Il tulipano nero
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Materiale linguistico moderno

Dumas, Alexandre <1802-1870>

Il tulipano nero

Abstract: Siamo nei Paesi Bassi, alla fine del Seicento. Cornelius Van Bearle sta per creare un fiore meraviglioso, un tulipano nero. Isaac Boxtel, suo vicino, cerca in ogni modo di appropriarsi dei preziosi bulbi. Per raggiungere il suo scopo entra nella serra di Cornelius, poi per liberarsi del rivale lo denuncia e lo fa incarcerare con l'accusa di aver nascosto delle lettere affidategli da Corneille de Witt, Governatore della Provincia. Van Bearle riesce con uno stratagemma a portare con sé in prigione i preziosi bulbi incartandoli in un foglio che contiene un messaggio del Governatore... Cornelius è in pericolo ma aiutato dalla giovane Rosa, figlia del guardiano della prigione, riesce a far fiorire i bulbi. Protagonista del romanzo è proprio il fiore, il tulipano nero, sullo sfondo le lotte dei Paesi Bassi nel travagliato periodo della fine del Seicento.


Titolo e contributi: Il tulipano nero / Alexandre Dumas ; traduzione di Raffaele Borrelli

Pubblicazione: Palermo : Sellerio, [2008]

Descrizione fisica: 335 p. ; 17 cm.

ISBN: 8838922691

EAN: 9788838922695

Data:2008

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: La memoria ; 740

Nomi: (Autore) (Autore)

Classi: 843.7 Narrativa francese. Monarchia costituzionale, 1815-1848 (22)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2008

Sono presenti 5 copie, di cui 0 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
07 - Don Milani N DUMA TF-308218 Su scaffale Prestabile
01 - Civica centrale BCT 664.G.182 01-367261 Su scaffale Prestabile
08 - Italo Calvino N DUMA TH-310378 Su scaffale Prestabile
40 - Biblioteca del Circolo Unicredit di Torino N DUM UC-21419 Su scaffale Prestito locale
36 - Biblioteca della Scuola Holden Fronte del Borgo 843.7.DUM HOL-7473 Su scaffale Prestito locale
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Viaggio, in compagnia di Monsieur Dumas, nella laboriosa Olanda repubblicana del “secolo d’oro” .
Giunti all’Aia vedo, in lontananza, un nugolo di sagome dirette verso il Buitenhof. Ci avviciniamo. Chissà, dico io, ci sarà uno spettacolo. Si sente vociare, ma ancora nulla si vede. Ci affacciamo dalla carrozza e chiediamo ragione di tanto schiamazzo. Perdiana! Quei bravi borghesi de L’Aia hanno appena fatto a pezzi i cadaveri dei fratelli de Witt, Jan e Cornelius. Guardo Monsieur Dumas, dico: Andateci piano, per favore! Perché lo so che tutto quel che accade è per vostra volontà!
Ridacchia, lui. Se cominciamo così, siamo a posto.

Per fortuna la nuova meta è la piccola e ridente Dordrecht, con le sue casette bianche e rosse, i suoi mulini a vento, i suoi fiori variopinti. Una di queste case illuminate dal sole, appartiene a Cornelius Van Baerle ed è stata, prima, del padre e del nonno. Il padre col suo commercio aveva accumulato tanto denaro da rendere ricco il figliuolo. Monsieur Dumas mi racconta che il vecchio Van Baerle, prima di accomiatarsi dal mondo, aveva dato un suggerimento al giovane Cornelius: «Se vuoi vivere davvero, mangia bevi e spendi, perché non è vita lavorare tutto il giorno seduto su una sedia di legno o in una poltrona di cuoio, dentro un laboratorio o dentro un negozio. Pure tu morirai, e se non ti toccherà la fortuna di avere un figlio il nostro nome si estinguerà, e i nostri fiorini, pieni di stupore, si ritroveranno con un padrone sconosciuto, quei bei fiorini ancora nuovi che abbiamo pesato soltanto io, mio padre e chi li ha fusi. Soprattutto non prendere esempio dal tuo padrino Cornelius de Witt, che si è buttato in politica, la più ingrata delle carriere, e che di sicuro finirà male». Quel Cornelius de Witt? Chiedo io. Sì, lui. La cosa non mi rassicura. Mi racconta che il giovane Van Baerle ha investito parte dell’eredità paterna per dedicarsi alla sua passione, i tulipani. Poi Monsieur Dumas leva il dito a indicare un’altra abitazione, proprio accanto a quella di Cornelius. Lì, mi spiega, abita un altro uomo con la stessa passione, un certo Isaac Boxtel. Un tipo sgradevole, bassetto, calvo, sguardo torvo e gambe storte. E invidioso. Tanto. Monsieur Dumas aggiunge che un giorno entrambi cercheranno di far nascere il tulipano nero. Fiore che renderà al suo creatore 100mila fiorini (lui lo sa, per questo mi racconta cosa accadrà). Anche in una piccola e ridente città, dove si coltivano fiori, allo stesso modo si crescono serpi. E Boxtel nutre entrambe le creature.
Non faccio a tempo a porre una domanda che mi ritrovo in quel postaccio, dove c’è la prigione del Buitenhof. Ecco, mi dice Monsieur Dumas, qui c’erano i fratelli de Witt, e qui finirà il giovane Van Baerle. E perché, di grazia? Risponde che lo saprò a tempo debito. Toh!
Tuttavia afferma che qui Cornelius incontrerà un altro fiore. Il fiore della sua vita. Dopo il tulipano.
Monsieur si stropiccia un baffo, maschera un sorriso, mi suggerisce di voltare la pagina, ché la via è ancora lunga. La ricompensa garantita.

Monsieur Dumas, si mormora che uno dei vostri “ghostwriter” (un certo Maquet, pare) abbia versato parecchio del proprio inchiostro per Il tulipano. Ditemi, è vero? E nel caso, lo avete almeno ben retribuito?

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