora. […] Alla storia come rappresentazione che fa da contorno c’è una donna orientale conosciuta in un incontro lavorativo del marito Vittorio, una certa Lin Yu; sembra che queste pagine del libro assumano un carattere narcisistico poiché durante una conversazione Lea è talmente in simbiosi con questa giovane orientale al punto di essere il riverbero di alcunché. Ne ama il portamento; ne loda l’impegno lavorativo, che è proiettato nei decenni a venire sulla città di Singapore; adora il temperamento di questa donna orientale, e quando ne fa menzione è ricordata con un sentimento viscerale. Facilmente, è la medesima autrice che quanto a donna affascinata della cultura orientale si riuscì a creare un dialogo con Lin Yu, ma pure esso è un dialogo convenzionale. Che solo contemplandolo a sé viene esteriorizzato. L’autrice non lasciò nulla al caso (a parte la morte di Lea). Ci sono più vincoli riguardo Lin Yu o al presidente di Singapore, e sono ben concatenati fra loro: se pur episodi e figure che possono essere ritenute secondarie, sino alla fine aiutano a formare la trama o parte conclusiva della struttura del libro. Proprio perché Lea dovrà morire, mentre la figura di Giacomo non avendo più la persona amata in maniera spirituale capterà il fascino che Lea ebbe per l’oriente.

La scrittrice ci avrà lavorato parecchio mostrando disciplina nel comporre questo romanzo. A parte il decesso di Lea non lasciò nulla al caso: anche quelli che sono dettagli trascurabili lungo la stesura riesce a retrocedere, recuperarli e dare corpo al testo. Lo è l’esempio del dettaglio del quaderno scolastico dimenticato a casa del ragazzo che gli diede ripetizione di matematica, riavuto dallo stesso liceale dopo anni trascorsi da quello che doveva essere stato un addio. Una sorta di flash back che lungo la stesura aiuta l’autrice a riprendere lo schema iniziale del romanzo. Non è una storia lineare come tende esser quella del libro: Bastardi senza amore, ad esempio. Per la narrazione adottò uno stile che in maniera retorica allude a quello dello sceneggiatore William Faulkner, come per esempio la stesura del libro: Palme selvagge, dove questo altro scrittore in un libro alternando i capitoli raccontò due storie a sé. Ed è un po’ quello che poteva creare Simona Sparaco: secondo questa visuale, con molta maestria avrebbe potuto fare e lasciar due brevi stesure. Una, era quella che riguardava il suo primo amore. Successivamente quella del proprio marito. Quindi due racconti individuali, magari separati dagli anni trascorsi. Ma in questo caso Simona ha mischiato bene gli schemi: la ragione, messa appunto da l’uomo che ha sposato, e il sentimento, manifestato dal suo alter ego e descritto come la figura di Giacomo; l’esempio può essere riferibile a due oggetti che nel vortice di un imbuto colmo d’acqua continuano a ruotare, e dalla parte più stretta di quello stesso cono l‘uno e l‘altro prima poi si avvicineranno indenni ed escono. Nella peggiore delle ipotesi l’assunto riporta il tipico conflitto mentale che accade a qualsiasi coppia che decide di separarsi: una ragion valida che alla protagonista appaga l’aver mescolato ragione e sentimento, nonostante che gli anni futuri non troveranno mai pace per una tragica fine. Però l’autrice nel comporre un tipo di storia come questa è andata ben oltre la metafora "Equazione di un amore". Ha scagionato il tipico esempio di un imbuto colmo d’acqua. Questo perché, dato che ragione e sentimento alla protagonista creano un conflitto esistenziale, l’autrice per una conclusione andrà a fare prevalere il principio del diritto di una donna indipendente: favoreggiato e manifestato anche dal suo alter ego Giacomo, benché l’editore della scrittrice Lea.
Sino alla fine Lea muore. E Giacomo, che era giunto a Singapore per avvicinarsi definitivamente a lei, si trova da solo in una città che suscita curiosità e non conosce ancora: di quella circostanza Giacomo ha il cuore infranto. Probabilmente ha pagato il prezzo giusto per una donna che l’ha sempre amato, ma che adesso perse definitivamente. Tipo fosse stata una sorta di vendetta riservata da l’unica donna che poteva capirlo e renderlo felice: da questa circostanza, Giacomo, che in un qual modo si trovò spiazzato sentimentalmente e disorientato, rende l’idea che avrebbe potuto iniziare nuovamente il racconto e continuare nuovi episodi sentimentali e lavorativi. Tal volta anche affettivi! Magari iniziando dalla figura orientale Lin Yu, che coincidenza voluta si trovava vicino a lui. Mentre, lo stesso, come se la conosceva già sembrò captare il fascino di questa donna orientale; dalla metafora -Equazione di un Amore- la protagonista e Giacomo erano fatti l’una per l’altro, ed eventualmente, lui, trovatosi spaesato ma anche attratto da Lin Yu e affascinato dalla città di Singapore, si sarebbe potuto connettere alla parte del testo attribuibile a un carattere narcisistico: episodio avvenuto durante un appuntamento lavorativo del marito dove Lea sembrò esser entrata in simbiosi con questa donna orientale.

Per concludere, con la premessa che non conosco la scrittrice in forma diretta, in base ai libri che ha scritto della sua personalità ho un’idea vaga soltanto. E in questo libro tendo a veder Simona Sparaco con tutte le figure del romanzo: la scrittrice è immersa col ruolo dei protagonisti al punto d’identificarsi a loro. Oltre a ciò la narrazione si muove e gioca molto con la coscienza della protagonista Lea: avendo la mansione di scrittrice pure lei ha affinità con la propria autrice, ed entrambe hanno trovato il loro alter ego con la figura di Giacomo, un vecchio compagno di liceo di Lea. Però in questo caso non si può parlare di una descrizione retorica dei protagonisti, perché sono distinti, con ruoli peculiari e in tempi differenti. Confermato dal fatto che la forma stilistica che la scrittrice romana adottò per le sue configurazioni è mirata a ottenere maggior efficacia nei discorsi, facendo venir meno quel spunto di senso monologo che il romanzo avrebbe potuto mostrare.

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